Fusacchia (Misto): “Sulla scuola a settembre le famiglie non tollerano pasticci”

Sulla riapertura della scuola a settembre, l’onorevole Alessandro Fusacchia, componente della VII commissione Cultura alla Camera, è tutt’altro che ottimista. Con un post sul suo profilo Facebook, invita a guardare a come si stanno organizzando in Svezia, Finlandia, Norvegia e lancia una frecciatina agli esponenti di Governo, “non vedendo sufficientemente determinato chi dovrebbe esserlo”.

Fusacchia si dice preoccupato per il conto alla rovescia in vista della riapertura delle scuole ed è certo che “a settembre le famiglie non tollereranno soluzioni logistiche pasticciate, classi senza prof, incertezze su orari, su ingressi, su cosa fare in caso di bambini/ragazzi con febbre e sintomi”.

E’ contrario anche ai seggi elettorali nelle scuole per il 20 – 21 settembre. Non ne fa solo una questione di principio, ma anche di un segnale da mandare con cui sottolineare che la scuola debba venire prima di tutto. “In 20 parlamentari – si legge sul post – abbiamo scritto settimane fa alla ministra Lamorgese. Nei giorni prima della pausa mi sono recato a Palazzo Chigi per attirare personalmente l’attenzione su questo punto. Tutto tace, e io sono sempre pronto a farmi sorprendere”.

Ecco il testo integrale del post.

“Confesso: non ce l’ho fatta.

Mi ero ripromesso di stare alla larga, per qualche giorno, dai temi di tutti i giorni, di arrivare almeno a domani – lunedì – ma poi stamattina mi sono alzato, sono finito su un articolo che parla di come si stiano organizzando sulla scuola i Paesi del Nord Europa e non ho saputo frenare.
Alcune cose devo dirvele.
Da noi manca ormai (meno di) un mese alla riapertura della scuola e sale la tensione su come riaprire. L’ipotesi di derogare al metro di distanza sarebbe potuta anche sembrare ragionevole ma, come sempre, le cose appaiono o meno ragionevoli se sono ben programmate, in base a quando vengono comunicate, e soprattutto se sono parte di una strategia, non della difficoltà o impossibilità di attuarne una.
Continuo a pensare che la scuola meriti di essere elevata ad un rango superiore di attenzione: da parte del Governo e di tutti. Prima deve venire la scuola e poi tutto il resto. A settembre le famiglie non tollereranno soluzioni logistiche pasticciate, classi senza prof, incertezze su orari, su ingressi, su cosa fare in caso di bambini/ragazzi con febbre e sintomi.
Continuo pure a pensare che non votare nelle scuole il 20-21 settembre non sia una questione solo di principio e che il Governo su questo debba – e possa ancora – dare un segnale. In 20 parlamentari abbiamo scritto settimane fa alla ministra Lamorgese. Nei giorni prima della pausa mi sono recato a Palazzo Chigi per attirare personalmente l’attenzione su questo punto. Tutto tace, e io sono sempre pronto a farmi sorprendere.
Qualcuno una volta mi disse che non bisogna mai scegliere tra essere ottimisti ed essere pessimisti, come se non dipendesse da noi. Ma che tra essere ottimisti e essere pessimisti bisogna semplicemente scegliere di essere determinati. Ecco, diciamo che sulla riapertura della scuola faccio fatica ad essere ottimista, non vedendo sufficientemente determinato chi dovrebbe esserlo.
Nel frattempo c’è chi ha deciso di fare sul serio. Svezia, Finlandia, Norvegia.
Il ministro della Salute norvegese Bent Hoie ha dichiarato che i bambini sono la priorità e che se serve saranno adottate restrizioni altrove pur di assicurare che le scuole rimangano aperte.
Spero davvero che da noi nessuno voglia fare il contrario: usare la scusa di mancate restrizioni altrove per giustificare che sono ripartiti i contagi e non possiamo permetterci di riaprire le scuole.
Non facciamoci sviare dalla quiete di ferragosto. Tempo venti giorni e il Paese finisce in piena crisi di nervi, se le scuole non riaprono e non riaprono bene.
Siamo ancora in tempo. Siamo ancora appena in tempo.
A questo link il pezzo (in inglese) sui Paesi nordici: https://t.co/mPyFxTynNG”

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