La Buona scuola è un brand. Samsung e Microsoft sponsorizzano riforma. Come il lessico rivoluzionerà la scuola

di Paolo Damanti
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Dalle figure quadro alla "scuola come brand", il linguaggio aziendalista entra prepotentemente nel mondo della scuola, l'ultima spallata spetta a Faraone.

Se la scuola è un brand: meglio, secondo il Sottosegretario Faraone, a diventare brand è il progetto di riforma della scuola. Ed in effetti sul piano mediatico è stata venduta bene.

Il termine brand  (marca, in Italiano), è mutuato dal mondo anglosassone e indica prodotti o servizi che vengono bene identificati da loghi e mission per differenziarli da altri prodotti simili. Un termine che svela il lavoro mediatico di questi mesi, portato avanti magistralmente dalla compagine di Governo.

Ma non è l’unico termine mutuato dal mondo aziendale che in questi giorni si sta cercando di far entrare nel lessico scolastico.

C’è anche il termine “quadro”, non inteso nel senso artistico del termine, ma, appunto, nel senso aziendalistico, come classificazione di lavoratori dipendenti appena sotto i dirigenti e appena sopra gli impiegati. Dove il dirigente sarebbe il dirigente scolastico e il semplice impiegato il docente. Nel mezzo il “quadro” che sarà un docente specializzato che si occuperà di incarichi legati al funzionamento della scuola. Chi sarebbero in questa metafora gli operai? Quarto gradino della classificazione in categorie dei lavoratori di un’azienda, gli ATA?

Sembra chiaro dove il Governo vorrebbe andare a parare. Il lessico è importante, plasma la realtà e la mentalità. Così, oggi, abbiamo assistito all’ingresso di queste due nuove parole e all’annuncio di due grosse aziende multinazionali che investiranno cospicui denari nella scuola italiana, si tratta della Microsoft e di Samsung.

Cosa sponsorizzeranno? “La scuola e le buone pratiche”, scrive il Sottosegretario Faraone nella sua newsletter. Una indicazione alquanto vaga.

Una domanda, per concludere, vogliamo concedercela, la “Buona scuola”, sarà la scuola degli sponsor?

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