Fuoriluogo parlare di normalità in regime di didattica a distanza. Lettera

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Inviato da Roberta Cuozzo – Vorrei fare una riflessione, partendo anche dalle vignette che circolano in rete sulla didattica a distanza che evidenziano una generalizzata frenesia negli scambi (telefonici/via e-mail/whatsapp/video), a vario livello, tra Ministero/dirigente/docenti/allievi/famiglie.

Comprendo dal punto di vista della famiglia e da quella di docente la necessità di ‘mettersi al passo’ ma credo si stia creando una tensione e agitazione da entrambe le parti del tutto gratuita.

Penso che lo scopo della didattica a distanza sia mantenere il contatto con le famiglie e gli alunni, favorendo il dialogo a distanza, visto il particolare momento, utilizzando tutti i mezzi che si è in grado e si consente di mettere a disposizione in un clima sereno e collaborativo.

Le modalità ritengo debbano essere più possibili conformi agli strumenti: pc, smartphone, tablet, connessione stabile a disposizione degli allievi (ma anche dei docenti, alcuni anche prossimi alla pensione o privi di background culturale che gli consenta di adattarsi alla situazione) garantendo una didattica che includa la loro totalità, dal momento che la gran parte sono in età dell’obbligo scolastico.

Strumenti a volte condivisi all’interno della famiglia con fratelli, sorelle o genitori nella medesima situazione oppure in situazioni e contesti familiari come la presenza di bambini piccoli o anziani ai quali, soprattutto in questo clima di permanenza forzata a casa é necessario e opportuno dedicare tempo. Per quanto detto sembra anche surreale parlare di normale orario di lezione.

La valutazione del loro operato, come più volte detto, costituirà esclusivamente una verifica di quello che con i mezzi a disposizione si riuscirà a trasmettere loro, ma non può avere valenza ufficiale. Eppure tutti, hanno un’insana e ingiustificata ansia da prestazione…tutti…
Anche richeste di monitoraggio costanti, continui e dettagliati ministero/dirigente/docenti non fanno altro che aumentare il carico di lavoro per tutti, soprattutto per l’ultimo anello della catena.

Intervenga il ministero nello snellimento delle procedure attuate in questa fase di emergenza, anche con una nota in cui si ribadisca che parlare di normalità e consuetudine é fuori luogo sollecitando tutti i dirigenti a evitare carichi di lavoro per i docenti (file, report di presenza, etc) che alla fine non hanno alcun riscontro ma non fanno altro che oberare il docente già in un regime di homework h24.

Ma soprattutto, rallentiamo, prendiamo i nostri tempi e i nostri spazi, stiamo insieme ai nostri cari.

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