Fermiamo questa pandemia didattica. Lettera

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Inviata da Prof.ssa Gianna Pacini – Al Ministro dell’istruzione Lucia Azzolina. In questo drammatico momento che stiamo vivendo, al limite del surreale, ritengo che sia necessario affrontare le difficoltà che si presentano con una dose ancora maggiore di razionalità e buon senso.

E’ in questi momenti che bisogna usare i talenti che ci sono stati donati.

Rimango, pertanto, a dir poco sconcertata (per usare un eufemismo) di fronte a questi smisurati affanni nel tentare di risolvere il gravoso problema della sospensione delle lezioni o, in certi casi, della chiusura vera e propria delle scuole.

I presidi, in attuazione delle note ministeriali, stanno IMPONENDO ai docenti non solo la didattica a distanza, ma le stesse modalità di attuazione della stessa ed, altresì, le valutazioni a distanza, non rendendosi conto di infrangere, così facendo, il diritto costituzionalmente garantito della libertà di insegnamento e altresì, nella sostanza, quello dei discenti all’istruzione.

Nella angoscia di trovare, infatti, una soluzione immediata al problema, si rischia di violare tutti i principi che, secondo la Costituzione, devono regolare l’attività della Pubblica Amministrazione: in primis i principi di legalità e buon andamento dell’attività amministrativa pubblica che si esplicano, fondamentalmente, non solo nel rispetto della legge, ma anche in quello di svolgere l’attività secondo criteri di imparzialità, efficacia ed efficienza.

A mio avviso, come ad avviso di moltissimi docenti, la didattica a distanza, se imposta con certe modalità e, soprattutto, se attuata anche con l’imposizione di valutazioni a distanza, rischia di essere, allo stato, non solo CONTRA LEGEM, ma, altresì inefficace e SOSTANZIALMENTE ingiusta andando palesemente contro il principio di buon andamento e imparzialità della P.A.

I ricorsi che deriverebbero a seguito di valutazioni improvvisate, non normativamente regolamentate e, soprattutto, non garantite da modalità idonee a manifestare REALMENTE le conoscenze degli alunni, sarebbero (e, se attuate, saranno) moltissimi e tutti con esito favorevole ai ricorrenti e con conseguenziale riconoscimento di gravi responsabilità a carico dei docenti.

Ciò che propongo, quindi, con il cuore in mano a Lei, Preg.ma Ministra, è quello di prorogare l’anno scolastico sino a quando non sarà possibile riprendere le lezioni per un arco temporale idoneo ad effettuare idonee valutazioni sui programmi realmente svolti, anche se ridotti per causa di forza maggiore.

Se la guerra è l’UNICO CASO costituzionalmente previsto per prorogare una legislatura, tanto più, visto che quella che stiamo vivendo è una VERA E PROPRIA GUERRA, PUO’BEN ESSERE PROROGATO UN ANNO SCOLASTICO.

Se, infatti, un discorso a parte può farsi per le classi dell’ultimo anno, per tutte le altre NON ESISTE ALCUN IMPEDIMENTO GIURIDICO a prorogare l’a.s., per esempio, sino a fine Settembre, facendo iniziare il prossimo a.s., come una volta, al primo Ottobre.

Perché in casi di emergenza, come questo, bisogna PER FORZA rispettare CRISMI DI NORMALITA’, QUANDO DI NORMALE NON C’ E’ PIU’ NIENTE, a danno dei principi di LEGALITA’ ED EQUITA’ SOSTANZIALE, volendo forzatamente SOSTITUIRE L’ INSOSTITUIBILE?

Perché vede, Ministra, la soluzione, propinata come il rimedio a tutti i mali, della didattica a distanza, NON PUO’ SOSTITUIRE la didattica tradizionale, né nella forma, né, soprattutto nella sostanza, ponendo NON tutti i ragazzi in condizioni di parità ( si pensi a chi non è in possesso di pc o tablet) ma, soprattutto, non rispettando il loro sacrosanto diritto all’ istruzione che include anche una IMPARZIALITA’ di trattamento fondata, IN PRIMIS, su valutazioni serie e premiali per i più meritevoli.

La prego, cara Ministra, NON PERMETTA QUESTA INGIUSTIZIA SOCIALE.

PRIMA di ogni provvedimento rifletta sulla opportunità di fare scelte di coraggio al fine di garantire VERAMENTE nella sostanza i principi di legalità ed imparzialità che devono sempre regolare l’attività della P.A.

Per ultimo, ma non per ordine di importanza, sta la considerazione che al fine di fornire a più soggetti possibili P.C. o tablet, in una corsa affannosa a sostituire l’insostituibile, si toglierebbero risorse finanziare che potrebbero e dovrebbero essere devolute, in questo drammatico momento, a garantire i primari diritti alla vita e alla salute.

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