Finanziamento pubblico per studente, Anief: Italia al di sotto della spesa media UE

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Comunicato Anief – Eppure si tratta di un fattore importante per l’equità, specialmente nella scuola primaria: il dato emerge da un’analisi di Eurydice, la quale ha rivelato che una spesa pubblica per studente più elevata può ridurre le differenze di rendimento tra studenti delle scuole primarie con risultati scarsi e buoni.

Allo stesso tempo, vi sono differenze significative in tutta Europa nel livello di finanziamento pubblico per studente, che vanno da 1.940 (Romania) a 13.430 (Lussemburgo) standard di potere d’acquisto (SPA) e riflettono in parte le differenze di dimensione dell’economia dei rispettivi paesi.

Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, “i fondi del Recovery Fund, che la stessa Unione europea assegnerà all’Italia, dovranno servire anche a elevare gli investimenti per gli alunni. E le linee guida generali presentate dal Governo fanno ben sperare. La scuola deve infatti rappresentare l’architrave del progetto che il nostro Paese si appresta a presentare a Bruxelles a gennaio. Essere scivolati al di sotto della media UE è tutto ‘merito’ dei tagli profondi attuati verso Scuola e Università negli ultimi tre lustri, con svariati miliardi risparmiati prima con il dimensionamento targato Tremonti-Gelmini e poi con la spending review applicata alla PA, conoscenza compresa.

Merita un approfondimento l’ultimo rapporto di Eurydice, Equity in School Education in Europe: Structures, Policies and Student Performance, che ha fatto il punto della situazione su strutture e politiche associate a una maggiore equità del sistema in relazione soprattutto ai risultati degli studenti: il rapporto – che prende in esame 42 sistemi educativi europei – esamina una serie di caratteristiche “sistemiche” messe a confronto: partecipazione all’educazione e cura della prima infanzia, finanziamento scolastico, differenziazione e tipi di scuola, scelta della scuola, politiche di ammissione, sistemi di percorsi scolastici differenziati, ripetenza, autonomia scolastica, accountability, sostegno alle scuole svantaggiate, sostegno per studenti con scarso rendimento e opportunità di studio.

Sono diversi ed interessanti i risultati emersi dallo studio: il forte gap di finanziamenti pubblici; gli svantaggi formativi, sotto forma sviluppo complessivo e di rendimento scolastico futuro, per i bambini a cui viene negata l’educazione e cura della prima infanzia, soprattutto per coloro che provengono da contesti svantaggiati; la “segregazione scolastica” derivante da indicazioni diversificate sul prosieguo degli studi; i danni derivanti dai criteri di ammissione basati sui risultati scolastici e dalla scelta precoce del percorso scolastico; la riduzione di qualità delle prestazioni e l’elevazione degli abbandoni dovute alla ripetenza degli anni scolastici; la presenza di insegnanti specializzati nel sostegno agli alunni produce inequivocabili effetti benefici.

IL FINANZIAMENTO RIDOTTO

Uno dei punti più rilevanti che emergono dallo studio europeo è senz’altro quello del finanziamento pubblico della Scuola, considerato nell’analisi di Eurydice “un fattore importante per l’equità, specialmente nella scuola primaria”. Dall’analisi si evidenza che la “spesa pubblica per studente più elevata può ridurre le differenze di rendimento tra studenti delle scuole primarie con risultati scarsi e buoni. Allo stesso tempo vi sono differenze significative in tutta Europa nel livello di finanziamento pubblico per studente, che vanno da 1.940 (Romania) a 13.430 (Lussemburgo) standard di potere d’acquisto (SPA) e riflettono in parte le differenze di dimensione dell’economia dei rispettivi paesi. Numerosi paesi, ossia Repubblica ceca, Germania, Estonia, Irlanda, Grecia, Spagna, Francia, Italia, Lettonia, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Slovenia, Slovacchia e Regno Unito, spendono tra i 4.000 e gli 8.000 SPA per studente. Il dato italiano è più precisamente di 5.852 SPA”, al di sotto della “spesa media europea di 5.962 SPA”.

I RISULTATI DI EURYDICE

Dal rapporto emerge che permangono ancora ostacoli alla partecipazione all’educazione e cura della prima infanzia di qualità. È ormai assodato che i bambini che partecipano all’educazione e cura della prima infanzia (ECEC) ne beneficiano in termini di sviluppo complessivo e di rendimento scolastico. Ciò è particolarmente valido per i bambini che provengono da contesti svantaggiati. Tuttavia, nella maggior parte dei paesi europei, fatte poche eccezioni, i bambini provenienti da famiglie svantaggiate partecipano mediamente meno all’ECEC. Le politiche per migliorare l’equità in questo segmento educativo includono l’estensione dell’accesso e il miglioramento della qualità dell’offerta, ad esempio, impiegando personale sempre più qualificato. A questo proposito, in Italia, a partire dal 2020/21, le strutture educative per l’infanzia potranno attivare procedure finalizzate a reclutare personale con la qualifica universitaria, comprendente specifici crediti formativi universitari su bambini da 0 a 3 anni. Ormai da quasi vent’anni, invece, gli insegnanti della scuola dell’infanzia italiana si formano a livello universitario e devono conseguire una laurea quinquennale per poter insegnare ai bambini dai 3 ai 6 anni.

GLI ALTRI RISULTATI

Tra gli altri risultati emersi dallo studio UE risulta quello sull’uso di criteri di ammissione basati sui risultati scolastici a questo livello, fortemente correlato sia alla segregazione scolastica che all’influenza del background socio-economico sul rendimento degli studenti. Ma anche sulla scelta precoce del percorso scolastico (Early tracking), che ha un impatto fortemente negativo sull’equità del sistema. Inoltre, va considerato che la ripetenza di anni scolastici si traduce in un livello più basso di equità nelle scuole secondarie, eppure continua a rimanere una pratica diffusa. Se in media, il 4% degli studenti europei (dal livello primario al secondario superiore) ripete un anno scolastico almeno una volta, con alcuni sistemi educativi dove il tasso di ripetenza di anni scolastici può addirittura superare il 25% (26,6% in Portogallo, 28,7% in Spagna, 32,2% in Lussemburgo), l’Italia si colloca all’incirca a metà strada, con un tasso di ripetenza del 13,2%. Per evitare di innescare questo processo, che conduce in diversi casi all’abbandono dei banchi di scuola, sono molti i sistemi educativi a mettere in campo dei meccanismi per dare agli studenti una seconda possibilità. Infine, è un dato di fatto che avere insegnanti specializzati nel sostegno ad alunni con scarsi risultati scolastici è associato a una minore segregazione scolastica nelle scuole secondarie.

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