Fedeli: sospesi e licenziati insegnanti colpevoli di molestie sessuali. La nuova norma nel contratto, cosa prevede

Sul Corriere della Sera Gianna Fregonara in una lunga intervista al Ministro Fedeli dà una nuova anticipazione su una norma che si vuole introdurre nel nuovo contratto, in questi giorni oggetto di discussione tra ARAN e sindacati.

“Non verranno messi a gestire la biblioteca della scuola, né saranno trasferiti in un altro istituto. Non resteranno a disposizione del preside, come succede ora.” Questa la sintesi giornalistica della nuova norma, che viene spiegata dal Ministro stesso “Chi viene giudicato colpevole dopo il procedimento disciplinare, sarà comunque licenziato”

Dunque il licenziamento – se la norma venisse mantenuta così – potrà scattare per la colpevolezza rispetto a ciò per cui l’insegnante viene giudicato, anche se il comportamento non dovesse costituire reato. Naturalmente le accuse potranno essere circoscritte alle molestie sessuali.

LA NORMA

Il docente accusato di comportamenti o molestie a carattere sessuale nei confronti di alunne o alunni, studentesse o studenti minorenni, viene sospeso dall’insegnamento e sottoposto a iter disciplinare, al termine del quale, se giudicato colpevole, scatta il licenziamento

“Un docente che ha molestato una studentessa non può rimanere al proprio posto – prosegue la Fedeli – Non sfugge infatti a nessuno che nel particolare e delicato rapporto che si instaura tra docente e discente ci sono dei limiti che non possono mai essere varcati. E’ anche questione di etica professionale. E’ intollerabile che gli autori di queste violenze siano coloro ai quali le famiglie affidano i proprio figli e le proprie figlie”.

E prosegue “Io dico brave alle ragazze che denunciano, che hanno il coraggio di dirlo ai genitori e ai professori. Ma queste ragazze devono trovare ascolto, sostegno e risposte proprio dentro le istituzioni”

IL DOCENTE HA UNA RESPONSABILITA’ PUBBLICA

“Certo, ci vogliono verifiche accurate ma rapide, il procedimento disciplinare da parte dell’Ufficio scolastico regionale e poi, se c’è colpevolezza, la sanzione, sempre la più grave perché c’è un rapporto asimmetrico di forza oggettiva del professore nei confronti degli alunni. La libertà di insegnamento non c’entra perché deve e può riguardare la didattica ma non giustifica atteggiamenti scorretti. Il docente ha una responsabilità pubblica per questo se non rispetta il suo ruolo non solo può commettere reati ma anche creare un vulnus nel rapporto di fiducia con l’amministrazione e con lo Stato che lo delega”

Alla domanda “Il licenziamento scatta anche se non c’è un reato vero e proprio, accertato con sentenza definitiva?” il Ministro risponde “Non tutte le infrazioni disciplinari hanno rilievo penale. Nei limiti della legge Madia sul pubblico impiego va messa aggravante per tutte le molestie nei confronti dei minori”.

Leggi l’intervista sul Corriere.it

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