Fratoianni critica Valditara: “Umiliazione fattore di crescita nella scuola? Il ministro confonde istituti con carceri”

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“Umiliazione fattore di crescita nella scuola? Vabbè che il ministero della Giustizia in via Arenula 70 dista un chilometro dal ministero dell’Istruzione in viale Trastevere 76/a ma ho come l’impressione, leggendo le incredibili esternazioni del ministro Valditara, che si sia confuso tra i due ministeri. E confonda quindi scuole e carceri del secolo scorso…”.

Così in un tweet il segretario nazionale di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni, parlamentare dell’Alleanza Verdi Sinistra.

Valditara: “L’umiliazione è un fattore fondamentale della crescita”

Valditara ha citato un episodio di bullismo avvenuto in un istituto tecnico lombardo “dove all’indomani di un atto di violenza compiuta da uno di questi ragazzotti, un bullo (…) il dirigente scolastico ha riunito 2 mila ragazzi: li ha voluti responsabilizzare in un discorso molto duro, ma anche molto maturo. Ha parlato ai loro cuori, alle loro menti, e ha avuto un grande successo”

Valditara ha riportato questo esempio parlandone in modo positivo per mostrare come le istituzioni debbano avere un ruolo centrale nell’affrontare il bullismo: Non se ne lavano le mani, ma chiedono anche il coinvolgimento di quello che è essenziale nella repressione delle devianze, il controllo sociale, la stigmatizzazione pubblica. Questo ragazzo ha compiuto un atto assolutamente da condannare, questo ragazzo ha sbagliato e nessuno, nessuno, è legittimato a dire “no, ma questo ragazzo, in fondo, magari poteva avere le sue motivazioni”. Questo ragazzo ha sbagliato, quel preside è stato un grande educatore”.

E ancora: Ma se ci si limita a sospendere per un anno, il rischio è che quel ragazzo vada poi a fare fuori dalla scuola altri atti di teppismo, o magari addirittura si dia allo spaccio o magari si dia alla microcriminalità. Quel ragazzo deve essere seguito, quel ragazzo deve imparare che cosa significa la responsabilità, il senso del dovere. Noi dobbiamo ripristinare non soltanto la scuola dei diritti, ma anche la scuola dei doveri. Quel ragazzo deve fare i lavori socialmente utili, perché soltanto lavorando per la collettività, per la comunità scolastica, umiliandosi anche, evviva l’umiliazione che è un fattore fondamentale nella crescita e nella costruzione della personalità. Di fronte ai suoi compagni è lui, lì, che si prende la responsabilità dei propri atti e fa lavori per la collettività. Da lì nasce il riscatto. Da lì nasce la maturazione. Da lì nasce la responsabilizzazione”.

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