In Francia entra in classe la “Carta della Laicità” nel nome della neutralità religiosa e della ragione

di Giulia Boffa
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GB – Gli studenti francesi al ritorno in classe troveranno in aula la Carta della Laicità: un documento che mette in chiaro quali devono essere i limiti della religione in ambito scolastico, in nome dei principi repubblicani e dello Stato francese.

La Carta è stata presentata ufficialmente il 9 settembre dal ministro dell’Educazione nazionale Vincent Peillon. L’obiettivo dichiarato è quello di trasmettere ad alunni e insegnanti il valore positivo della laicità.

GB – Gli studenti francesi al ritorno in classe troveranno in aula la Carta della Laicità: un documento che mette in chiaro quali devono essere i limiti della religione in ambito scolastico, in nome dei principi repubblicani e dello Stato francese.

La Carta è stata presentata ufficialmente il 9 settembre dal ministro dell’Educazione nazionale Vincent Peillon. L’obiettivo dichiarato è quello di trasmettere ad alunni e insegnanti il valore positivo della laicità.

"La Repubblica", recita la breve introduzione ai 15 articoli, "esige ragione e giustizia" e per questo «la scuola francese ha il compito di contribuire al bene comune, alla costruzione dell’uguaglianza, della libertà e della fraternità, e di aiutare gli studenti a diventare cittadini senza ferire alcuna coscienza: è l’essenza della laicità".

Le "tavole" della laicità vietano l’esibizione di simboli religiosi, fanno riferimento alla parità tra uomo e donna e, punto ancora più importante, affermano come ogni argomento, dogmi religiosi compresi, possa essere soggetto alla "discussione razionale" e scientifica nelle aule di scuola.

La Carta comprende cinque articoli che enunciano i principi generali e  10 che regolano l’applicazione in ambito scolastico.

 La carta della laicità blocca il riconoscimento ad un’identità religiosa nel nome della libertà di ognuno e di una imprecisata "neutralità" dello Stato.
 
"La Repubblica" spiega l’articolo 2 "organizza la separazione delle religioni dallo Stato".
"Ciascuno è libero di credere o non credere", precisa l’articolo 3. Mentre l’articolo 6 collega alla libertà individuale il principio di laicità, che serve a proteggere da "ogni forma di proselitismo e pressione".

E garantisce (articoli 7, 8, 9) una cultura condivisa, libertà di espressione per tutti e la parità tra uomo e donna. Per questo, l’articolo 11 impone che il personale della scuola rispetti una "stretta neutralità" nell’insegnamento, liberandolo da qualunque connotazione confessionale.

Secondo l’articolo 13, gli studenti non potranno invocare la religione per rifiutare di studiare una materia. E, forse ancora più importante, l’articolo 12 specifica che nessun soggetto è escluso dall’indagine scientifica, nessun argomento dall’insegnamento pedagogico. Mentre bisogna arrivare all’articolo 14 per leggere che "è vietato esibire segni religiosi".

 Dal 9 settembre, la carta dovrà essere appesa in tutti i 54 mila istituti statali proprio come il tricolore e la dichiarazione dei diritti dell’uomo del 1792. Escluse dall’obbligo restano le 8800 scuole private che accolgono circa 2 milioni di studenti.

Il ministero, infine, dovrebbe preparare un "kit pedagogico" da inserire nei corsi di abilitazione all’insegnamento e fornire materiale per una pedagogia della laicità durante tutto l’anno 2013-2014.

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