Famiglie e docenti uniti nell’esercizio della virtù della pazienza. Lettera

di os_admin
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inviato da Fernando Mazzeo – Assistere al tramonto dell’anno vecchio e restare svegli tutta la notte per ammirare l’alba di un nuovo anno, è una consuetudine dei tempi moderni.

Tuttavia, ciascuno, come in passato, sogna di evadere dal presente e prendere il largo  verso mete più felici e gratificanti.

Ripercorrendo i mesi del calendario 2018,  davanti ai nostri occhi si schiudono orizzonti ricchi di eventi, più negativi che positivi,  dal punto di vista  politico, culturale, sociale, educativo, economico, scolastico e familiare.

Emergono problemi e mistificazioni  celebrate sotto il nome di una società fraterna, di una famiglia amorevole, di una economia solidale, di una  politica vera,  di una cultura feconda, ma, soprattutto, riaffiorano labili e contraddittori  cambiamenti  per riscattare la scuola, per creare sotto l’etichetta   di  pseudo innovazioni scolastiche orientate ad accrescere il valore dell’educazione,  un nuovo ponte tra scuola e società, tra scuola e famiglia, tra docenti e alunni  e placare quel  tempestoso e diffuso malessere  e disagio educativo.

Nell’oscuro percorso  dell’esistere il giovane, facilmente,  si imbatte   in fatti e idee che dovrebbero aiutarlo a far emergere l’aspetto più acuto e suggestivo del suo crescere verso la costruzione di una personalità piena, convinta, matura  e responsabile. Ma non sempre è così. Le distrazioni, le paure, le comodità, le cattiverie, svuotano la vita del valore,  della forza  e dello splendore dell’amore. Ed è proprio lo splendore l’espressione più bella  di questo nostro vivere, di un’educazione che deve costituire il richiamo a diventare più pazienti e più disponibili all’accoglienza e all’ascolto dell’altro.

In questo nuovo anno, per riempire questi vuoti, per creare una educazione nuova, il mezzo più umile ed efficace è quello di incominciare a riformare situazioni sociali e personali,  a vivere il proprio tempo come  un impegno    gravido  di soluzioni risolutrici delle nostre autentiche esigenze e, soprattutto,  capace di dare luce,   senso  e valore alla nostra vita.
Guidare questo cammino è il compito più affascinante di ogni educatore che non è chiamato ad accogliere immediate e piacevoli mode, ma interpretare il mondo che pulsa attorno ad ogni ragazzo    e farsi portatore, amministratore, elaboratore di beni e valori educativi superiori.

Troppo spesso, però,  a livello educativo, non si tiene conto dell’incontro dinamico di tanti fattori e non si fa critica in prospettiva positiva, cioè, come condizione che abbia forza costitutiva sul piano etico,  ma si fa libera  opposizione negativa che impedisce  ogni forma di  dialogo e la valutazione oggettiva dei fatti e dei problemi.

Pertanto, in questo nostro tempo che potremmo definire “età della critica”, l’educatore deve essere  forza amorevole e paziente che attira e che sospinge, che apprezza le esigenze e le risorse della valorizzazione psicologica e morale, partendo da quanto di positivo il  giovane ha in sé  in un clima di fiducia e di gioia reciproca.

Per  supplire a tutte le deficienze di una famiglia, di una cultura e di una  società che poco o nulla riescono ad attuare del principio della valorizzazione soggettiva, che si fonda sull’adesione della volontà al bene,  non basta che i doveri siano anche valore, ma devono dimostrare di esserlo.
Infatti, è  attraverso la nobile arte della valorizzazione soggettiva che ogni momento di crescita, ogni nozione intellettuale tenderà a favorire la libera adesione alla ragionevolezza e  farà sì che nell’educando trionfi  la facoltà del bene, “l’appetitus boni”.

Questa visione della vita e dell’educazione  aiuta, gradualmente,  a scoprire gli aspetti positivi della realtà,  impedisce di irritarci e  ci invita, nei momenti giusti,  a tacere e, tacendo, a gridare con il grido della pazienza, perché la pazienza fa parte della natura  del dialogo educativo: senza di essa la relazione educativa e affettiva è destinata ad arrestarsi alle prime parole.
Per questo, pur trovandoci in contesti educativi ancora   complessi,  difficili e problematici, dove lo sviluppo giovanile è ricchissimo di novità e situazioni ad altissimo influsso  e condizionamento di comportamenti buoni o cattivi,  l’educazione familiare e scolastica richiede inevitabilmente l’esercizio costante della  virtù della pazienza.

Senza la forza della pazienza  i genitori e gli educatori  non possono  creare le condizioni ideali nelle quali i fattori educativi agiscono ed operano con maggiore probabilità di successo, né tantomeno, nel processo ordinario della vita, possono aiutare il ragazzo a gestire e controllare, improvvisi, violenti e sconvolgenti risvegli di gioia, di dolore, di solitudine  o di angoscia.

Quando il giorno declina e  si allungano le ombre della sera e si raffredda il calore dell’amore,  tocca alla famiglia e agli educatori  mettere in atto l’arte della valorizzazione soggettiva che porta alla stima di sé, tende al bene ed è espressione di un atto di volontà, di un comune cammino che consente di affrontare serenamente le fatiche della vita.

Consapevoli di questa universale convinzione circa la necessità della pazienza come disposizione interiore per dialogare, per ascoltare, prima di parlare, la voce del cuore, genitori e docenti non possono  essere considerati  persone che invadono l’intimità personale per portarvi una legge esterna, per incatenare a un dovere, ma anime   che,  guidate e sorrette dall’amore educativo,  hanno occhi, orecchi  e cuore per i giovani, che sanno pazientare e vibrare con essi nel bene per gioire e nel male per ricercare motivi di fiducia e di speranza.

Entrare  dentro le sempre più complesse vite dei ragazzi, per aiutarli a capire ed a capirsi,  per  condividerne ansie, gioie, ricerche, situazioni limpide e intricate è il dono più bello.

E allora,  in questa ontologica ricerca del bene, la pedagogia della pazienza è garanzia di efficienza educativa, irresistibile forza che desidera avventurarsi nel sentiero delle virtù  che  colgono il senso dinamico della personalità e sono  espressione di luce, forza e verità.

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