Fuga al Nord dei laureati: costa al Sud 30 miliardi di euro

di redazione
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Dal 2000 sono stati almeno 200mila i giovani laureati che hanno lasciato il Sud per trovare casa e lavoro da Roma in su con un costo non indifferente: 30 miliardi. Ne parla IlSole24Ore.

I dati sono contenuti in uno studio contenuto nel numero monografico della Rivista economica del Mezzogiorno diretta da Riccardo Padovani ed edita dalla Svimez.

I numeri
Sono circa 200.000 i laureati in meno tra i residenti del Mezzogiorno negli ultimi 15 anni.

Nello studio si legge che nel 2015 il 25% dei migranti totali da Sud a Nord erano laureati rispetto al solo 5% nel 1980 e che nel 2016 il 40% dei residenti al meridione iscritti presso un corso di laurea magistrale, si è spostato presso un ateneo del Centro-Nord.

I dati variano da regione a regione: in Abruzzo è solo il 4%, in Campania è il 23%, in Sardegna il 36%, in Sicilia il 43%, in Puglia il 51%, in Calabria il 53%, in Molise il 61% e in Basilicata addirittura l’83%.

Secondo i dati dell’Anagrafe studenti del Miur, tra il 2004 e il 2015, il numero di immatricolati residenti al Sud ma iscritti ad un corso di laurea (triennale e ciclo unico) al Centro-Nord è passato dal 18% al 26% del totale degli immatricolati meridionali (con quelli magistrali che hanno raggiunto quota 38%).

Il danno economico
Secondo i dati dell’Agenzia per la coesione territoriale e dell’Ocse per il periodo 2000-2015 il costo sostenuto ammonta a circa 30 miliardi di euro, con una media di 1,8 miliardi all’anno.

Proposta di riservare un fondo per gli atenei del Sud

Secondo un articolo di Paolo Sestito e Roberto Torrini di Banca d’Italia occorre creare una riserva di fondi a favore degli atenei del Sud.

Le università meridionali ricevono circa il 31% dei fondi pubblici, ma registrano ricavi complessivamente inferiori (29%), a causa soprattutto delle minori entrate delle tasse pagate dagli studenti e da finanziamenti da altri soggetti pubblici locali, privati o istituzioni internazionali.

In rapporto agli studenti iscritti regolari,le risorse sono di circa l’11% inferiori alla media nazionale. Continua inoltre la riduzione delle risorse pubbliche e il calo delle iscrizioni agli atenei del Sud che rischia di dividere le università in due categorie: serie A e B.

Secondo gli autori dello studio occorre “altresì che queste risorse siano ripartite sulla base di criteri e meccanismi che stimolino l’innovazione e il processo di miglioramento degli atenei meridionali”.

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