Filosofia in campo didattico, distinguere tecniche filosofiche e testo argomentativo. Lettera

di redazione
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Inviato da Giuseppe Bruno* – Ho letto con molto interesse l’intervista al prof Zippel e devo dire che pur condividendo quasi tutte le sue riflessioni sul tema in oggetto (la filosofia insegnata ai bambini), alcune sue osservazioni mi hanno lasciato un po’ perplesso e mi piacerebbe poter meglio approfondire, magari col suo contributo, il discorso.

Allora innanzitutto partiamo da ciò che condivido. Condivido, innanzitutto, la sua critica alla “Philosophyfor Children”, esperienza in cui sono stato in qualche modo coinvolto sia da docente che da dirigente. Avevo aderito con un certo entusiasmo, ma la lettura de “Il prisma dei perché”, opera fondamentale di Lipman fondatore di questa didattica, mi ha lasciato molto deluso; probabilmente, e ancora una volta concordo col prof Zippel, perché basata su uno stile di insegnamento tipicamente anglosassone estraneo alla nostra migliore tradizione culturale. Si trasformava, con questo libro strumento didattico, la filosofia in un gioco mentale di allenamento per l’acquisizione di competenze logiche che avranno pure la loro importanza, ma certamente non rientravano nella mia idea di filosofia né in quella di un uso didattico della filosofia.

Condivido, inoltre, la sua idea che non sia possibile, anzi che sia un’operazione astratta e sostanzialmente poco utile la separazione dei contenuti dalle abilità o competenze, e che della filosofia non può prendersi solo una serie di tecniche logiche astraendo dai contenuti. Chiunque ami davvero la filosofia sa che questa non può essere ai fini del suo insegnamento vittima di una scelta “procustea” (mi riferisco al leggendario letto di Procuste su cui doveva essere adattato il dormiente tagliandone le parti sporgenti), ma anche un uso didattico di metodologie filosofiche fatto separando i contenuti dalle competenze, diventa a mio avviso, e l’ho in parte sperimentato con gli alunni, un non certo entusiasmante gioco di tipo quasi enigmistico. E fin qui, per quanto, cioè, riguarda l’insegnamento della filosofia ai bambini, l’accordo è totale.

Riguardo, invece, all’uso della filosofia in campo didattico, cioè applicato alle altre discipline, soprattutto umanistiche, bisogna fare dei distinguo. Innanzitutto parliamo del metodo argomentativo. Il metodo argomentativo è senz’altro, astrattamente parlando, il metodo su cui si basa il ragionamento, quindi indirettamente anche ogni sistema filosofico(e qualche passo decisivo di detto sistema) sottostà in qualche modo alla coerenza logica che sottende a questo metodo. Abituare gli allievi a conoscere, saper analizzare, valutare e costruire un testo argomentativo -intendendo per testo secondo quanto recita la Linguistica testuale “qualsiasi messaggio di senso compiuto” – significa abituarli a valutare in modo critico qualsiasi tipo di messaggio si trovino di fronte e a costruirne di coerentemente logici. Questo discorso, va precisato, esula dall’insegnamento della filosofia a i bambini, ma ha a che fare con l’uso didattico di qualcosa che è alla base della filosofia pur certamente non costituendone il nucleo che la rende interessante che come abbiamo già avuto modo di dire non può prescindere dal suo stretto legame con i contenuti. In parole povere è, a mio avviso, molto diverso – e in questo sta il nocciolo della mia non condivisione di quanto afferma il prof Zippel – parlare delle tecniche filosofiche che ricordano un po’ la sofistica e che caratterizzano il metodo della Philosophy for Children e parlare del testo argomentativo. Esso ha una sua struttura oggettiva che può tra l’altro essere abbastanza facilmente “universalizzata”, spesso, infatti, le differenze tra un modello e l’altro sono solo di carattere nominalistico. E soprattutto esso non va concepito per demolire, ma soprattutto per costruire. Credo che per i ragazzi di qualsiasi età impadronirsi della tecnica argomentativa – ovviamente a livelli e con approcci metodologici relativi all’età – pura e “universale” (univoca) possa essere l’antidoto necessario a farli uscire da un condizionamento psicologico che finisce per far prevalere i sentimenti, le passioni e tutto ciò che ha carattere emotivo sulla razionalità che resta in fondo, mi si dimostri il contrario, ciò che caratterizza l’uomo rispetto a tutti gli altri viventi. E ciò specie oggi che viviamo in una società in cui prevalgono e si impongono i messaggi di tipo emotivo e conativo, che anche nelle discussioni pseudo politiche che impazzano nei vari talk show televisivi, hanno di fatto completamente soppiantato i pacati e convincenti ragionamenti. Un antidoto, o meglio, un’alternativa anche nei confronti di una scuola che per essere al passo coi tempi sostituisce anch’essa sempre più proprio nel campo educativo, vedi le varie “educazioni” che da tempo imperversano nella scuola, il messaggio emotivo e conativo a quello realmente persuasivo e quindi educativo. A quali definizioni di “spirito critico” si rifaccia il prof… non lo so, che siano tante e vaghe e strumentalizzabili a parole sicuramente è vero, ma io questo e solo questo intendo per esso : la capacità di una persona di ragionare con la propria testa, e questo obiettivo – per esperienza provata – il possesso della tecnica argomentativa da parte dei discenti contribuisce sicuramente a raggiungerlo.

*Ex Dirigente Scolastico ed ex Docente di Lettere e di Filosofia.

Insegnare filosofia a bambini e ragazzi, come? [INTERVISTA A NICOLA ZIPPEL]

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