Furlan, investire su scuola e formazione. Partire subito dagli stipendi

di Vincenzo Brancatisano
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Investire sulla scuola e sulla formazione, è tempo di atti concreti. E si cominci dagli stipendi, dall’edilizia e dalla piaga del precariato.

Ma si parta con atti di buona volontà sin da oggi, giornata in cui il premier Giuseppe Conte chiederà la fiducia al Parlamento per governare il Paese con il proprio secondo mandato. Si rivolge al Governo con un intervento sul Quotidiano Nazionale, Annamaria Furlan, segretaria generale della CISL.

La scuola, sottolinea Furlan, “è un grande bene comune, “un fattore di promozione culturale e sociale, un presidio irrinunciabile per un pieno esercizio dei diritti di cittadinanza. Per questo merita una più alta considerazione a livello politico e sociale”.

Ridare centralità alle politiche su istruzione, formazione e ricerca – spiega la segretaria – “è quanto mai indispensabile ma richiede, anzitutto, scelte di investimento che rimettano il nostro Paese in linea con la media OCSE nel rapporto tra spesa per l’istruzione e PIL. Questo è uno degli impegni programmatici concreti che chiediamo al nuovo Governo Conte, già dal voto di fiducia di oggi”.

Ma si deve partire subito dagli stipendi dei lavoratori della scuola, insegnanti e personale Ata. C’è uno scarto in negativo, dice la Furlan, che va recuperato, se davvero si ritiene che la conoscenza sia una risorsa di valenza strategica. Insiste: “Bisogna restituire dignità e prestigio al corpo insegnante, e in generale a chi lavora nella scuola. Anche in questo caso con un chiaro obiettivo di riferimento, quello di una media retributiva europea da cui siamo oggi ancora distanti. Altrettanto urgente è porre la dovuta attenzione alle strutture edilizie e alle dotazioni strumentali indispensabili per una didattica di qualità”.

La Furlan segnala al governo il problema del precariato scolastico, una piaga che nonostante i consistenti piani di immissione in ruolo degli anni scorsi si è nel frattempo incancrenita con un numero di supplenti che raggiungerà tra questo e il prossimo anno livelli insostenibili se non si interviene subito.

La CISL non dimentica l’intesa firmata ad aprile con il primo governo Conte, intesa che riuscì a scongiurare lo sciopero generale già proclamato per maggio e poi sospeso. Ma quell’intesa c’è ancora?

O si è dissolta con la fine del governo che vedeva il ministro Bussetti a capo del Miur, sostituito ora dal più convincente ministro Fioramonti, almeno stando alle prime dichiarazioni di quest’ultimo sulla necessità di portare alcuni miliardi sulla scuola?

Il “problema irrisolto di un eccesso di lavoro precario”, sembra voler rassicurare  la Furlan nel suo intervento sul quotidiano, che è al contempo una netta presa di posizione della CISL, “è oggetto di intese con il sindacato e trasfuse in un decreto legge che lo stesso ministro Fioramonti ha dichiarato di voler portare avanti. Lo aspettiamo alla prova dei fatti, ed anche per questo è necessario riprendere il dovuto confronto con le parti sociali, salvaguardando la condivisione sui temi della scuola con le organizzazioni sindacali. L’esperienza ha dimostrato più volte come l’efficacia degli interventi sul sistema di istruzione dipenda anche dal livello di coinvolgimento del corpo professionale, direttamente e attraverso le sue rappresentanze. Sarebbe un bell’esordio, per il nuovo Governo, se andasse in porto un provvedimento che possa finalmente invertire la tendenza di una precarietà finora in aumento, riconsegnando alla scuola una condizione di stabilità del lavoro. Questo è il presupposto perché si possa concretamente attuare quella continuità didattica che studenti e famiglie reclamano giustamente come un vero diritto”.

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