Finiamola di dire che la scuola è chiusa. Lettera

Stampa

Inviato da Ermanno Moscatelli – Chi come me insegna, giorno dopo giorno, in presenza o a distanza, su banchi vecchi o nuovi, sa quanto le parole siano importanti e quanto vadano pesate poiché, narrando la realtà finiscono inevitabilmente a definirla.

In questi mesi, in un crescendo costante, stiamo assistendo ad una narrazione sulla scuola che ora Incomincia a minacciare gli effetti più temuti della interpretazione parziale e partigiana che rappresenta.

Dal marzo scorso è successo che la Scuola (la “S” maiuscola è voluta) si è obtorto collo adattata alla condizione pandemica, ed è forse stato il settore della pubblica amministrazione che lo ha fatto più rapidamente ed efficientemente.
Quando altri uffici pubblici sono passati allo “smart working” si è sempre detto e scritto ovunque che “l’ufficio è chiuso” per distinguere dalla situazione in cui “il servizio è sospeso”, proprio perché per tutti fosse chiaro che il servizio erogato alla comunità non si limitava a tenere aperti i locali degli uffici.
Con la scuola non è andata così!

Hanno cominciato a trasferire nel contesto rete ciò che hanno fatto fino a pochi giorni prima in aula: relazionarsi, formare, educare, istruire, trasferire conoscenze, etc etc.
Esattamente come in aula ci hanno messo passione, competenza e pazienza; esattamente come in aula hanno incontrato problemi anche gravi, in alcuni casi gravissimi come la scarsa motivazione di alcuni studenti; esattamente come in aula alcuni di loro hanno cercato di fare il meno possibile, in piena sintonia con gli studenti di cui sopra.

Ma a quanto pare non è vero! Perché la narrativa oramai consolidata è che “la scuola è chiusa”, che “abbiamo perso troppi giorni di scuola”, che c’è un “danno educativo gravissimo”…. tutto perché non siamo in aula?!
Quindi fino ad oggi non abbiamo lavorato? Gli studenti non hanno studiato ma, ancora peggio, non hanno imparato?
Ovvio che se assecondiamo una narrativa così delirante trova giustificazione qualsiasi iniziativa altrimenti senza senso, dai banchi a rotelle (la soluzione al problema dei trasporti?!… mah!) al richiedere di recuperare finendo a luglio le lezioni.

Non nego la maggiore adeguatezza della lezione in aula rispetto a quella a distanza (anzi!) ma dire che la “scuola è chiusa” anziché dire che “le aule sono chiuse” significa dire che nella scuola le aule ed i banchi sono più importanti degli insegnanti e degli studenti ed ancor peggio che il rapporto fra studenti e docenti non esiste se non in aula (perché poi alcuni studenti si ricordino dei propri insegnanti anche dopo decenni, rimane quindi un mistero!).
Per cui, se vogliamo difendere ciò che la scuola dovrebbe significare, smettiamola di scrivere e dire (quindi pensare) che “la scuola è chiusa” perché chiuse sono solo le aule!

Stampa

Corso di perfezionamento in Metodologia CLIL: acquisisci i 60 CFU con Mnemosine, Ente accreditato Miur