Femminicidi, ripartire dall’educazione e proporre un nuovo modello di uomo. Lettera

di redazione
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I drammatici fatti che si stanno verificando all’interno della
famiglia e della società, dall’inizio dell’anno ad oggi vi sono stati
ben 43 femminicidi, impongono una seria riflessione su un triste
fenomeno che vede negativamente protagonisti padri, mariti e fidanzati
che sorprendono, deludono, fuggono e, per cause banali e meccanismi
sconosciuti, ritornano aggressivi e violenti distruggendo in pochi
attimi importanti progetti di vita.

Nel rapporto di coppia l’uomo, a volte, può attivare antichi
timori, sentimenti di rivalità, di gelosia e perfino di invidia nei
confronti della donna, ma, soprattutto, a causa di abbandoni e
divorzi, può entrare in crisi il suo potere assoluto, il suo
principio di autorità, il suo essere forte e dominatore nel tempo e
nella storia.

La nostra società per cercare di arginare e contrastare questo assurdo
fenomeno e macabro rituale, necessita di un mutamento antropologico
capace di contrapporre e imporre alla figura del maschio padrone,
autoritario, tiranno, violento, depositario della legge, quella di un
nuovo modello di uomo sensibile e gentile, attento e disponibile,
sufficientemente buono, capace di rapportarsi con dolcezza piacere e
naturalezza e assolvere, in famiglia, alcune importanti funzioni
tipiche della donna. Uomini capaci di affrontare con grande impegno
e senza alcuna strumentalizzazione ideologica, tutte le funzioni del
maternage, un padre buono, un uomo materno che, con vivace
naturalezza e senza conflitti interiori, riesce abilmente ad operare
una profonda rivoluzione culturale, ovvero, uno scambio, una
integrazione e un completamento dei ruoli maschili e femminili.
In questo modo, la familiare convivenza quotidiana ha un effetto
rassicurante e rasserenante, genera mitezza, armonia e dona agli
uomini un’esistenza completa, non più conflittuale, non più minacciata
nella sua virilità.

È necessario, dunque, diffondere a livello educativo, attraverso la
revisione di testi scolastici prevalentemente strutturati in base a
moduli relazionali del passato, la graduale eliminazione di giochi e
argomenti bruschi, violenti e la diffusione di esperienze integrate
da una dimensione emotiva e affettiva, la conoscenza e la cultura del
padre materno.

I ragazzi, in pratica, vanno educati alla dolcezza, è importante che
nel processo di sviluppo e di crescita, ciascuno possa fare
l’esperienza rassicurante di un dolce abbraccio paterno, di una figura
protettiva, forte, ma al tempo stesso tenera. Un uomo materno con una
precipua funzione pedagogica, destituito del suo potere aggressivo e
impegnato non a dettare legge, ma a diffondere amore e letizia.
Modelli di padri affettivamente assenti preoccupati solo
dell’esercizio della propria autorità, provocano solo ferite
gravissime e precludono ogni spazio di libertà e di autonomia.

Mazzeo Fernando

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