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Filosofia per la scuola primaria: “Iride è caduta nel pozzo” [INTERVISTA]

Talete, Empedocle, Anassimene, Socrate: nomi che la tradizione scolastica relega, come sappiamo, al triennio delle scuole superiori, ma che l’editoria per ragazzi già da diverso tempo prova a rendere digeribili anche in una fase più precoce. “Iride è caduta nel pozzo”, piccolo testo di Nicola Zippel in uscita a fine settembre per i tipi di MIMebù edizioni con i disegni di Valeria De Caterini, promuove questo avvicinamento in una maniera incredibilmente affascinante e seduttiva.

Filosofo romano con una importante esperienza di insegnamento della filosofia anche ai bambini della scuola primaria e autore di pubblicazioni sulla didattica della disciplina (entrambi editi da Carocci), Zippel sostiene da tempo in maniera molto convinta che la filosofia sia una materia congeniale ai bambini e questo libro scritto per loro ne è la testimonianza.

Nicola, decidere di scrivere di filosofia direttamente per i bambini è una scelta molto coerente col tuo percorso a cui sicuramente non ti sei votato con leggerezza, visto il grande apprendistato che c’è dietro.

“Scrivere per i bambini è una scelta difficile e impegnativa, anche se si ha un’esperienza di insegnamento più che decennale alle spalle. Come insegna la coppia Socrate-Platone, il passaggio dall’oralità alla scrittura comporta sempre la perdita di qualcosa di fondamentale, ossia il momento vivo, autentico della trasmissione del sapere, che nella parola scritta perde inevitabilmente il confronto diretto con l’allievo. Quando parlo in classe di un problema filosofico, i bambini mi interrompono ogni volta che qualcosa non è chiaro o non sono d’accordo su una certa tesi o su un’altra; consegnando loro un testo scritto, non avrò mai questo momento dialogico, che svolge una funzione essenziale nella mia pratica di insegnamento. D’altra parte non bisogna dimenticare che, come l’ascolto rappresenta il correlativo della parola orale, la lettura lo è della parola scritta e come tale costituisce un’esperienza unica nell’apprendimento, anche della filosofia. L’idea, allora, di offrire ai bambini la possibilità di avvicinarsi alla filosofia attraverso un testo scritto acquista un valore didattico, educativo, oltre a permettermi di condividere la passione per la filosofia con un numero maggiore di bambini e bambine.

Credi che sia una cosa comune questo apprendistato tra gli autori per ragazzi o l’ipertrofia del mercato promuove anche molta improvvisazione?

“Per quelle che sono le mie conoscenze del mercato editoriale di filosofia per bambini e ragazzi, mi sembra che gli autori che si cimentano in questa impresa abbiano il più delle volte un’esperienza di studio e di insegnamento della filosofia alle spalle, sia nella scuola che in altri ambiti educativi. Questo dimostra che non ci si improvvisa filosofi, soprattutto con i più piccoli, che rappresentano un pubblico esigente e realmente interessato agli argomenti che un autore può trattare.

La protagonista del libro è una bambina di otto anni, Iride, che ogni domenica si reca a un appuntamento speciale, quello con la filosofia, sempre con una bella merenda sostanziosa, perché si pensa meglio con la pancia piena. Quanto c’è delle discussioni coi i tuoi piccoli allievi o con i tuoi figli nelle vivaci conversazioni tra Iride e Giaime?

“Bertolt Brecht diceva: “viene prima la pancia, poi la morale”. Credo che spesso la regola valga anche per il pensare! Più in concreto, l’idea di conferire al cibo un significato filosofico nasce dalla mia esperienza con i bambini, per i quali la merenda è un momento pressoché sacro della giornata, anche di quella scolastica: quale studente rinuncerebbe alla ricreazione? Può capitare che anche durante le mie lezioni i bambini mangino e la cosa non disturba mai l’andamento della discussione, tutt’altro. Questo è appunto uno degli aspetti del mio percorso didattico che ho voluto riportare nel libro, insieme a diverse domande e risposte di Iride, che sono citazioni quasi letterali delle tante domande e risposte che ho ascoltato negli anni in classe o in famiglia, considerando che ho svolto il laboratorio di filosofia nelle classi di entrambi i miei figli, che a volte a casa hanno ripreso alcune riflessioni emerse durante le lezioni. Da questo punto di vista, il libro è una sorta di rappresentazione dei momenti più significativi vissuti a scuola in tutti questi anni, condensati per quanto è possibile nel dialogo tra Iride e Giaime.

Nei dialoghi che tessono la trama del libro riproponi frammenti e brani originali dei filosofi che di volta in volta vengono presentati. Quanto è importante essere filologici anche nelle letture rivolte ai ragazzi?

“Per me molto, nei limiti ovviamente di una reale fruizione da parte dei bambini dell’aspetto filologico della filosofia. Non si tratta certo di impostare una riflessione sull’origine dei concetti, quanto invece di far risuonare nella testa dei bambini i termini in cui si esprimevano i primi filosofi. Sono parole, infatti, che raccolgono la preziosa eredità della tradizione mitologica e possono ancora trasmettere la loro ricchezza teoretica a un bambino o un ragazzo del XXI secolo. Paradossalmente, un testo di filosofia contemporanea risulterebbe molto più ostico, perché appesantito da decenni di tecnicismi e linguaggio specialistico, che spesso lo rende incomprensibile anche a lettori adulti istruiti o plurilaureati!”.

La filosofia tra i bambini sarà mai di moda quanto le STEM? Dovremmo augurarcelo?

“Spero che la filosofia con i bambini non diventi una moda, perché le mode passano; bisognerebbe augurarsi, piuttosto, che la filosofia con i bambini si trasformi col tempo in una solida realtà all’interno della scuola, diventando parte integrante del curricolo dello studente dalle elementari in poi. Questo sarebbe positivo per i ragazzi, che potrebbero relazionarsi con lo studio della filosofia in tutte le fasi del loro percorso di crescita, invece di comprimere negli ultimi tre anni lo studio di una materia così complessa. Ovviamente una tale riforma richiederebbe una preparazione filosofica degli insegnanti elementari e qui il discorso si fa più complicato. Non credo, infatti, che basti un semplice corso di formazione per essere in grado di insegnare filosofia (come propongono, ad esempio, i fautori della Philosophy for children). L’insegnamento della filosofia, anche alle elementari, dovrebbe essere riservato ai laureati in filosofia: una delle cose più importanti che si trasmette nell’esperienza di insegnamento sono proprio gli anni di studio e di ricerca dedicati alla disciplina che si insegna.

Ti auguri che il libro venga letto anche dagli insegnanti con i loro allievi?

“Mi piacerebbe molto che il libro diventasse anche uno strumento didattico. Prima parlavo dell’esperienza unica della lettura, la quale in qualche modo rappresenta la situazione ideale per questo come per ogni altro libro: una bambina o un bambino che, nell’intimità della propria stanza, legge l’avventura filosofica di Iride. D’altra parte, il modo in cui è scritto il testo – la forma dialogica e il progredire degli argomenti trattati – fa sì che possa essere adottato anche in un contesto educativo, dove potrebbe costituire la base di un percorso didattico condiviso. Iride condensa in sé tutte le bambine e i bambini e con cui discuto di filosofia da più di quindici anni: che questa bambina ideale possa prendere forma nella realtà ogni volta diversa di una classe scolastica sarebbe uno degli esiti più felici del mio scritto.

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