Famiglia e scuola debbono recuperare un rapporto di alleanza educativa forte. Lettera

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“Sono Claudia Angelini, sono un'archeologa, ma soprattutto una mamma di tre figli che stanno frequentando la scuola dell'obbligo. Mio marito è un insegnante di lettere della scuola secondaria, per cui si può dire che sono sposata con questa meravigliosa Istituzione.

“Sono Claudia Angelini, sono un'archeologa, ma soprattutto una mamma di tre figli che stanno frequentando la scuola dell'obbligo. Mio marito è un insegnante di lettere della scuola secondaria, per cui si può dire che sono sposata con questa meravigliosa Istituzione.

Penso che la scuola e l'educazione dei nostri figli siano una questione che riguarda tutta la società anche se non direttamente coinvolta, perché si tratta di formare le nuove generazioni. Famiglia e scuola debbono recuperare un rapporto di alleanza educativa forte che purtroppo si sta progressivamente deteriorando in un vicendevole scaricarsi di colpe e responsabilità, in una continua sovrapposizione di ruoli che risulta del tutto improduttiva.

Bisogna quindi riallacciare un dialogo costruttivo che ridefinisca i confini dei ruoli con la capacità di rimettersi tutti in discussione, in modo da consentire ad entrambe le parti di svolgere con responsabilità, liberamente e serenamente il proprio compito. Tutti noi infatti abbiamo un grandissimo scopo che è quella di educare i cittadini di domani, che vuol dire guidare lo sviluppo di ciò che di autentico e proprio c'è in ogni persona. Insieme noi costituiamo un grande laboratorio di futuro. I nostri figli dovranno affrontare un avvenire diverso dal nostro e dovranno affrontarlo con una cultura che ne sia all'altezza, a prova di terremoto.

Io ho avuto il grande privilegio di essere cresciuta alimentata da grandi ideali di libertà, giustizia e di cultura per la libertà. Concetti che sono alla base della nostra Costituzione e della Scuola come Istituzione volta a garantire a tutti questi diritti. Purtroppo però oggi assistiamo ad un aumento dell'abbandono scolastico, a fenomeni di emarginazione e ad un preoccupante analfabetismo di ritorno.

Accanto a questo grave problema vi è una crescente disaffezione dei nostri ragazzi verso la scuola, con abbattimento conseguente della sete di conoscenza e di approfondimento. Oggi tendiamo a considerare i bambini e i ragazzi già dalla primissima infanzia come dei piccoli risparmiatori che devono accumulare informazioni come un capitale da reinvestire nella vita adulta. Li si carica di una tale quantità di lavoro in un percorso che, per scelta deliberata e condivisa socialmente, è ricco di ostacoli, rendendo la vita dei nostri figli la più spiacevole e dura possibile, eliminando tutto il piacere ed il desiderio di apprendimento. Si perdono di vista saperi essenziali e la cosa ancora più grave è che li priviamo di quei diritti fondamentali di cui sono depositari. Non rispettiamo i tempi naturali di maturazione, ostacolando una formazione autonoma e consapevole.

Mio padre, che è stato un grande uomo, diceva sempre che quando ci sono momenti di crisi bisogna tornare alle radici del pensiero e degli ideali per trovare la soluzione. Ed allora vado direttamente alle radici della parola Scuola che deriva dal greco scholè che indicava il tempo libero occupato piacevolmente, lontano dalle fatiche e passato a nutrire la mente e lo spirito, a coltivare la propria identità. Tempo dedicato allo studio inteso come passione, amore del sapere. Un tempo libero non perché vuoto ma perché nutre la coscienza e spalanca una vita autentica priva di catene e schiavitù.

Nostro compito dunque è che la cultura sia ricercata, desiderata dai nostri figli e questo non può essere imposto con fatiche e sforzi ma deve essere il risultato di stimoli e curiosità che partano proprio dalle specificità di ognuno. Ciò è anche condizione necessaria per conservare il prezioso spirito creativo tipico di ogni bambino che è fondamentale anche per la soluzione di problemi più o meno complessi.

La scuola svolge inoltre un'altra importante funzione. E' il luogo dove i nostri figli sperimentano per la prima volta cosa vuol dire fare parte di una società, che significa unirsi per cooperare e interagire al fine di perseguire uno o più obiettivi comuni. Per questo noi tutti dobbiamo disincentivare individualismo e competizione per favorire invece un forte senso di solidarietà e collaborazione tra i ragazzi che è mezzo indispensabile per garantire anche la massima inclusione, che non è integrazione o accettazione della diversità ma è valorizzazione ed inserimento di ciascuno individuo all'interno della società, indipendentemente dalla presenza di elementi più o meno limitanti.

Insomma io credo che nostro compito non sia quello di allenare e preparare i nostri figli sin da piccoli alle sofferenze, fatiche ed ingiustizie della vita con rassegnazione passiva, ma sia quello di crescere generazioni in grado di cambiare e migliorare attivamente e responsabilmente tutto ciò che di sbagliato e ingiusto c'è in questo mondo che noi affidiamo loro.

Per realizzare questo progetto educativo non servono riforme, decreti o leggi di cui possiamo stare anni a discutere e ridiscutere, perdendo intere generazioni con gravi danni per la nostra società.

Dobbiamo invece cogliere tutte le opportunità positive che vengono dalle varie iniziative nazionali come è il caso delle Indicazioni Nazionali per la stesura del Curricolo che risalgono già a 4 anni fa o all'attuale Piano Nazionale di Scuola Digitale che favorisce il ricorso a metodologie didattiche innovative e più vicine al mondo dei nostri figli.

Dobbiamo e possiamo attivarci per un cambiamento che è prima di tutto nell'approccio educativo verso i nostri ragazzi che devono tornare ad essere i veri protagonisti del loro futuro.”

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