Famiglia o ruolo? Ecco il dilemma dei docenti precari a causa del vincolo quinquennale. Lettera

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inviata da Pilar Mura – Famiglia o ruolo? Questo è il dilemma davanti al quale si sono trovati o si stanno trovando in questi giorni tanti docenti precari, alcuni dei quali ormai “storici” e non
più giovani, giunti finalmente alla soglia del tanto agognato “RUOLO”!

Nei proclami di chi ci governa compaiono le cifre che parlano di assunzioni con procedura ordinaria, straordinaria e della call veloce ma non si fa assolutamente menzione, neanche da parte dei sindacati, dell’eliminazione “coatta” di coloro che vengono fatti scomparire in silenzio dalle Graduatorie di merito regionali.

E come se si stesse partecipando al gioco della roulette e si seguisse con apprensione il movimento della ruota che gira, con la paura che la pallina bianca possa cadere nel settore numerico
sbagliato. In questo caso però non si tratta di un gioco, ma della stabilizzazione di docenti che hanno “servito” per anni lo Stato e che davanti al terribile ricatto del “ruolo”, in una sede nella quale dovranno rimanere “inchiodati” per cinque anni, lontani dal proprio “nido familiare”, come direbbe Pascoli, costituito da marito,  moglie, compagno, compagna, figli e abitazione, per il riscatto della quale versano consistenti rate alle banche che hanno dato loro la possibilità di acquistarla, rinunciano alla proposta di contratto a tempo indeterminato pur sapendo che questo
comporterà la loro “morte” (scomparsa) silenziosa.

Lascio soltanto immaginare quali sentimenti possano attraversare l’animo di coloro che vedono cancellati con un semplice click l’onestà intellettuale con la quale hanno sempre svolto il loro lavoro, i sacrifici fatti e i soldi spesi in tutti questi anni.

E la domanda che sorge spontanea, come diceva Lubrano in una nota trasmissione di Rai 3, è come sia possibile riservare un trattamento diverso a docenti inseriti nella medesima graduatoria di merito. Forse per far partire l’ennesimo ricorso e far spendere a noi poveracci altro denaro? In Italia, purtroppo, questa è diventata la consuetudine, senza considerare che una sentenza positiva in seguito a un ricorso, dovrebbe essere estesa a tutti coloro che si trovano nella medesima condizione, ma questo non succede nel nostro Paese.

È più incostituzionale stabilizzare i precari che hanno più di tre anni di insegnamento facendo partire un Percorso Abilitante Speciale, come del resto si è fatto per tanti anni nel nostro Paese, o permettere che venga meno il rispetto di alcuni articoli della nostra Costituzione che tutelano la famiglia come istituzione? L’articolo 30 infatti recita: “è dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli”, l’articolo 31: “la Repubblica agevola con misure economiche e altra provvidenze la formazione della famiglia e l’adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose”, l’articolo 37: “le condizioni di lavoro devono consentire l’adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione”.

Non si è tenuto conto proprio di questo, che a farne le spese maggiori saranno ancora una volta le donne! E pensare che il decreto “incollati per cinque anni” porta proprio la firma di una donna! Mi chiedo come si possa dare il meglio di sé in un lavoro che richiede un grande dispendio di energie fisiche e psicologiche, se si è costretti a stare lontani dai propri affetti e ad “abbandonare” i propri figli nei momenti più delicati della loro crescita, senza tener conto delle conseguenze anche dal punto di vista economico.

Sembra quasi che nel prendere la decisione del vincolo quinquennale alcuni non abbiano tenuto conto del fatto che alcune regioni d’Italia (per esempio la Sardegna) siano molto estese rispetto ad altre e prive di vie di comunicazione e di mezzi di trasporto che permettano spostamenti agevoli e veloci. Dimenticanza nella quale è facile cadere considerando che la geografia nelle nostre scuole è ormai diventata un optional, eppure si parla tanto di sviluppo sostenibile e rispetto dell’ambiente.

Proprio Lei, Ministro Azzolina, in un’intervista a Radio 24 ha affermato che erano state inoltrate circa 10 mila domande per la call veloce ma che poi tanti non hanno portato a termine la procedura per la paura del Covid, ne è proprio Sicura? O forse la clausola dei cinque anni ha fatto desistere molti di noi, non più giovani ormai, dal portare avanti la procedura, preferendo rimanere precari piuttosto che abbandonare figli, compagni, mogli o mariti? Sarebbe sicuramente più facile assicurare la continuità didattica se un docente avesse la possibilità di svolgere il proprio lavoro non troppo lontano dalla propria sede di residenza.

Come darle torto invece, Ministro Azzolina, quando in un’altra intervista ha affermato che voi non ereditate la scuola francese, la scuola tedesca o la scuola danese, voi ereditate una scuola che è stata violentata nel corso degli anni. Perché quelli che oggi vi criticano pesantemente e fanno campagna elettorale sulla scuola sono le stesse persone che hanno fatto tagli di miliardi alla scuola. Il 5 agosto del 2008 qualcuno votò per tagliare 8 miliardi di euro alla scuola e quel qualcuno oggi sta facendo campagna elettorale contro di voi”.

Come dimenticare, infatti, la maledetta riforma Gelmini che ha “snaturato” istituti tecnici e professionali, riducendone o eliminandone alcuni insegnamenti fondamentali? E anche allora, a farne le spese, fummo sempre noi, i precari con diversi anni di insegnamento alle spalle, che allora ci trovammo costretti a cercare un altro lavoro fuori dalla scuola o a ricominciare a insegnare in altre classi di concorso e che oggi ci troviamo a dover scegliere fr “ruolo” o “famiglia”; quegli stessi precari che frequentarono il PAS pagando 2.euro e che poi si videro attribuire trenta punti in meno rispetto ai colleghi abilitati mediante il TFA e che a ottobre prossimo, pur avendo maturato competenze fondamentali nel campo dell’insegnamento, saranno costretti a partecipare al
concorso senza vedersi valutati, anche soltanto per metà, i titoli di servizio prestati in classi di concorso diverse da quella per la quale si concorre e l’abilitazione posseduta, seppur per altra classe di concorso e altro grado di scuola.

Mi farebbe molto piacere, caro Ministro, discutere con Lei di tanti altri argomenti, ma ci saranno sicuramente altre occasioni per farlo.

Per il momento La saluto cordialmente e Le auguro un buon lavoro.
Con ossequio

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