Formare l’identità digitale, la grande sfida per la scuola!

di redazione
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inviato da Gianfranco Scialpi – Formare l’identità digitale, la grande sfida per la scuola e non solo. Diversa da quella fisica, anche se collegata. È un’opportunità per dare senso e sistematicità a tanti progetti. Gli aspetti significativi di questo profilo liquido, ma immortale.

L’identità digitale stenta ad affermarsi

Da sempre il conseguimento dell’identità fisica ha rappresentato un elemento di certezza! Quasi sempre definita, anche se “in progress”. E’ costituita da esperienze, riflessioni, che quasi sempre necessitano del corpo per raggiungere il loro scopo comunicativo.

Oggi a questa si affianca quella digitale, che sfugge sistematicamente alle attenzioni della scuola, della famiglia. Uno dei motivi deriva dalla concezione strumentale che accompagna molti progetti di informatica. Quasi sempre l’aspetto formativo, quello profondo non emerge, lasciando lo spazio ad una certa frammentarietà e riduzione del tutto ad un insieme di procedure.

L’identità digitale è la vera sfida

L’attenzione e il perseguimento di questo mega-obiettivo permette di andare oltre l’algoritmo, necessario ma non sufficiente a caratterizzare l’approccio educativo della scuola. La costruzione di un’identità digitale costruttiva si coniuga perfettamente con l’orizzonte delineato dalla “saggezza digitale” (M. Prensky). Questa si definisce tra l’altro, come la consapevolezza del valore aggiunto delle tecnologie ad “aumentare la mente”, step intermedio per la formazione, mai chiusa, dell’identità digitale.

Il ruolo della comunicazione scritta per la formazione dell’identità digitale

Il fondamento di questo profilo 2.0 è la comunicazione multimediale. Questa, pur caratterizzata dalla simultaneità di linguaggi, conferma la centralità dello scritto. Questo posizionamento strategico è dato dalla prevalente assenza dei metamessaggi del corpo (intonazioni e inflessioni della voce, postura, sguardi…). Da qui la necessità che la comunicazione scritta sia formalmente corretta. Nello stesso tempo occorre essere consapevoli che la parola nel web è eterna e raggiunge un pubblico molto più ampio, contribuendo significativamente alla costruzione di un’identità che si basa, in assenza del corpo,  sulle sensazioni.

 Necessaria anche un’adeguata riflessione

A questo aggiungo che l’identità digitale si basa sulla riflessione delle scelte che rifuggono dal comportamento compulsivo di cliccare “I like” e che prima di condividere e commentare post ne verificano la fondatezza culturale, scientifica. La creazione e la diffusione di fake news comporta conseguenze che possono compromettere anche in un tempo lungo la reputazione online di una persona, fino ad arrivare di compromettere chiamate di lavoro. Ovviamente la stessa cura deve riguardare anche foto e video che devono essere coerenti con l’avatar e le notizie della propria biografia. Non ultima anche la saggia riflessione di cosa condividere di sé con il grande pubblico silenzioso, ma attento lettore e osservatore, del Web.

I rischi esterni per la costruzione di un’identità digitale

Fin qui le azioni che afferiscono al soggetto e che rimandano al concetto più generale della “cura”. Lo stesso approccio occorre porre di fronte ai pericoli esterni: furto di identità, cyberbullismo… Da qui la necessità di acquisire un’adeguata consapevolezza dei rischi che possono compromettere l’identità digitale, attivando una serie di protezioni ( aggiornamenti del S.O. presenza di un antivirus ricco di funzioni, password complesse…), rifiutando “la richiesta di connessione” (=amicizia)…

Potrei continuare, ma ritengo di aver dato un’idea dell’impegno complesso che comporta la costruzione di un’identità digitale, che la scuola e la famiglia non possono ignorare. E’ in gioco il futuro dei nostri figli, categoria che rimanda necessariamente all’identità.

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