Fioramonti, Maturità 2020: test Invalsi rimane non obbligatorio, le tre buste “vediamo”

di redazione
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“La maturità non si tocca per 5 anni”, così ha esordito il Ministro all’indomani del suo insediamo e la sua idea rimane quella. 

Introdotta dall’a.s. 2018/19, la nuova Maturità prevede tre prove (prima prova Italiano, seconda prova materie professionalizzanti e terza prova Colloquio orale).

La riforma – avviata dalla Fedeli e poi portata a termine da Bussetti – ha eliminato la terza prova, il cosiddetto “quizzone”,  e la tesina multidisciplinare.

Il Colloquio prende avvio invece dalla scelta di un argomento contenuto in una delle tre buste che la Commissione predispone per ogni candidato e da lì avvia il suo percorso che dovrà snodarsi attraverso i collegamenti con le varie discipline. Un’idea, quella delle tre buste, che il precedente Ministro Bussetti ha rivendicato come originale, pensata per offrire degli spunti ai candidati.

Non cambierà dunque la nuova impostazione della prova di Italiano (7 tracce), la seconda prova mista.

Non verrà modificata l’attribuzione dei crediti del triennio scolastico.

Non verranno modificate le modalità di composizione delle commissioni (tre docenti esterni, tre interni).

Sull’obbligatorietà dello svolgimento del test Invalsi per l’ammissione all’esame il Ministro ha invece dichiarato in una recente intervista al Corriere:  “È utile ma non deve essere requisito di ammissione alla maturità. L’anno scorso non era obbligatorio e l’hanno fatto praticamente tutti, credo che se fosse obbligatorio avremmo l’effetto di spaventare insegnanti e studenti

Ricordiamo che lo scorso anno è stata del 95,9% la percentuale di partecipazione degli studenti di V anno della scuola secondaria II grado a livello nazionale.

E sulle buste il Ministro nicchia “Vediamo”

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