GAE in ruolo (non uno di meno): tempo pieno a Sud, no ad aumento alunni per classe con handicap

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comunicato stampa movimento GaE in ruolo – non uno di meno. Nel corso dell’audizione abbiamo, altresì, sottolineato l’assoluta mancanza di soluzioni per alcune incongruenze nella valutazione dei punteggi per ciò che riguarda, mobilità e ricostruzione di carriera.

Nella fase transitoria: 1) Non vi è un alcun rifermento alla validità del servizio nelle scuole paritarie. Il sottosegretario all’Istruzione Toccafondi ha affermato: “Si tratta di scuole non private ma paritarie che fanno parte del sistema di istruzione nazionale come ci ricorda la legge 62 del 2000, la cosiddetta legge Berlinguer.”. Ci chiediamo perché dopo una definizione simile delle scuole paritarie venga di fatto discriminato il servizio nelle stesse al momento della ricostruzione di carriera e della mobilità. Quindi mentre da una parte si conferma l’uguaglianza della parità scolastica dall’altra si considera nullo il servizio dei docenti nelle scuole paritarie. E tutto questo è inaccettabile e va contro ogni forma di uguaglianza e diritto. 2) Non vi è alcun riferimento alla valutazione del punteggio delle SSIS per ciò che concerne la mobilità. Il superamento del concorso viene valutato 12 punti, mentre il superamento della SSIS 0 punti, pur essendo l’unica scuola di specializzazione a valenza concorsuale.

Le problematiche elencate sono state oggetto di ricorsi, a cui i giudici hanno risposto con esito positivo. Ma noi non vogliamo ricorsi, che dissanguano i docenti ed arricchiscono gli avvocati. Noi siamo per il dialogo politico e quindi abbiam chiesto una soluzione politica. Se è un diritto che lo sia per tutti, e non solo per pochi. Lo Stato deve farsi garante di questo diritto.

Per questi motivi abbiamo auspicato una modifica all’atto 377, nel capo quinto (fase transitoria), con un preciso riferimento al valore del servizio nelle paritarie per ciò che concerne la ricostruzione di carriera e la mobilità ed un altro riferimento al valore della SSIS ai fini della mobilità. Il tutto per sanare e chiudere definitivamente una problematica che riguarda migliaia e migliaia di docenti e che riguarderà anche tanti docenti che passeranno di ruolo nei prossimi anni.

Per quel che riguarda l’atto 380 “istituzione del sistema integrato di educazione e di istruzione dalla nascita sino a sei anni.” Abbiamo chiesto il potenziamento del tempo pieno al Sud, dove le percentuali di scuole con tempo pieno sono bassissime. Esempio significativo la differenza tra la città di Palermo che nonostante i suoi quasi 700 mila abitanti ha solo il 4,5 % di scuole che lo garantiscono e la città di Milano con il 90 %. Il tempo pieno garantirebbe non solo un miglioramento dell’offerta formativa, ma diverrebbe un simbolo di equità ed uguaglianza che al momento viene disatteso viste le grosse differenze sul territorio nazionale. Il tempo pieno garantirebbe anche nuovi posti di lavoro e nuove assunzioni. E queste nuove assunzioni non avrebbero la funzione di ammortizzatore sociale, come hanno detto i critici della riforma: 1) perché ancora oggi, nella vecchia scuola dell’infanzia, ci sono migliaia e migliaia di cattedre date a supplenza ogni anno; 2) perché in classi eterogenee da un punto di vista dell’età, nuovi insegnanti sarebbero funzionali didatticamente ed assicurerebbero un servizio efficiente al nuovo sistema integrato 0-6.

Per tutti questi motivi abbiamo richiesto un forte sviluppo del tempo pieno su tutto il territorio nazionale, soprattutto al Sud, e l’assunzione su potenziamento dei docenti infanzia residuali delle graduatorie ad esaurimento.

Per ciò che concerne l’atto 378, sulla “promozione dell’inclusione scolastica degli studenti con disabilità”, abbiamo sottolineato che si propone un innalzamento del numero di alunni per classe, in presenza di alunni disabili, da 20 a 22. Riteniamo questa proposta inaccettabile e controproducente ai fini di una vera integrazione dell’alunno con disabilità nel gruppo classe. La nostra proposta, invece, sarebbe di abbassare a 18 il numero di alunni in classi che accolgono alunni con disabilità o di far finalmente rispettare la normativa vigente che parla di un limite di 20 alunni. Normativa che è puntualmente disattesa in tanti istituti scolastici. Inoltre ci siam detti contrari all’innalzamento a 10 anni della permanenza su sostegno prima di poter chiedere il passaggio su posti comuni. Il limite di 5 anni sembra assolutamente più consono sia da un punto di vista motivazionale che da un punto di vista delle particolari difficoltà che l’insegnamento su sostegno richiede. La proposta del Governo invece di migliorare la situazione dell’organico di sostegno potrebbe portare ad un peggioramento, disincentivando gli insegnanti ad intraprendere la professione di docente di sostegno. Abbiam chiesto dunque che il passaggio su posto comune si possa effettuare dopo 5 anni e non 10.

Di seguito i link dei nostri interventi e degli interventi di alcuni senatori.

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