Fondi per lotta a dispersione scolastica, Pallucchi: non darli a pioggia, ma ai territori in cui c’è bisogno secondo criteri vincolanti [INTERVISTA]

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Il civismo attivo incontra l’autonomia scolastica, e si scrive una pagina nuova per l’istruzione nel nostro paese, messo finalmente nelle condizioni di operare bene sul campo e di intervenire radicalmente laddove la dispersione scolastica è più forte. Una storia fatta, finora, di appuntamenti mancati, di buoni propositi non realizzati (da quanti anni sentiamo parlare di ‘comunità educanti’ e di scuole aperte anche l’estate?), e che rischia di rimanere tale anche dopo lo stanziamento – contenuto nel Decreto 170 del 24 giugno 2022 – dei primi 500 milioni sui 1,5 miliardi previsti dal PNRR.

Forte lo sconcerto dei membri del Gruppo di Lavoro ad hoc, istituito con DM del 7 marzo 2022 n. 57 su espresso mandato del Ministero dell’Istruzione, nel vedere disattese le indicazioni per arginare le assegnazioni “a pioggia” dei finanziamenti e per promuovere, al contrario, un sistema di indicazioni vincolanti. Ne abbiamo parlato con Vanessa Pallucchi, membro del Gruppo di Lavoro e attualmente portavoce del Forum Nazionale Terzo Settore.

Dottoressa Pallucchi, la delusione sua e degli altri membri della commissione si è tradotta in una vera e propria lettera di protesta al Ministro. Che tipo di risposta attendete o vi è stata già data?

Dal Ministro ci aspettavamo che avrebbe preso in seria considerazione ciò che abbiamo scritto nelle indicazioni per il contrasto della dispersione scolastica nell’ambito dell’attuazione del Pnrr.

Per come è stata impostata oggi l’erogazione dei finanziamenti alle scuole, si rischia il prefigurarsi di erogazioni a pioggia, mentre il Gruppo di lavoro aveva messo al centro un processo di accompagnamento e potenziamento della capacità delle scuole e dei territori di incidere sulla dispersione.

Certo non è stato un buon inizio, da parte di Viale Trastevere, avere raccordato male i tempi di elaborazione del vostro documento con quelli suoi propri tecnici e amministrativi. Capiamo la difficoltà di un’amministrazione centrale in un paese come il nostro, ma possibile che non siano state indicate tempistiche e modalità intermedie di confronto? O forse persiste l’equivoco dei ‘pareri non vincolanti’ (come quelli del CSPI, per intenderci)?

Credo che quello che si è verificato sia stato sì un problema di tempistiche, ma anche di volontà politica. Eravamo tutti ben consapevoli che il Pnrr richiede una tempistica estremamente stringente e anche per questo le nostre indicazioni sono state scritte in vista di un piano subito operativo. Il Gruppo di lavoro esprime pareri non vincolanti, ma la sua costituzione è stata voluta proprio dal Ministro dell’Istruzione, quindi siamo stati fiduciosi fino alla fine che si sarebbe fatta una giusta valutazione tra gli obiettivi da perseguire e i tempi disponibili. Soprattutto, che sarebbe stato avviato un reale confronto che invece, purtroppo, è mancato.

Il problema della dispersione scolastica in Europa lo conoscono bene. Innanzitutto è vero che gli stessi organismi dell’Unione hanno posto enfasi su alcuni vincoli specifici per l’assegnazione dei fondi, proprio per arginare una distribuzione che non tenesse conto delle specificità territoriali e un sostanziale spreco del denaro? Questo, secondo lei, denota una conoscenza marcata della nostra realtà nazionale o piuttosto possiamo farlo risalire alla presenza trasversale del fenomeno anche in altri paesi?

Partiamo dal presupposto che la dispersione scolastica è un problema che accomuna tutti i Paesi europei, anche se l’Italia si posiziona ai primi posti, purtroppo, per incidenza del fenomeno. Per trovare le soluzioni giuste, però, bisogna sempre considerare anche le specificità del contesto in cui si opera. Nel nostro Paese il rapporto tra scuola e territorio è dirimente: qui spesso si annidano le disuguaglianze e, dunque, qui bisogna intervenire integrando l’azione di diversi soggetti che possano responsabilmente agire per il contrasto alla dispersione scolastica. È l’intera comunità, e non solo la scuola, che si deve far carico di costruire ricchezza e risposte educative. L’Europa ci chiede un risultato che tutti condividiamo: ridurre il numero dei ragazzi che perdono il proprio progetto di futuro. Sta a noi interpretare i parametri posti dall’Ue e adattarli ai contesti che vogliamo trasformare.

