Far valutare gli alunni dai genitori per contrastare la violenza contro i docenti. Lettera

di redazione
ipsef

item-thumbnail

Inviato da Fernando Mazzeo – Il momento di grave crisi di valori, di grave disagio e di conflittualità tra scuola e famiglia è sotto gli occhi di tutti: docenti quotidianamente offesi, criticati, insultati, maltrattati e, nei casi più gravi, anche picchiati.

I recenti fatti di cronaca vedono coinvolti un numero sempre maggiore di insegnanti che, per vari motivi, richiami, note, voti negativi, voti positivi, ma non rispondenti alle attese delle famiglie, vengono fatti oggetto, con un linguaggio discutibile e, a volte, offensivo, delle più irrazionali, strane e assurde critiche e contrapposizioni, anche attraverso il web.
Interrogarsi sulle responsabilità e sulla necessità di attivarsi per garantire un minimo di rispetto e di tutela a docenti che, a causa delle eccessive ingerenze di genitori sempre più determinati a voler condizionare il percorso educativo e le scelte valutative nei confronti dei propri figli, sono quasi costretti a vivere in trincea, è fondamentale.
La prima istintiva reazione davanti ad un fenomeno che, anche a causa di relazioni sempre più virtuali, apparenti che facilitano la tendenza a screditare e infangare è, ormai, fuori controllo, è di rabbia, delusione, sconforto, tristezza.
Tutto ciò dovrebbe portare ciascuno di noi ad interrogarsi sul perché un ambito così delicato e complesso come la valutazione, riservato solo a specialisti del settore – i docenti del Consiglio di classe, possa volgarmente essere contaminato da inopportune ingerenze, da messaggi di disprezzo, odio e divisione che mettono in
discussione la credibilità e l’efficacia di determinati strumenti docimologici, alimentando così rancori che spingono ad innalzare muri con in cima cocci aguzzi di bottiglia.
L’azione educativa e didattica è, di fatto, ostacolata, nella maggior parte dei casi, da questa contrapposizione duale, scuola e famiglia che crea distanza, allontanamento e separazione.
In linea di principio, ogni valutazione, ogni giudizio, ogni idea di scuola ha come unico obiettivo quello di tener conto dei reali problemi e potenzialità di ciascuno e orientare verso un interesse formativo globale in grado di garantire a tutti quell’ armonia e quel “successo” che la scuola si propone di realizzare.
Da ciò si evince che il giudizio viene sempre espresso in termini di esperienza vissuta sull’itinerario di studi seguito e tenendo conto di altre forme di valutazione, degli interventi dell’insegnante e delle risposte a precipui stimoli educativi e culturali. In pratica, il voto è il risultato di due livelli valutazionali: uno intrinseco e uno estrinseco di cui solo i docenti possono avere una conoscenza chiara, qualificata e approfondita.
In questa prospettiva, non si riesce a comprendere come mai le famiglie che dovrebbero relazionarsi in modo costruttivo e rigettare a priori la deleteria cultura della contrapposizione, possano continuare ad utilizzare in modo arbitrario e gratuito espressioni e azioni di protesta orientate sempre, comunque e a prescindere ad offendere, a delegittimare il lavoro dei docenti e del consiglio di classe chiamato, sulla base dell’ art. 2 del D.L. 62/17, a proporre ed a ratificare il voto di ogni singolo alunno.
Tutto ciò non fa altro che alterare i già precari equilibri educativi e alimentare pericolose forme di contestazione, opposizione e ribellione che, il più delle volte, come spesso accade, si traducono in una evidente violazione dei diritti altrui e, nei casi più gravi, in gratuita e ingiustificata violenza.
Indubbiamente, viviamo in un periodo di profonda crisi di valori e di identità: scuola e famiglia appaiono sempre più distanti e incapaci di favorire relazioni e comportamenti eticamente fondati.
Pertanto, poiché la scelta del voto atteso e desiderato sembra costituire per i genitori l’unico obiettivo e l’unica forma di compartecipazione educativa, provocatoriamente e paradossalmente, per arginare il dilagare delle più strane forme di protesta contro i docenti, si potrebbe modificare l’art. 2 del D. L. 62/17 e demandare, in via sperimentale, la valutazione degli alunni al Consiglio dei genitori.
Allora, sarebbe veramente piacevole e interessante assistere ad un Consiglio dei genitori che discute sullo studio, sull’impegno, sulla partecipazione, sul comportamento e, soprattutto, sui voti da assegnare ai propri figli.
L’assemblea si prospetta interessante e molto animata.

Versione stampabile
anief anief
soloformazione