Fare lezione a scuola con i videogiochi serve ad imparare per la vita reale?

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Giulia Boffa – I videogiochi prendono sempre più piede nella didattica scolastica degli USA.

In una scuola media di new York, riporta il Corriere della Sera, gli studenti li usano come strumento primario di apprendimento in quasi tutte le materie. Non ricevono voti, ma avanzano di livello, da "principiante" ad "apprendista" via via fino a "maestro" e  lavorano in gruppo nella risoluzione di problemi.

Giulia Boffa – I videogiochi prendono sempre più piede nella didattica scolastica degli USA.

In una scuola media di new York, riporta il Corriere della Sera, gli studenti li usano come strumento primario di apprendimento in quasi tutte le materie. Non ricevono voti, ma avanzano di livello, da "principiante" ad "apprendista" via via fino a "maestro" e  lavorano in gruppo nella risoluzione di problemi.

Gli studenti imparano a creare i loro videogiochi, le lezioni si chiamano "avventure", anche se le materie sono quelle classiche curriculari.

Dietro questo progetto, c’è una designer di videogiochi, Katie Salen, che dirige il centro di ricerca «Institute of Play» in collaborazione anche con esperti di pedagogia. A sostenere le ricerche in questo settore ci sono anche fondazioni come la MacArthur e quella di Bill e Melinda Gates e una spinta arriva anche dallo stesso governo federale.

Molti sono i sostenitori dei videogiochi didattici, che li usano per insegnare,giocando, dalla matematica all’educazione civica: il Joan Ganz Cooney Center sta  monitorando l’uso dei videogiochi da parte degli insegnanti in America.

Non mancano però i detrattori di questa pratica.

Essi sostengono che non tutte le scuole hanno i fondi per comprare lavagne interattive, PlayStation e pc, e soprattutto ci sono dubbi su come vanno formati i docenti per questo tipo di insegnamento.

Non tutte le scuole infatti hanno i fondi necessari per colmare il digital divide dei ragazzi, nonostante negli USA sia stato pubblicato il nuovo piano nazionale sulle tecnologie educative, che parte dall’idea che la tecnologia debba essere integrata nell’esperienza scolastica quotidiana: del resto lo stesso presidente USA Obama ha espresso delle perplessità sull’uso dei videogiochi, che tolgono spazio all’attività fisica e alle famiglie, ma nello stesso tempo auspica l’uso dei videogiochi didattici soprattutto per la matematica e le scienze.

Tra le altre critiche compare anche quella relativa al dibattito sulle competenze da insegnare ai ragazzi: serve ancora imparare a scrivere a mano o ricordare informazioni a memoria nell’era dei tablets e di Google?

Ma anche: serve usare i videogiochi quando nella vita reale non sarà possibile ricominciare quando si sbaglia?

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