Fare il docente è un lavoro usurante: sempre più esposti a malattie mentali e fisiche. Prioritario sensibilizzare le giovani leve

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Oggi più che mai il “lavoro educativo” è un “ambito professionale particolarmente esposto a condizioni stressogene”, soprattutto tra i più docenti più giovani e caratterialmente fragili o emotivi.

In questo senso è da considerare positiva la notizia dell’inserimento, da parte del governo, della categoria degli insegnanti di scuola primaria tra coloro che svolgono un lavoro usurante e, dunque, possono accedere all’Ape Sociale.

L’insegnamento, come ha dimostrato uno studio pubblicato da Orizzonte Scuola nel 2018 e realizzato da Arianna Ditta, psicologa e psicoterapeuta , è considerato tra le professioni più predisposte allo sviluppo di problemi di salute mentale (ansia, depressione, rabbia, etc.), malattie fisiche (mal di testa, ulcera, reattività cardiovascolare, etc.), o sintomi comportamentali (assenza per malattia, minore impegno, assenteismo, etc.).

Diverse ricerche, nel corso degli anni, hanno rilevato il rischio per i docenti di sviluppare, nel corso della loro carriera, la sindrome di Burnout.

I più esposti al rischio burnout risultano, oltre ai più giovani, anche i docenti più emotivi e stanchi, spesso con tanta anzianità lavorativa alle spalle: “Un insegnante che presenta alti livelli di esaurimento emotivo e depersonalizzazione sarà anche meno capace di controllare le emozioni, adottando con molta probabilità stili comportamentali incentrati sulla passività, e strategie di coping disfunzionali”.

Lo studio ha, infine, evidenziato che un’efficace gestione dello stress e la prevalenza di stili di coping positivi, permettono al docente di sperimentare un benessere globale, rispetto alle diverse dimensioni della sua vita, proteggendolo dal burnout.

Ciò pare, però, realizzabile attraverso un attento lavoro di prevenzione e promozione del benessere degli insegnanti, mettendo a punto programmi formativi che tengano conto delle diverse competenze che agli stessi vengono richieste.

“Appare, dunque, prioritario – si legge nel rapporto – il supporto offerto da una rete costituita da risorse dentro e fuori il contesto lavorativo, così come il contenimento e la canalizzazione delle emozioni emergenti nelle situazioni complesse, lo sviluppo nei docenti di ruoli e stili più attivi ed assertivi, ed infine la promozione di un ambiente di lavoro soddisfacente, che possa limitare il divario tra la realtà e le aspettative”.

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