“Fuga di docenti dal Sud verso il Nord. Con la regionalizzazione della scuola si creerebbero disparità importanti”. L’affondo dell’esperto

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Sul tema della regionalizzazione scuola c’è in corso un dibattito che da settimane riempie l’agenda politica. Se l’istruzione dovesse diventare regionale si assisterebbe ad un vero rischio di divari fra Nord e Sud.

Lo evidenzia, nel corso di un’intervista rilasciata a Il Messaggero, Vincenzo Cerulli Irelli, docente di diritto amministrativo alla Sapienza di Roma.

Secondo l’esperto, i Lep, ovvero i livelli essenziali di prestazioni, rappresenterebbero “la garanzia di parità di trattamento di tutti i cittadini ovunque essi vivano, da Nord a Sud, su una serie di aspetti essenziali della vita. Dalla salute all’istruzione, dai trasporti pubblici al governo del territorio. Standard minimi che devono essere rispettati su tutto il territorio nazionale“.

“Se sono vere le anticipazioni di quella bozza circolate nei giorni scorsi”, dice Cerulli Irelli a proposito della bozza del disegno di legge sulla riforma dell’autonomia differenziata, “quel testo è sicuramente incostituzionale“. 

Infatti, l’ex parlamentare dell’Ulivo, avverte: “bisogna stare attenti a quali materie scegliamo di affidare alle Regioni. Pensiamo alla sanità, che oggi è l’unico ambito in cui le prestazioni minime da garantire sono state fissate. Oppure all’istruzione. Che succederebbe se permettessimo alle Regioni più ricche di pagare molto di più i loro medici e i loro insegnanti, rispetto alle Regioni con minore possibilità di spesa? 

La risposta per Cerulli Irelli è semplice: “Si rischia di assistere a una fuga di medici e insegnanti dal Sud verso il Nord, o almeno dei migliori di loro. Questo creerebbe formidabili disparità di trattamento, ad esempio tra un ragazzo iscritto a un liceo in Campania e uno che frequenta lo stesso istituto in Lombardia“. 

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