“Fare forca a scuola”, il regista Pieraccioni sui social scatena l’ondata di ricordi. Tante le avventure raccontate dai suoi fan

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“Stanno riaprendo le scuole, parliamo di cose serie. A Firenze quando si salta la scuola si dice ‘fare forca’, ma ce ne sono altri 100 modi di dire. Pare che adesso, se l’alunno è assente, si avverta subito i genitori con un sms. Questa cosa non è bella, è da spioni! Rivendico il diritto sacrosanto di almeno quattro forche in un anno!”.

A scrivere sulla sua pagina Facebook di saltare la scuola a ridosso della prima campanella è il regista, attore e sceneggiatore fiorentino Leonardo Pieraccioni.

Poi aggiunge: “Io arrivavo davanti a scuola e all’improvviso, perché la vera forca non è mai programmata, sentivo le sirene di Ulisse che mi chiamavano dal Giardino di Boboli  all’epoca il Guantanamo dei ripetenti. La forca doc si fa da soli. Io davanti al cancello di Periti aziendali e corrispondenti in lingue estere sentivo rimbombarmi in capo un “come hereeee” ed a tutto foho sgassavo col mio Ciao pk blu verso il mitologico Giardino”.

“A Novembre fermi su quelle panchine ghiacce si congelava, ma c’erano i tetti di Firenze davanti che ti scaldavano. Io mi accendevo inventandomi e fantasticando sulle vite di quelli che vivevano sotto quei tetti e spesso la forca ghiaccia e in solitaria era tanto più poetica e creativa di una lezzione d’itagliano!”.

Seguitissimo sui social, anche questo sulla scuola ha fatto il pieno di like, cuoricini e commenti: più di 4mila.

Pieraccioni –  contattato da La Repubblica – spiega: “La forca ti forma, è un momento catartico, di puerile rivoluzione ma sempre di rivoluzione si tratta”.

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