Futura “Memoria”. Lettera

WhatsApp
Telegram

Inviato da Roberto Cherubino – Affrontare le tematiche legate al “Giorno della Memoria” non è mai operazione semplice. Molti, moltissimi, sarebbero gli aspetti da approfondire e analizzare, operazione di per sé lunga e complessa, a maggior ragione in una circostanza di breve respiro come questa. Allora vorrei limitarmi ad affrontarne solamente alcune e in maniera piuttosto sintetica.

Potremmo iniziare provando a chiederci come sia stato possibile che sia davvero accaduto ciò che è accaduto davvero. Negazionisti permettendo.

Potremmo continuare cercando di analizzare le tappe che portarono i nazisti prima al potere, e poi, a progettare e attuare la “Soluzione Finale”, badando bene a non commettere l’errore di confondere il significato del termine Olocausto con Shoah. Oggi, a distanza di 76 anni dalla liberazione del campo di sterminio di Auschwitz, possiamo ancora affermare con certezza che lo strumento strategico principale utilizzato fu la “Propaganda”.

Ecco i passaggi fondamentali (che è bene non dimenticare mai):
1) Creare un leader (Hitler);
2) Unire la nazione (razza ariana);
3) Identificare un nemico comune (gli ebrei);
4) Indottrinare la gioventù (studenti);
5) Ingannare l’opinione pubblica servendosi dei mezzi di comunicazione (stampa, radio, cinema, etc).

Inoltre, potremmo provare anche a chiederci come sia stato possibile che un popolo colto come quello tedesco, a quel tempo ricco di scienziati, filosofi, scrittori, musicisti e artisti di fama internazionale, abbia sposato gli ideali del partito Nazionalsocialista guidato da Hitler (stessa cosa in Italia con il Fascismo guidato da Mussolini).

Certamente molti oppositori politici tedeschi, avendone intuito presto le conseguenze catastrofiche, cercarono di contrastare il regime con ogni mezzo a disposizione ma “L’onda”, oramai inarrestabile, spazzò via ogni tentativo di resistenza; alcuni furono prontamente giustiziati, altri finirono nei campi di concentramento ben prima di qualsiasi ebreo, zingaro, omosessuale, portatore di handicap, prigioniero di guerra, membro della resistenza o, semplicemente, persona che aveva provato a nascondere (aiutare) un ebreo.

Era solo l’inizio…

Oppure potremmo soffermarci sui carnefici. Soffermarci sul fatto che gli stessi nazisti, disumani fino all’inverosimile sul “posto di lavoro”, fossero persone che, nella vita privata, coltivassero le stesse passioni comuni a tutti gli esseri umani: amavano ascoltare musica, leggere libri, fare foto di famiglia, organizzare gite fuori porta e banchettare, cantando a squarciagola, con amici e parenti. Portavano a spasso il cane. Apparentemente, “normali”.

Ed è proprio questo, a mio avviso, uno degli aspetti fondamentali che non bisogna mai sottovalutare: se il nostro nemico, nemico della Democrazia e della Libertà, fosse un “cattivo mostro con le corna” non vi sarebbero implicazioni di nessun genere, poiché sarebbe facilmente individuabile e contrastabile.

Ma la storia ci insegna, purtroppo, che qualsiasi essere umano (o loro gruppo) può potenzialmente trasformarsi nel nostro aguzzino. È proprio in considerazione di ciò che non possiamo permetterci di credere che le terribili vicende del passato non possano mai più ripetersi (Primo Levi docet).

Ancora una volta possiamo affermare con certezza che ciò che tanti anni fa ci insegnarono (durante una noiosa e tradizionale lezione frontale…) è sempre e costantemente valido: “Historia magistra vitae” (Cicerone docet).

Progettare il futuro guardando al passato e attraversando il presente, per evitare di commettere gli stessi errori (in questo caso, gli stessi orrori).

Eppure nel 2019, proprio qui in Italia, ci fu il tentativo di eliminare la traccia di storia dall’esame di maturità; tentativo riuscito ma, per fortuna, presto rientrato durante lo scorso anno scolastico. Le giustificazioni addotte dal Ministero e dagli “scienziati della didattica” furono diverse e basate soprattutto sul fatto che, negli ultimi anni, pochi studenti avessero scelto di affrontare tale traccia. E se anche fosse? Situazione tragicomica che “stranamente” ha compattato la Comunità Educante aumentandone, giustamente, l’indignazione.

