Formazione e Reclutamento. Neo laureati dimenticati, impossibilitati a realizzare il sogno di diventare docenti. Lettera

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Cara Ministra Giannini,
mi chiamo Martina, ho 26 anni e da quando ne ho più o meno 6, voglio fare l’insegnante. Col tempo mi sono innamorata dell’inglese, di quanto siano semplici le sue coniugazioni e di quanto sia difficile memorizzare i phrasal verbs, di quanto sia strana la linguistica, dell’IPA, della letteratura dell’Ottocento, delle vicende dei Tudor e dei capolavori di Shakespeare. Poi mi sono pure appassionata di Glottodidattica, degli approcci comunicativi e delle teorie dell’apprendimento.

Mi sono laureata in tempo, sono stata in Erasmus e ho fatto fare una marea di sacrifici ai miei genitori, che per 5 anni mi hanno mantenuto fuori casa.

Insomma sono una tipa abbastanza normale, con la sfortuna di avere un sogno che Lei, signora Ministra, sta rendendo sempre più irrealizzabile.

Per ogni lavoro servono anni di gavetta, e sono d’accordo: i miei amici futuri avvocati fanno 18 mesi di gavetta non pagata, per non parlare dei medici, dei giornalisti e persino dei baristi. Solo che poi, tutte queste belle professioni hanno un esame abilitativo, indetto con cadenza annuale o biennale che sia, ma assicurato. Noi no.

Perché, signora Ministra, a noi insegnanti wanna be sono 2 anni che ci promette un TFA che ogni mese sta per uscire, ma poi non esce mai? Perché ci tiene in questo limbo che ci impedisce di fare Master e Dottorati (incompatibili con il TFA) o esperienze all’estero, levando tempo alla nostra formazione? Perché metti caso che esce il TFA e tu stai facendo altro, che fai, ti mordi i gomiti?

Cara Ministra, io sono nata nel 1990, e l’ultima volta che le terze fasce sono state aperte, io proprio non potevo essere matematicamente laureata. So che dovrei prendermela con quei disgraziati dei miei genitori che avrebbero dovuto mettermi al mondo nel 1989, ma sa’, all’epoca per diventare insegnante bastava un diplomino della magistrale e via. E poi mio padre mi voleva ingegnera.

Mi dica, signora Ministra, che colpa ho? Perché non mi permette di realizzare il mio sogno? So che il Concorsone l’ha stressata, che combattere con tutti è difficile, ma sembra ormai che la categoria dei neolaureati, quelli freschi di gioventù che hanno tante di quelle idee in testa che ci vorrebbero due cervelli, sia stata dimenticata.

Non si parla mai di noi, di quanta voglia avremmo di lavorare. Di quanto sia difficile non perdere le speranze. Viviamo in un limbo, col costante pensiero di non farcela. Di dover cambiare lavoro, o meglio, di dover cambiare sogno.

Ci faccia abilitare, per l’amor del cielo. E’ un nostro diritto in quanto cittadini italiani e un Suo dovere in quanto Ministro. Ed è assurdo che per una professione statale, uno Stato impedisca di abilitarsi. Uno Stato che chiede, ma che non dà. Mai.

Martina Ciattaglia, aspirante insegnante.

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