Fisiologia, anzianità di servizio e utenza: tre fattori fondamentali nel burnout

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Giungono numerose lettere in cui un docente lamenta un esaurimento psicofisico conclamato. Sono soprattutto donne a scrivere, non solo per la loro alta percentuale (82%) tra i docenti, ma soprattutto per una maggior capacità comunicativa. Talvolta bastano poche righe per cogliere spunti importanti, che andranno certamente integrati con un bel colloquio approfondito, nel tentativo di poter dare ordine alle sensazioni e ricostruire un percorso verso l’equilibrio psicofisico.

Giungono numerose lettere in cui un docente lamenta un esaurimento psicofisico conclamato. Sono soprattutto donne a scrivere, non solo per la loro alta percentuale (82%) tra i docenti, ma soprattutto per una maggior capacità comunicativa. Talvolta bastano poche righe per cogliere spunti importanti, che andranno certamente integrati con un bel colloquio approfondito, nel tentativo di poter dare ordine alle sensazioni e ricostruire un percorso verso l’equilibrio psicofisico.

Nel grido di aiuto lanciato da Caterina vogliamo cogliere gli elementi utili a decifrare il suo stato d’animo per mettere a punto le domande da farle in vista di un possibile incontro.

La lettera

Gent.mo dottore, ho 51 anni e da 28 sono insegnante di scuola primaria. Fino a qualche anno addietro fare la maestra mi gratificava tanto. Da qualche tempo ho iniziato ad avere sempre meno entusiasmo e voglia di recarmi sul posto di lavoro. Quest'anno ho una prima, sono insegnante prevalente e nonostante i bambini siano solo 14 non riesco a gestire la loro vivacità e iperattività: sembra che niente li interessi ed io mi sento sempre più demotivata. Ho iniziato a soffrire d'insonnia, ad avere agitazione, capogiri e forti mal di testa. Tornare a casa e mettermi sul letto al buio è il mio unico desiderio. Sto assumendo psicofarmaci ma senza nessun miglioramento. Da alcuni articoli che ho letto credo di essere entrata nel tunnel del burnout e addirittura mi sfiora l'idea di licenziarmi. Lei che cosa mi consiglia di fare visto che sto compromettendo non solo la mia salute fisica e mentale ma anche la mia vita familiare? Grazie

Considerazioni

Un racconto essenziale, preciso, senza inutili fronzoli o sbavature. Forse fin troppo sintetico se ci si riferisce alla vita familiare di questa docente cui non viene fatto che un solo, ma significativo, accenno. Proviamo a mettere in evidenza gli elementi utili a comprendere la situazione.

  1. Il primo elemento da cogliere nel racconto puntuale di Caterina è l’età: 51 anni. Ci troviamo nel cosiddetto periodo perimenopausale che risulta essere ad alto rischio per esposizione alla depressione. Uno studio americano del 2008 (Schmidt) dimostra infatti che, in quel particolare periodo, le donne vedono moltiplicato per cinque volte il rischio depressivo. Non a caso il disagio di Caterina comincia qualche anno prima della stesura della lettera.
  2. Un segno rivelatore del disagio è la scomparsa della gratificazione nello svolgimento della propria attività professionale. Senza la soddisfazione personale tutto perde valore, senso e significato. A concorrere nel determinare questa perdita, oltre alla fisiologia dell’individuo come anzidetto, sembrano esservi due elementi fondamentali: una significativa anzianità di servizio e la costante vivacità dell’utenza. Questi due fattori ci portano ad altrettante riflessioni: a) mettere mano alle riforme previdenziali (come finora fatto dal legislatore) senza considerare l’usura psicofisica del lavoratore, porta a nefasti risultati. In particolare, gli studi oggi disponibili ci rivelano che le patologie psichiatriche negli insegnanti (80% del totale) vengono diagnosticate dal Collegio Medico di Verifica mediamente dopo circa 22 anni di servizio; b) il rapporto con l’utenza della scuola è caratterizzato, tra gli altri, dal cosiddetto “effetto Dorian Gray capovolto”. In altre parole l’insegnante invecchia col trascorrere degli anni, mentre l’alunno rimane perennemente giovane e al passo coi tempi (leggasi smaliziato e spesso irrispettoso, quando non ineducato).
  3. Caterina assume psicofarmaci che non sembrano apportare benefici. Anche questo elemento è assai significativo e purtroppo non infrequente. Può infatti capitare che una donna in periodo perimenopausale si trovi ad affrontare una depressione e si rechi da uno psichiatra. Lo specialista prescrive, come di consuetudine, antidepressivi che però non giovano a nulla poiché la depressione ha una origine di tipo ormonale. Per questa ragione, a siffatte pazienti, consiglio vivamente prima una visita ginecologica, al fine di valutare con lo specialista un’eventuale Terapia Ormonale Sostitutiva.
  4. La sintomatologia è tipica (capogiri, agitazione, insonnia, mal di testa) e contribuisce a spingere la docente verso il “ritiro”, nel proprio letto, per sfuggire al mondo della scuola ma anche – così facendo – a sottrarsi alla sfera familiare, impoverendo così tutta la sfera delle relazioni personali.
  5. Caterina non fa sconti a se stessa: riconosce che i bambini sono di prima e quindi più facili da gestire anche se agitati, inoltre “sono solo 14 e perciò controllabili”. Tuttavia il problema risiede nella sua demotivazione. Qualcosa si è spezzato ma non sa che cosa, e forse nemmeno le interessa, perché l’unica cosa che desidera è scappare da una realtà che non riesce più ad affrontare: “la relazione usura ed io mi devo sottrarre ad essa”.
  6. Nulla sembra dare speranza a Caterina, tranne una piccola luce in fondo al tunnel. Ha letto qualche articolo sul burnout in cui sembra quasi che si parli di lei. E’ la conferma che altre/i sono nella sua condizione. La speranza viene dalla possibilità di condividere certi stati d’animo, ma ciò è possibile solo se alla base di tutto c’è la conoscenza. E’ per questo che i dirigenti scolastici hanno il compito – secondo legge – di far conoscere ai lavoratori i rischi professionali. La docente non è sola in questa condizione (potremmo dire: mal comune, mezzo gaudio), ma ha tante colleghe/i, e soprattutto della stessa età, cui converrebbe condividere il disagio parlandone e confrontandosi serenamente: può essere il primo modo per affrontare la realtà rifuggendo dalla tentazione di rifugiarsi nel nulla della solitudine che apre al precipizio della depressione.

Conclusioni

Conviene pertanto che in tutte le scuole si attuino i corsi sulla prevenzione dello Stress Lavoro Correlato. La legge parla chiaro (art. 28 del DL 81/08), ma troppi dirigenti scolastici fanno finta di non saperne nulla o ricorrono a strumenti inutili, quali questionari accomodanti, per dimostrare che il livello di Stress Lavoro Correlato nel loro Istituto è basso, così da non dover attuare serie strategie di prevenzione. A tutti costoro chiediamo se abbiano più valore le conclusioni di migliaia di pubblicazioni della letteratura scientifica (nazionale e internazionale) o la loro “piccola” indagine interna. Agiscano poi di conseguenza.

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