Fine lezioni e dematerializzazione, lavoro snellito o raddoppiato? Lettera

di redazione
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inviata da Prof. Francesco Garofalo – Montagne di documenti, modelli da compilare e fotocopiare, inconcludenze di ogni tipo, puntualmente riemergono in questo periodo consacrato agli scrutini e agli esami. Una prassi, un contesto dal quale emergono metodologie antiche e atavici difetti che si pongono in forte contrasto con il processo di informatizzazione avviato nell’ambito del sistema scolastico, al fine di incentivare l’attività produttiva a costi nettamente inferiori.

L’uso degli strumenti informatici avrebbe dovuto semplificare i passaggi burocratici, gli atti e i documenti da produrre a conclusione dell’anno scolastico. Invece si assiste ad una sovrapposizione di gesti amministrativi, alla riproduzione di materiale e azioni, alla costruzione di faldoni , a sperpero, insomma, di tempo e di risorse che incidono negativamente sui principi di efficienza, efficacia ed economicità cui deve tendere l’azione amministrativa. In breve per la scuola non è sufficiente mantenere in ordine i dispositivi digitali, il registro on line e così via, ma è necessario e indispensabile la riproduzione del cartaceo, riportante la firma olografa a spregio della firma digitale che stenta ad affermarsi nell’ambito del corpo docente. Ma quali sono i motivi per cui in ambito scolastico stenta ad affermarsi la de materializzazione? E, soprattutto quali sono i veri vantaggi che essa produce?

A scanso di equivoci diciamo subito che de materializzare non significa solo essere dotati di computer. Significa innanzitutto apportare innovazioni sull’organizzazione del lavoro didattico, rivedendo i processi ad essa collegati, i flussi di lavoro e le articolate attività affidate ai docenti.
L’era digitale impone innanzitutto la rivisitazione di vecchi e antichi schemi amministrativi, riconoscendo appieno la validità culturale, la credibilità e validità del prodotto digitale da legittimare con la firma digitale, atta a verificare la provenienza e l’integrità di uno o più documenti informatici.
La firma digitale, rammentiamo, è l’equivalente elettronico della popolare firma autografa su carta. Il suo fine è consentire lo scambio di documenti in rete con piena validità legale, garantendo l’integrità, l’autenticità e la non ripudiabilità del documento elettronico sulla quale è apposta.

La firma digitale ancora stenta ad affermarsi tra i docenti i quali, a fronte della tanto decantata de materializzazione, sono costretti a riprodurre, sottoscrivere e consegnare atti e documenti che potrebbero essere estinti ricorrendo alla firma digitale e alla “credibilità” degli atti prodotti e sottoscritti a livello informatico.

Sollecitare il docente a riprodurre atti già emanati, presenti nel registro on line, nei fascicoli digitali, sottoscrivere ed elaborare relazioni cartacee e così via impone un accumulo di tensioni, di stress emotivo, di perdita di tempo e di risorse che non collimano, non si connettono con la modernità e il benessere della scuola che in questo periodo di blocco della campanella incentiva ancor di più la sua asfissiante funzione burocratica favorendo il cosiddetto stress correlato che nuoce gravemente sull’equilibrio del docente, inghiottito sempre di più dal sistema burocratico a scapito della sua nobile funzione educativa, formativa e istruttiva.

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