FGA, troppo entusiasmo per lo studio OCSE sull’equità della scuola

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Fondazione Agnelli – Ieri la scuola italiana ha ricevuto, all’apparenza, una buona notizia: secondo un recente studio Ocse, sarebbe quella con minori disparità di risultati fra gli studenti figli di laureati e gli altri, quindi la più equa.

La ricerca considera la generazione dei 15enni che nel 2000 avevano sostenuto il test Pisa e va a vedere – attraverso i dati di un’altra rilevazione Ocse, chiamata Piaac – come questa generazione sia diventata nel 2012, a 27 anni: in mezzo c’è stato il diploma, per molti la laurea, l’ingresso nel mercato del lavoro e tanto altro. Sebbene in realtà i soggetti presi nel 2012 non siano gli stessi del 2000, ma coetanei con caratteristiche simili, la ricerca ha qualche motivo d’interesse: aiuta, infatti, a capire se i divari legati al grado di istruzione dei genitori sono aumentati o meno nei 12 anni successivi. L’Italia partiva nel 2000 da differenze inferiori alla media Ocse, quando i ragazzi erano ancora a scuola, per arrivare nel 2012 a differenze superiori alla media.
La notizia ha suscitato entusiasmo. E motivi di compiacersi della capacità di inclusione della nostra scuola ce ne sono davvero, come ha ricordato la ministra Fedeli: siamo stati all’avanguardia nel sostegno alla disabilità; siamo riusciti a integrare bene e in poco tempo gli studenti stranieri, come riconosce lo stesso Ocse; le scuole dell’infanzia e primaria sono spesso eccellenti. La sensibilità allo svantaggio sociale non manca.
A leggere bene lo studio Ocse, però, l’entusiasmo appare eccessivo. Per tre motivi. Primo: sono pur sempre dati che fotografano la realtà di 17 anni fa, un periodo lungo anche per la scuola italiana, che cambia lentamente. Secondo: dallo studio non emerge un’eccezionalità nazionale; infatti, il divario di apprendimento a 15 anni sulla base della famiglia d’origine era in Italia superiore a quello di molti paesi, fra cui Francia, Finlandia, Corea. E questo divario è cresciuto comunque molto nei 12 anni successivi. Terzo e più importante: di per sé il divario – piccolo o grande – non dice molto sull’efficacia della scuola. Anche se i nostri studenti avevano risultati simili fra loro, la verità è che il livello medio delle loro competenze a 15 anni nel 2000 era (e resta) fra i più bassi dei paesi avanzati, come confermano tutte le indagini da allora a oggi. Insomma, era equità “al ribasso”. Per il futuro: essere simili, ma scarsi, non può essere una situazione di cui compiacersi, peggio ancora accontentarsi. Meglio qualche differenza in più, ma un livello medio più alto.
Andrea Gavosto, direttore Fondazione Agnelli

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