Ma sappiamo anche di altri tentativi, questi si andati in porto da tempo, di eliminare materie come la Filosofia, la Letteratura, la Religione e, ahimè, l’Arte. Eliminare le cosiddette “materie umanistiche” dal percorso di formazione delle nuove generazioni, come se l’essere umano non avesse più bisogno di conoscere, approfondire e servirsi del suo aspetto più importante: appunto, quello Umano.

Ma in un mondo che ci trasporta rapidamente verso un futuro sempre più digitalizzato (e virtuale…) e finalizzato ai meccanismi della produzione industriale (dei consumi e dei profitti…), è ancora lecito occuparsi di tali aspetti?

È lecito occuparsi (e preoccuparsi) di temi legati, oltre che all’aspetto Umano, anche alla Dignità dei lavoratori (insegnanti compresi…) o a temi come Democrazia e Libertà?

Ecco il tasto dolente, il nervo scoperto della questione.

Qual è il vero stato di salute delle società democratiche contemporanee, Italia in primis?

Oggi sappiamo, visto che l’inutile storia ce lo insegna.., che la difesa della Democrazia dipende dall’atteggiamento mentale di un popolo, e al tempo stesso sappiamo anche che quell’atteggiamento mentale nasce tra i banchi di Scuola soprattutto grazie agli insegnanti che instillano “spirito critico” negli studenti e nelle studentesse, fornendo loro Conoscenza, fornendo loro “strumenti di Libertà”.

Ma una domanda sorge spontanea: come può il mondo dell’istruzione continuare a svolgere lo stesso ruolo di prima, quello di culla della Democrazia, nello stesso momento in cui “L’onda” della didattica per Competenze, oramai un dogma, spazza via la Libertà di Insegnamento e trasforma i docenti in semplici “trasmettitori di buone pratiche”?

Come sarà possibile, d’ora in poi, garantire alle future generazioni lo stesso “grado” di Democrazia e di Libertà che tutti noi abbiamo prima “percepito” e poi “vissuto”, fin dalla gioventù, se nel mondo dell’istruzione europeo (dunque anche italiano) gli “strumenti di Libertà” vengono sostituiti, pian piano, con strumenti da utilizzare e-sclu-si-va-men-te nel mondo del lavoro?

E noi docenti come possiamo accettare che, in virtù di una società sempre più globalizzata e competitiva, si sacrifichino le materie umanistiche e le Conoscenze approfondite (queste sì reali, autentiche e significative…) in virtù delle Competenze da spendere in ambito produttivo/industriale?

Epilogo. Potremmo già discutere del fatto che le 33 ore annuali (obbligatorie) da dedicare a Educazione Civica non siano in aggiunta al monte ore totale ma siano da sottrarre alle singole discipline, tra l’altro, consentendo all’amministrazione centrale di realizzare il tutto a costo zero (0).

Tradotto in parole semplici: diamo dignità al nuovo insegnamento togliendola alle singole discipline (comunque destinate a sparire nel lungo periodo…). Tanto i docenti non proveranno certamente a lamentarsi, da diversi lustri hanno abdicato all’esercizio di una professione intellettuale, solo esecutori di ordini provenienti dall’alto.

E allora non ci resta che utilizzare al meglio il nuovo insegnamento che prevede tre assi fondamentali: Costituzione, Sviluppo sostenibile e Cittadinanza digitale. In particolare potremo provare ad approfondire il primo asse, Costituzione.

Nell’ottica di formare cittadini responsabili (uno degli obiettivi dichiarati da perseguire), potremo provare a spiegare ai nostri studenti come sia stato possibile che una legge dello Stato, la 107/2015, abbia difatti “cancellato” l’art. 33 della nostra splendida (e invidiata) Costituzione rendendo “obbligatoria” una “Didattica di Stato”: la Didattica per Competenze (ma dei suoi effetti ne parleremo in separata sede).

PS: a mio avviso la Dignità umana (in questo caso, quella degli insegnanti) non dovrebbe mai prescindere dallo stato di Libertà. Ma forse chiedo troppo, forse entriamo nel campo delle utopie…

WhatsApp
Telegram

Eurosofia nel mese di dicembre trasmetterà tre nuovi incontri formativi gratuiti dedicati agli attori della scuola