Formazione e reclutamento. Il punto con COBAS, SNALS e M5S. Bernocchi: su scuola “Renzi come Berlusconi”

di redazione
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di Eleonora Fortunato – A viale Manzoni, sede nazionale dei Cobas Scuola, sono andati a rivedersi i passaggi più densi della nostra intervista al responsabile scuola del PD Davide Faraone: chiamata diretta, liceo a quattro anni, differenziazione delle carriere. E ce li hanno commentati punto per punto, non risparmiando critiche affilate. Poi ancora, le priorità per lo Snals: equiparazione organici, PAS ‘sanatoria’ indispensabile ma da non far andare a regime, bene avvio nelle telematiche e secondo ciclo TFA. Infine, a che punto è il tavolo di confronto del Movimento 5 Stelle? Ci ha risposto l’Onorevole Silvia Chimienti.

di Eleonora Fortunato – A viale Manzoni, sede nazionale dei Cobas Scuola, sono andati a rivedersi i passaggi più densi della nostra intervista al responsabile scuola del PD Davide Faraone: chiamata diretta, liceo a quattro anni, differenziazione delle carriere. E ce li hanno commentati punto per punto, non risparmiando critiche affilate. Poi ancora, le priorità per lo Snals: equiparazione organici, PAS ‘sanatoria’ indispensabile ma da non far andare a regime, bene avvio nelle telematiche e secondo ciclo TFA. Infine, a che punto è il tavolo di confronto del Movimento 5 Stelle? Ci ha risposto l’Onorevole Silvia Chimienti.

COBAS: CONCORSI, CARRIERA, AUTONOMIA

Cominciamo con i Comitati di Base della Scuola, che la squadra della Carrozza riceveva abbastanza regolarmente, come ci rivela il portavoce nazionale Piero Bernocchi: “Si erano resi conto che la disgregazione e l’immiserimento del sistema dell’istruzione mette in pericolo anche la burocrazia: il ministero è pieno di precari. Perciò hanno sempre cercato con noi un dialogo su punti specifici, per evitare la catastrofe”. Su Renzi il giudizio è molto più drastico: “E’ come Berlusconi, non ha un programma sulla scuola, non ha una tesi, non un principio che poi non sia capace di rinnegare”. Quindi i programmi, meglio chiamarli proclami, lasciano il tempo che trovano, anche se questo non vuol dire che non abbiano una rilevanza sul piano politico. In qualche modo si è demarcata anche piuttosto chiaramente una linea liberista: “L’accenno che Faraone fa ai concorsi per reti di scuole nella vostra intervista – continua Bernocchi – è solo un travestimento della chiamata diretta dei presidi. Ma la cosa più allarmante l’hanno detta sul liceo di quattro anni: per loro, sia chiaro, è solo un modo per risparmiare. Potessero tagliarne due di anni sarebbero anche più contenti…”.

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Concorsi. “A cadenza triennale e riservati al solo personale abilitato”, citiamo sempre dalla nostra intervista al responsabile scuola. I Cobas, come è noto, hanno un’idea molto diversa sul reclutamento: “Si deve partire dal corso di laurea, che deve essere abilitante, come succedeva in passato. Naturalmente vanno riviste molte cose: dopo un primo biennio comune il percorso andrebbe arricchito di laboratori didattici, in modo che si potesse accertare e anche valutare l’attitudine all’insegnamento. Dopo la laurea si dovrebbe poter entrare in una graduatoria che consentisse di fare supplenze propedeutiche al ruolo, ma senza concorsi”. Dissacrare i concorsi, dunque, mentre l’Europa ammonisce spesso il nostro Paese a istruirne di regolari? La battuta di Bernocchi è fulminante: “Si può dissacrare qualcosa che è sacro”. I concorsi del Bel Paese, evidentemente, non lo sono affatto.

Carriera. Questo, si sa, è un tabù per i Comitati di Base  della Scuola. Il grande nodo impossibile da sciogliere è per loro l’identificazione di criteri obiettivi in base ai quali decidere chi merita di più e chi meno. “Faraone lega la carriera all’aggiornamento, ma anche qui sono fumosi, che cosa vuol dire che un dottorato vale di più di un corso generico di aggiornamento? E se il dottorato non c’entra nulla con la classe di concorso?”.

Autonomia. La voce è ancora più fuori dal coro: “E’ stato il colpo di grazia inferto alla scuola italiana, e Renzi non potrà che peggiorare da questo punto di vista”.

SNALS: GAE CHIUSE, PAS ‘SANATORIA’ INDISPENSABILE MA DA NON RIPETERE. BENE AVVIO NELLE TELEMATICHE.

Il precariato non è una sciagura biblica, di fronte alla quale si può solo sperare che intervenga un qualche evento miracoloso. Marco Paolo Nigi, segretario generale Snals, rilancia l’equiparazione tra organico di fatto e organico di diritto, “non si può parlare di reclutamento senza prima procedere a questa cosa fondamentale e all’immissione in ruolo dei 250.000 precari”. Dopo l’esaurimento delle graduatorie a esaurimento (“che non vanno assolutamente riaperte” precisa) passare a un sistema snello e regolare di abilitazioni e concorso.

Così chiediamo al responsabile Snals il suo giudizio sul secondo ciclo TFA: “Non può che essere positivo, ma quello che ci aspettiamo subito è un nuovo concorso che dia una chance ai neoabilitati del I ciclo”. Neoabilitati, gli ricordiamo, che male hanno digerito l’avvio dei Pas: forse per prima cosa si poteva pensare a non istituire questi due canali in concomitanza e in concorrenza tra loro? “I Pas sono una sanatoria di cui adesso c’è bisogno, ma non entreranno certo a regime! Bisognava tutelare i diritti di chi si trova in una situazione intermedia”. Se è per non deludere le aspettative e non ledere i diritti di chi si trova in mezzo, allora, si potrebbero riaprire anche le graduatorie a esaurimento? Ma è una provocazione che Nigi non raccoglie.

Gli chiediamo che cosa pensa delle Università che stanno facendo ostruzionismo proprio di fronte ai Pas, ritardandone l’inizio o non attivandoli affatto: “Credo che si nascondano dietro al principio del merito, ma che in realtà abbiano motivazioni diverse per non attivarli”. Nigi guarda con approvazione la partenza delle università telematiche sui PAS: “Sono titolate a farlo e alcune di queste strutture so che funzionano molto bene”. “Sia però chiaro, i PAS sono una necessità del momento, ma non vanno replicati”.

M5S: TAVOLO DI CONFRONTO NON ANCORA NEL VIVO

Sollecitati dal tema Pas, Tfa e reclutamento, siamo andati a vedere come procedono i lavori al tavolo di lavoro lanciato dai grillini. Ci ha risposto la deputata Silvia Chimienti: “Ancora non è partito. Stiamo stendendo i questionari da inviare a tutti coloro che hanno mandato domanda di adesione perché abbiamo previsto una prima fase di confronto "virtuale" e solo in un secondo momento organizzeremo l’incontro fisicamente. Vogliamo capire quante e quali proposte ci perverranno e fare un lavoro di sintesi iniziale per rendere più efficaci gli incontri”.

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