Fase transitoria abilitazione e reclutamento, Mida: urge soluzione per reale svolta su precariato

di redazione
ipsef

Comunicato MIDA precari – La II fascia va stabilizzata! Non si dica che la coperta è corta, perchè le scelte politiche si fanno in base alle priorità.

La situazione è tristemente chiara ed il calendario è lì a ricordarci che a metà novembre il caos regna ancora sovrano nelle scuole. A prescindere dai ricorsi ai vari tribunali, nelle scuole italiane mancano di fatto insegnanti in diverse classi di concorso! Gae esaurite, posti vuoti occupati da abilitati precari e nel frattempo gruppi di docenti vorrebbero il potenziamento generando così un’ennesima simil-fase C?

I decisori politici e i funzionari del MIUR dovranno poi spiegarne le cause ai genitori, che a metà novembre aspettano ancora gli insegnanti per i loro figli, soprattutto alla secondaria di primo e secondo grado. Dovranno spegare loro come mai vengono utilizzati ancora i precari in alcuni casi addirittura di III fascia (alla faccia di chi ostentava la fine della “supplentite”) e dove è andata a finire la continuità didattica tanto decantata.

Dovranno ammettere che era tutta “fuffa” la storia degli studenti al centro dell’attenzione e che è stato scelto di assumere gente che di fatto non serve ma che “bisogna” sistemare. Dovranno ribadire che la scuola non è un ammortizzatore sociale, quando un’intera categoria di docenti abilitati (II fascia d’istituto) viene tenuta fuori dal reclutamento a tempo indeterminato e fioccano invece decine e decine di convocazioni e telefonate di segreterie scolastiche alla disperata ricerca di docenti.

Ora che la definizione delle deleghe alla L. 107/2015 va ad accavallarsi a livello di tempistico con il quesito referendario, è palese come le forze di governo e i loro alleati stiano facendo una massiccia campagna per il Si, utilizzando anche la “carota” di ipotesi assunzionali a varie tipologie di precari che chiedono lavoro e la stabilizzazione, ma che in realtà non sono prioritari per la loro utilità.

Non si gridi ora alla solita guerra tra poveri, poichè è necessario avere l’onestà intellettuali di ammettere l’evidenza, sia da parte dei politici che da parte dei docenti. Il concorso è stato un mezzo discutibile , fallato e assolutamente inadeguato a risolvere la situazione, nonostante la protervia di chi lo ha voluto .

Ora è tempo di correggere il tiro, ascoltando davvero e normando una fase transitoria al nuovo sistema di formazione e reclutamento che risolva le tante criticità che si sono palesate dopo l’approvazione della “Buona Scuola”. Entro gennaio dovrà essere trovata la “quadra”,passando anche per la legge di Bilancio,per arrivare a definire quelle deleghe che rimangono ancora avvolte nella nebbia.

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