Formazione docenti, numero programmato. Questa volta si fa sul serio

di redazione
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red – Un vero e proprio stop al precariato giungerà, se il Governo terrà fede ai suoi intenti, dalle nuove regole sulla formazione dei docenti. Ma ci sono le prime lamentele.

red – Un vero e proprio stop al precariato giungerà, se il Governo terrà fede ai suoi intenti, dalle nuove regole sulla formazione dei docenti. Ma ci sono le prime lamentele.

Parte l’iter per la definizione dei posti che andranno alla formazione dei nuovi docenti. Il MIUR ha chiesto agli Atenei la loro disponibilità in fatto di accoglienza degli studenti, ma il numero sarà deciso da Ministero stesso sulla base della programmazione regionale degli organici e del conseguente fabbisogno di personale docente nelle scuole statali.

Si formeranno dunque soltanto i docenti che effettivamente sono necessari, facendo i conti anche con i docenti precari stipati nelle graduatorie permanenti. Stop, dunque a nuovo precariato. Una scelta importante che realizza quanto già era previsto dalla formazione dei docenti tramite le famigerate SSIS, ma che era stato puntualmente disatteso formando docenti solo in base alle potenzialità di accoglienza delle Università.

Questa novità non riguarderà soltanto coloro che sceglieranno il corso per diventare insegnanti, ma anche coloro che già laureati attendono l’avvio del TFA (anno di formazione abilitante). Anche in questo caso di dovrà farei conti con i numeri, che non sono elevati.

Così, ad esempio in Sardegna, la notizia che il ministro Gelmini abbia comunicato sul sito del Cineca (consorzio che si occupa della realizzazione di sistemi gestionali e servizi a sostegno delle università e del ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca) che per i prossimi tre anni la formazione di giovani laureati per l’insegnamento sarà pressoché azzerata e saranno autorizzati pochissimi posti soltanto per le graduatorie già esaurite e per il sostegno, ha scatenato la reazione dei rettori delle Università sarde di Cagliari e Sassari, i quali hanno così commentato (dal sito sardies.org): "ma il presunto rimedio è peggiore del male. Infatti ha come effetto il continuo progressivo invecchiamento del corpo docente, la demotivazione e l’allontanamento dall’insegnamento dei giovani migliori, a causa della chiusura dei percorsi formazione di insegnanti per la scuola secondaria. Con la conseguenza di far pagare alle giovani generazioni errori di politica del personale degli anni decorsi, i cui effetti si vedono poi anche nei risultati di apprendimento degli studenti."

Una situazione che con molta probabilità riguarderà molte regioni, dal momento che, come sottolineano i rettori sardi, le scelte ministeriali "sono legate alla diminuzione degli alunni, ai drastici tagli lineari all’istruzione scolastica, all’innalzamento a 65 anni dell’età pensionabile delle donne nel pubblico impiego, alla presenza di lunghissime graduatorie di aspiranti insegnanti e soprattutto all’obiettivo di non ingenerare false aspettative e di non formare nuovo precariato."

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