Formazione e reclutamento docenti, Centemero: no a selezione per abilitati. Percorso farraginoso, rivedere. Meglio bandire TFA

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Per la responsabile scuola di Forza Italia, Elena Centemero, il decreto sulla formazione iniziale dei docenti è tutto da riscrivere: troppo lungo il percorso, farraginose le modalità di accesso, inadeguato il trattamento economico previsto nel triennio.

Nell’attesa di regole certe e chiare, la deputata non ha dubbi: meglio bandire un nuovo ciclo TFA.

Onorevole, il Ministro Fedeli proprio in queste ore ha fornito qualche ragguaglio in più sulla fase transitoria della nuova formazione iniziale degli insegnanti. Che cosa ne pensa? L’architettura complessiva del disegno regge?
“Presenteremo un parere alternativo alla proposta del governo sulla formazione iniziale e sul reclutamento. Il sistema, così come è stato disegnato, non funziona, è caotico”. Esordisce così Elena Centemero alla domanda
Basti pensare che prevede quattro percorsi diversi di formazione e reclutamento: uno per la scuola d’infanzia e primaria, uno per le medie e le superiori, uno per le scuole paritarie e infine la fase transitoria, che creerà solo ulteriore contenzioso”.

Gli abilitati senza servizio non solo dovranno sottoporsi a una nuova selezione, ma dovranno svolgere un nuovo tirocinio, se  si voleva svilire in pieno l’esperienza dei due cicli TFA finora attivati, in questo modo ci si è riusciti pienamente. Il suo commento qual è?
“La fase transitoria deve riassumersi in un unico comma: bandire un nuovo ciclo di TFA per tutti. L’abilitazione è un prerequisito per l’insegnamento e il concorso, su base regionale o per reti di scuole, deve essere la modalità di accesso per una scuola seria, fondata sulla qualità dell’insegnamento. Poi possiamo discutere sulle modalità di accesso al TFA. Voglio essere chiara: l’aver insegnato non vuol dire automaticamente avere le competenze ed essere adatti all’insegnamento. Si deve smettere di pensare alla scuola solo in termini di posti di lavoro”.

A che cosa servirebbe in questo momento – vista l’assoluta vanità del titolo – far partire un nuovo ciclo TFA?
“L’abilitazione serve a riconoscere in modo chiaro la professionalità dei docenti. Bisogna voltar pagina e cominciare a pensare alla qualità degli insegnanti e non alla quantità. Il principio “Ti pago poco e ti chiedo poco” non è il mio motto”.

Pensa che in futuro la gestione delle supplenze potrà avvenire solo attraverso i docenti tirocinanti nelle scuole? La parte economica, anche in riferimento a questa funzione, le sembra adeguata?
“Intanto un dato di fatto: nonostante le promesse di Renzi sulla Buona Scuola, la “supplentite” non è affatto finita. Quanto al modello di formazione iniziale proposto dal governo noi siamo contrari: cinque anni universitari e tre di formazione post laurea, ossia otto in totale, non esistono in nessun paese del mondo. Per di più con docenti che, a quanto sembra, sarebbero sottopagati. Come faremo ad attrarre laureati nelle aree tecnico-scientifiche? E poi quanto costa ai cittadini questo sistema? Quanto denaro pubblico? E’ una vergogna!“.

Cosa pensa della ‘separazione’ delle carriere tra docenti che insegneranno nella scuola statale e quelli che andranno nelle paritarie? Non si rischia che queste ultime diventino di fatto la seconda scelta obbligata per chi viene bocciato al concorso iniziale?
“Il sistema non funziona e crea disomogeneità nella formazione dei docenti, alimentando disuguaglianze per le studentesse e gli studenti e disparità di trattamento tra gli insegnanti stessi. Per non parlare poi della possibilità per chi è bocciato al concorso di accedere alla “specializzazione” a pagamento: altro non è che una riforma delle Graduatorie ad Esaurimento. La selezione dei docenti deve essere seria e assicurare la qualità dell’insegnamento. Noi vogliamo professionalizzare l’insegnamento perché le insegnati e gli insegnati possano avere un riconoscimento sociale e una retribuzione adeguata e differenziata sulla base di una carriera”.

Quali correttivi spera che vengano applicati all’intero provvedimento?
“Ci aspettiamo serietà: il decreto va ritirato e va lasciato alla conferenza nazionale per la formazione iniziale e il reclutamento, composta da esperti, dirigenti scolastici e docenti, il compito di proporre un sistema omogeneo che garantisca la qualità”.

Lo schema di decreto sulla formazione e il reclutamento

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