Vi ha sorpreso, in particolare, la semplificazione dei criteri da voi individuati (non solo risultati Invalsi, ma anche numero assenze degli alunni, incidenza di alunni stranieri, incidenza di alunni con BES, adulti con basso livello culturale, presenza di giovani neet, presenza di famiglie ampie e potenzialmente bisognose) e la giustificazione che ne è stata data. Si potrà rimettere mano su questo punto?

È quello che ci auguriamo. Approfondire il contesto nel quale l’azione ricade è alla base della sua efficacia e avendo a disposizione dati e analisi dettagliate, ci sembra naturale partire da questi.

Alla Lombardia, per esempio, sono stati assegnati quasi 60 milioni di euro di questa prima tranche, suddivisi in poco meno di 400 istituti. Non mettiamo in dubbio che criticità e sacche di marginalità possano esserci anche lì, ma parliamo pur sempre di una delle regioni più ricche d’Italia, e con un tessuto associativo già molto ben rodato.

Vivere in una Regione “più ricca” di altre, però, non significa essere al riparo da fenomeni che incidono molto sulla dispersione scolastica, come la difficoltà di integrazione o il disagio giovanile, che specialmente dopo la pandemia ha assunto molte forme inedite o acutizzate. La dispersione scolastica è collegata alla condizione economica delle famiglie, ma anche a molti altri fattori sociali e individuali.

È pur vero che le aree maggiormente deprivate dal punto di vista culturale sono anche quelle in cui il Terzo Settore è meno presente, meno attivo. Quali piani di intervento per queste aree ‘di massima crisi’?

Direi piuttosto che in queste aree spesso c’è solo il Terzo settore e poco l’intervento del pubblico. Pensiamo ad esempio ai piccoli Comuni: spesso una banda musicale, una proloco, sono i luoghi identitari di una comunità e punto di riferimento per la socialità, anche dei giovani. Soprattutto in queste aree, l’obiettivo è costruire azioni integrate, riconoscendo il ruolo del Terzo settore attraverso la co-programmazione e la co-progettazione, affinché le energie di un territorio si mettano insieme per dare risposte efficaci ai bisogni delle persone e delle comunità. Da questo punto di vista la riforma del Terzo settore può consentire un vero e proprio cambio di passo, facilitando il lavoro di rete e la collaborazione tra più soggetti.

Ci può illustrare uno o due punti maggiormente qualificanti del vostro lavoro, la cui priorità deve essere ben chiara oggi ai funzionari del Ministero che rimetteranno tutto in partita?

Diffondere la buona pratica dei patti educativi territoriali per noi è fondamentale. Alla base della nostra proposta al Ministero dell’Istruzione c’è un modello di governance integrato, basato su una forte collaborazione tra scuola e territorio per la costruzione di una comunità educante, che abbia al centro sempre la scuola, ma che dialoghi in una logica di sistema educativo anche extra scolastico. Inoltre, è cruciale che si preveda personale adeguato, in numero e in competenze, per seguire i ragazzi a rischio dispersione scolastica in maniera diretta e puntuale.

Nella missiva inviata al Ministro dopo la pubblicazione del Decreto 170 indicate, in particolare, una “questione delle questioni”: “come favorire, intorno alle scuole, alleanze territoriali coese e permanenti tra le scuole stesse, gli enti locali, ed il terzo settore su base cooperativa e paritaria curando la manutenzione nel tempo delle comunità educanti sull’esempio delle migliori pratiche già all’opera in ogni parte d’Italia?”. Quale risposta si aspetta?

Ci aspettiamo che la modalità di lavoro dei patti educativi, che lo stesso Ministro Bianchi pose alla base di ogni riprogrammazione dell’efficacia educativa a seguito della chiusura delle scuole per la pandemia, sia la frontiera verso cui ci si muoverà convintamente per vincere la sfida della dispersione.

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