Filippo Ganna: “A scuola gli insegnanti non mi hanno aiutato, l’ho dovuta abbandonare. Mi hanno fatto scegliere tra la bici e i libri”

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“O lo sport o la scuola”, questo l’aut aut che a soli 17 anni ha costretto Filippo Ganna, oggi stella del ciclismo mondiale, ad abbandonare gli studi. La colpa? Aver seguito il sogno di gareggiare per la maglia azzurra ai mondiali, un sogno che lo ha portato a saltare l’inizio delle lezioni. Al suo ritorno, la richiesta di un percorso di recupero per colmare le lacune dovute alla sua dislessia si è scontrata con un muro invalicabile.

Undici anni dopo, quel ragazzo che ha scelto la bicicletta sui libri è un campione olimpico, con un oro e dieci titoli mondiali in bacheca. E ora, punta dritto alla medaglia nella cronometro dei Giochi Olimpici di Parigi 2024, il prossimo 27 luglio.

Nessun rancore verso quei professori, solo un velo di amarezza per un sistema che non supporta i giovani atleti e li costringe a scelte drastiche. “Mi spiace che lo sport in Italia valga così poco”, afferma Ganna in un’intervista al Corriere della Sera, con la consapevolezza di chi ha dovuto sacrificare parte della propria formazione per inseguire la propria passione.

Una passione ereditata dal padre Marco, olimpionico nella canoa nel 1984, che gli ha trasmesso il valore del sacrificio. “Andare a letto presto la sera, rinunciare a una birra con gli amici ti motiva anche se devi sollevare un bilanciere più pesante o fare una salita in più quando pensi di aver già dato tutto”. Parole che racchiudono la filosofia di vita di un campione, forgiato dalla fatica e dalla determinazione.

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