Foibe, Bussetti: “Nessuna pagina della Storia deve essere “negata” perché sgradita”

di redazione
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Il Ministro Bussetti, tramite un post su FB, è intervenuto sulla tragedia delle foibe e sulle relative celebrazioni.

Il Ministro ha evidenziato che nessuna tragedia può essere dimenticata, nessuna pagina della Storia deve essere “negata” perché sgradita. Il negazionismo va sempre rigettato.

Bussetti ha poi evidenziato che, nell’ambito dell’autonomia, ciascuna sceglie se far conoscere o meno le tragiche vicende subiti dagli italiani sul confine orientale, augurandosi che ciò avvenga.

Non comprendo, ha concluso il titolare del Miur, perché ci sia un atteggiamento di chiusura rispetto a eventi, incontri, dibattiti, proiezioni di film e quant’altro possa contribuire a favorire la conoscenza di quei fatti. 

Il post:

Nessuna pagina della Storia deve essere “negata” perché sgradita. Il negazionismo va sempre rigettato. Nel caso delle foibe e delle persecuzioni anti-italiane sul confine orientale, abbiamo il dovere di ricordare una vicenda particolarmente dolorosa e cruenta del Novecento.

Migliaia di persone furono uccise in quanto italiane, senza colpa. Per lo stesso motivo, centinaia di migliaia di uomini e di donne hanno dovuto abbandonare quelle terre e tutto quello che avevano per rifugiarsi all’interno dei nuovi confini nazionali. Una catastrofe.
Cancellare o minimizzare questa vicenda storica significa oltraggiare nuovamente le vittime di allora e i loro discendenti. Non sarebbe giusto.

Sono un cultore dell’autonomia scolastica. E nel pieno rispetto delle prerogative di docenti e dirigenti scolastici, mi auguro che si possa offrire agli studenti una piena conoscenza di questa dolorosa pagina della storia italiana. Gli studenti potranno trarre utili insegnamenti per sviluppare un’autentica cultura del rispetto dell’altrui identità.

Per questo, trovo incomprensibile qualsiasi atteggiamento di chiusura rispetto a eventi, incontri, dibattiti, proiezioni di film e quant’altro possa contribuire a favorire la conoscenza di quei fatti. Parlare delle persecuzioni contro gli italiani non è propaganda politica ma un dovere morale oltre che una necessità didattica per conoscere e comprendere il corso della Storia.

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