Filosofia a scuola: oltre la contrapposizione tra “scienze dure” e “materie umanistiche”. Lettera

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Inviato da Bernardo Bertenasco – La direzione dell’istruzione è segnata: prediligere materie scientifiche e tecnologia. A rimetterci sono le “discipline umanistiche”, cioè la letteratura, la storia, l’arte e la filosofia. L’empasse di questa situazione è di natura logica in quanto non occorrerebbe creare una contrapposizione fittizia tra “scienze dure” e non.

In primis perché nel programma di filosofia ci sono contenuti di storia della scienza, ad esempio l’eliocentrismo, Bacone, Cartesio e il darwinismo, così come in quello d’arte vi sono i grandi del Rinascimento e le loro competenze architettoniche ed ingegneristiche, infine nei libri di storia vi è praticamente lo scibile di quanto ci ha preceduto e forgiato.

Si tratta di materie eclettiche che lasciano aperte le risposte ai perché degli alunni e stimolano la ricerca perpetua; per questo motivo appare opportuno allargare l’insegnamento della filosofia anche agli istituti tecnici e professionali, non privando quegli studenti di una prospettiva altra sulla realtà.

L’istruzione, nonostante spesso sia considerata in modo meramente utilitaristico, non può essere solo finalizzata all’acquisizione di competenze “spendibili nel mondo del lavoro” (comunque molto utili), ma deve favorire la riflessione individuale e collettiva. Oppure tutti i discorsi sull’inclusione, la diversità, il dialogo interreligioso e l’interculturalità sono solo vuote parole?


Per formare futuri cittadini consapevoli non possiamo affidarci solo al pensiero computazionale, occorre trovare degli spazi e dei luoghi di approfondimento e discussione dell’attualità, delle crisi sociali e delle guerre, portati avanti sulla base di contenuti teorici studiati in tutti gli istituti.
Gli alunni devono formarsi una coscienza che permetta loro di intervenire su problematiche complesse, questioni antropologiche e politiche, sfide ambientali ed etiche; la preparazione al mondo delle aziende non è sufficiente per far di loro dei protagonisti della realtà che verrà.


L’istruzione è anche coscienza di classe, comprensione dei processi bellici, della politica internazionale, studio della morale e dei sistemi sociali, ammirazione del sublime, lettura dei classici della letteratura e della filosofia che contengono temi universali.

Le competenze non bastano, la scuola deve fornire a tutti gli strumenti intellettuali sufficienti per interpretare il presente.

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