Fase 2, per il 49% delle mamme il rientro al lavoro sarà inconciliabile con la famiglia

Secondo il nuovo report della Fondazione studi Consulenti del lavoro ‘Mamme e lavoro al tempo dell’emergenza Covid-19’, ha evidenziato che nella fase 2 si acuiranno i disagi per i 3 milioni di donne con almeno un figlio piccolo (con meno di 15 anni), che circa il 30% delle occupate totali (9 mln 872 mila), proprio perché dovranno ritornare al lavoro e probabilmente non ci saranno aiuti per l’accudimento dei figli.

Su 100 occupate con almeno un figlio con meno di 15 anni, 74 hanno lavorato ininterrottamente (contro 66 uomini nella stessa condizione), il 12,5% ha ripreso il lavoro dallo scorso 4 maggio, mentre il 13,5% dovrebbe ritornare alla propria attività entro la fine del mese.

Circa 1mln 426 mila lavoratrici (il 48,9% delle mamme lavoratrici) dovranno rientrare fisicamente al lavoro, di queste circa 710 mila percepiscono uno stipendio netto inferiore ai 1.000 euro.

Sarà molto difficile per queste mamme poter prendere altri congedi parentali o trovare una baby sitter, anche per gli alti costi che si avrebbero per situazioni non più emergenziali, ma protratte nel tempo.

Alla fine della fase 1, a fronte di una richiesta molto ampia di congedi straordinari (al 28 aprile risultavano erogate 242.206 prestazioni secondo l’ultima rilevazione Inps) le domande di bonus baby-sitting sono state molto più contenute (pari a 93.729), anche a causa delle difficoltà di reperire in tempi brevi una persona adatta ad accudire i figli.

“Certamente è utile confermare e prorogare con il prossimo decreto gli strumenti di sostegno emergenziali già previsti per le famiglie, ma al contempo bisogna pensare a strumenti strutturali per rafforzare i servizi di assistenza per la cura dei figli. Solo in questo modo riusciremo a superare il ritardo italiano delle donne a lavoro che rischia, se non colmato in tempi brevi, di lasciare a casa molte lavoratrici mamme. Soprattutto a causa di questa emergenza sanitaria”, ha dichiarato Rosario De Luca, presidente della Fondazione studi consulenti del lavoro, come riporta l’Adnkronos.

“La conciliazione è essenziale per permettere la piena partecipazione delle donne al mondo del lavoro e in tutti i settori produttivi”, ha concluso.

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