Fondo d’Istituto: corretto non fornire ai sindacati i nominativi con le specifiche somme liquidate. Lo dice anche il Consiglio di Stato

Stampa

Una importante sentenza del CDS conferma l’attuale orientamento sussistente in materia di informativa da fornire ai sindacati, sulla questione dei nominativi e attività retribuite con il FIS, rilevando che siffatta ingerenza potrebbe comportare anche una mera indebita attività di controllo generalizzato verso l’attività della P.A.

Il fatto

Con il ricorso proposto innanzi al TAR un sindacato ha gravato i provvedimenti adottati da un DS con cui veniva negato l’accesso agli atti richiesto dalla medesima associazione anche a seguito di istanza di riesame proposta alla Commissione per l’accesso ex art. 25 L. n. 241 del 1990. La richiesta ostensiva aveva riguardo alla documentazione relativa alla distribuzione delle risorse economiche oggetto di contrattazione integrativa. La Dirigente scolastica opponeva il proprio diniego, ritenendo sufficiente, ai fini delle verifiche sulla destinazione delle risorse, “l’informativa successiva” fornita in sede di confronto con i rappresentanti sindacali, relativa ai dati in forma aggregata e parzialmente disaggregata senza tuttavia entrare nel dettaglio della distribuzione nominativa. Di contro, la parte sindacale lamentava l’incompletezza dei prospetti poiché privi dei dettagli relativi ai compensi percepiti dai singoli dipendenti e quindi inidonei a garantire l’espletamento delle verifiche. Il TAR ha accolto il ricorso ritenendo infondate le eccezioni formulate dall’Amministrazione, sia in rito che in merito. Ma il Cons. Stato Sez. VI, Sent., (ud. 24-06-2021) 30-08-2021, n. 6098 invece accoglie il ricorso dell’amministrazione scolastica.

Richiedere i nominativi di chi retribuito con il FIS è controllo generalizzato sull’attività della P.A

Affermano i giudici che l’istanza di accesso oggetto di esame, estendendosi alla elencazione nominativa degli emolumenti percepiti, si presenta come preordinata ad un controllo generalizzato dell’azione pubblica, dato che l’interesse specifico e giuridicamente qualificato all’accesso riguarda la verifica della contrattazione collettiva integrativa sull’utilizzo delle risorse, interesse che appare perseguibile sulla base della documentazione fornita dall’istituto scolastico. Sul punto occorre valorizzare quanto disposto dal contratto collettivo di comparto 2016-2018 che, diversamente dal precedente contratto 2006-2009 (su cui correttamente si fondava la sentenza di questa Sezione n. 4417/2018), non prevede l’informativa alle organizzazione sindacali sui nominativi del personale utilizzato nelle attività e progetti retribuiti con il fondo di istituto, ma stabilisce che l’informativa sia data nei tempi e modi atti a consentire ai soggetti sindacali di procedere ad una valutazione approfondita e al fine di consentire loro “di prendere conoscenza delle questioni inerenti alle materie di confronto e di contrattazione integrativa” e inserisce tra le materie di confronto la determinazione dei criteri per la ripartizione del fondo di istituto e per la individuazione del personale da utilizzare. Non si ritiene, infatti, che l’art. 6, lett. n,) del contratto 2006-2009 sia tuttora applicabile in virtù dell’art. 10, comma 1, del nuovo contratto, dato che la materia delle relazioni sindacali a livello di istituzione scolastica è stata interamente disciplinata dall’art. 22 del contratto 2016-2018, non residuando spazio per integrazioni con norme dei precedenti accordi contrattuali anche alla luce di quanto disposto dall’art 4, comma 5, che prevede espressamente la sostituzione integrale delle precedenti disposizioni in materia di “obiettivi e strumenti delle relazioni sindacali…”.

Per aver accesso ai nominativi occorre dimostrare in modo convincente l’indispensabilità degli stessi

Le OO.SS. hanno quindi senz’altro diritto, sulla base del contratto collettivo vigente, di conoscere e acquisire i documenti concernenti le procedure di ripartizione e distribuzione del fondo d’istituto per le finalità previste, ma non si può affermare la sussistenza di un interesse concreto e attuale all’accesso anche della documentazione di carattere nominativo, non essendo stato dimostrato in modo convincente che tali dati siano indispensabili per la verifica della attuazione della contrattazione collettiva integrativa d’istituto sull’utilizzo delle risorse.

È corretto non fornire ai sindacati i nominativi con le specifiche somme liquidate con il FIS

L’art 2-ter del codice in materia di protezione di dati personali stabilisce che la comunicazione dei dati è ammessa solo quando è prevista da una norma di legge e, nei casi previsti dalla legge, di regolamento. Il Garante ha chiarito, con la nota n. 49472 del 28 dicembre 2020, che la messa a disposizione dei dati personali alle organizzazioni sindacali comporta una “comunicazione” e che i contratti collettivi possono integrare le previsioni normative per permettere alle organizzazioni sindacali di rappresentare adeguatamente gli interessi dei dipendenti o quando sia necessario per l’adempimento degli obblighi previsti dagli stessi contratti. Con riferimento specifico al comparto scuola, la stessa nota afferma che il “quadro normativo vigente” non consente agli istituti scolastici di comunicare i nominativi dei docenti o di altro personale e le somme liquidate a ciascuno per lo svolgimento di attività finanziate con il fondo di istituto.

Sono condivisibili le considerazioni svolte dal Tar del FVG, afferma il CDS, in ordine alla individuazione delle norme della L. n. 241 del 1990 quale base giuridica necessaria per l’esercizio del diritto di accesso. Tuttavia, l’applicazione di tali disposizioni rinvia alla concreta valutazione della “necessarietà” dei documenti richiesti. Sul punto non è convincente la valutazione del primo giudice secondo cui, in mancanza dei dati specifici sui singoli percettori, il sindacato non potrebbe svolgere il proprio ruolo di controllo. Nel bilanciamento tra la tutela della privacy e quello dell’interesse del sindacato all’accesso occorre, infatti, considerare che i documenti forniti dalla scuola sembrano contenere elementi di informazione sufficienti per l’attività di verifica dei criteri utilizzati per l’individuazione delle attività integrative e per la ripartizione delle risorse. Del resto, per stessa ammissione di parte appellata, essi consentono almeno in parte di conoscere i compensi percepiti individualmente (anche se non in forma nominativa); ciò che porta ragionevolmente ad escludere che i dati forniti siano non idonei rispetto alle esigenze di verifica spettanti alle organizzazioni sindacali che concernono, sulla base del contratto collettivo vigente, come già sottolineato, i criteri di utilizzazione dei fondi e non la loro distribuzione nominativa.

In definitiva, la base giuridica su cui fondare la sussistenza dell’interesse all’accesso (art. 22 L. n. 241 del 1990), così come specificata in termini diversi rispetto al passato dal contratto collettivo di comparto, non si estende fino ai dati nominativi che, quindi, non devono essere forniti dall’istituto scolastico.

Stampa

Didattica inclusiva attraverso alcune figure del mito greco. Corso online riconosciuto dal Ministero dell’istruzione