Foibe, la lezione di Stefano Zecchi: “Necessario lavorare sulla scuola per non dimenticare. Sta ai professori fare opera di comunicazione”

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Il 10 febbraio 2024 si commemora il Giorno del Ricordo: quest’anno cade il ventennale dalla sua istituzione. La giornata di commemorazione è stata istituita per “conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale”.

La riflessione, stimolata dal professore e filosofo Stefano Zecchi, apre un dialogo su un passato non pienamente accettato e condiviso nella coscienza collettiva.

Nonostante la giornata sia riconosciuta ufficialmente, la sensazione di un’eco parziale tra la popolazione è palpabile. Zecchi sottolinea una “non totale condivisione” della memoria delle foibe, evidenziando come il Giorno del Ricordo non trovi ancora un posto saldo nel cuore di tutti gli italiani. La necessità di eventi e dibattiti emerge come strumento fondamentale per mantenere viva la memoria e alimentare un dibattito costruttivo.

L’accento viene posto sull’importanza dell’educazione come veicolo per superare divisioni e disinformazione. Zecchi propone un impegno rinnovato nelle scuole, affinché i giovani possano conoscere e riflettere su una parte della storia italiana a lungo trascurata. La responsabilità ricade sui docenti, chiamati a una missione di divulgazione critica verso le nuove generazioni.

La questione dell’odio residuo e delle divisioni ancora presenti viene affrontata con speranza: Zecchi sostiene la possibilità di una riconciliazione, a condizione che gli eventi storici siano riconosciuti senza esitazioni. Solo attraverso l’accettazione della verità si potrà guardare al futuro, superando insieme le divisioni e le incomprensioni.

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