Argomenti Didattica

Tutti gli argomenti

Fake news, un’opportunità a scuola per gestire criticamente l’informazione

Fake news, occorre pensare il fenomeno come un’opportunità per promuovere la competenza informativa (information literacy). Alcune idee per andare oltre l’assorbimento senza mediazione cognitiva di qualunque informazione presente nel Web.

Fake news, le ragioni della diffusione nel web

Le fake news hanno trovato un facile terreno di diffusione nel Web. Sinteticamente i motivi. Il ritorno economico facilitato dall’ampiezza della piazza virtuale del Web (v. articolo precedente) e una certa propensione al gesto compulsivo di cliccare su “I like” o “Condividi”, bypassando la fase dello smontaggio del testo e quindi della riflessione sul contenuto.
Il clic compulsivo è prodotto anche dall’overload informativo quantificato in2 zettabyte di dati. 1 zettabyte supera di 180 milioni di volte la documentazione presente nella biblioteca del Congresso di Washington, la più grande nel mondo. Questa contiene 158 milioni di documenti. Quindi lascio all’immaginazione del lettore (se riesce nell’intento) il compito di quantificare il super-tsunami informativo presente nel Web.
L’overload informativo ha condotto M. Prensky a definire la nostra mente come una capacità aumentata rimandando agli aspetti quantitativi, meno a quelli qualitativi. Solo quest’ultima condizione favorisce il passaggio dall’informazione alla conoscenza.

La scuola ambiente della lentezza e dei criteri  dove gestire criticamente le fake news

Oggi la funzione della scuola, più che in passato, è quella di favorire l’acquisizione di criteri per cercare, valutare, utilizzare e condividere  le informazioni  nel grande oceano informativo del Web (Information Literacy). Per conseguire l’obiettivo la scuola deve adottare il criterio della lentezza, declinato in alcune fasi di smontaggio e riflessione sul contenuto.
Nello specifico le bufale o fake news sono modellate (v. articolo precedente), seguendo alcune regole. La prima è quella di suscitare allarmismo, rabbia, odio, curiosità, amore per gli animali, avidità, morbosità, angoscia, insicurezza, razzismo, paranoia… Generalmente questi sentimenti sono favoriti dal format marketing del click-bait (acchiappa clic) e riguarda i titoli. Questi sono spesso proposti con pochi o nessun riferimento geografico e temporale. Il format scelto è il maiuscolo che presenta anche uno o più punti esclamativi e/o interrogativi. Queste opzioni formali facilitano la reazione emotiva desiderata nell’interlocutore.
Questo format è molto presente nei social, in quanto gli autori hanno maggiori possibilità di facili guadagni o ritorni narcisistici, dovuti alla maggiore propensione dei ragazzi a restare sulla superficie dell’informazione. Ecco due esempi.

Da notare il trucco per attirare l’attenzione del lettore: ” DA NON CREDERE”, “UN’ALTRA DRAMMATICA NOTIZIA”.  In altri casi è possibile incontrare altre anticipazioni: “LA NOTIZIA TI SCIOCCHERA!,”, “DEVI ASSOLUTAMENTE LEGGERE QUESTA NOTIZIA”…
Non è raro incontrare titoli allarmistici che contengono errori (rossi). Come nell’immagine di seguito, dove è dichiarata la “bufala” della notizia.

Altre notizie apparentemente vere sono proposte da testate giornalistiche che, giocando con l’alterazione di di uno o due caratteri, richiamano a una prima lettura superficiale quotidiani realmente esistenti. Come nel caso presentato sotto. ilmessaggero.it diventa ilmessangero.it
Chiara la strategia: puntare alla lettura veloce e sperare nella diffusione della notizia   da parte del lettore.

Altri casi presentano ilfattoquotidiano.com o ilgiornale.it con una diversa intestazione. Rispettivamente ilfattoquotidaino.com e ilgiomale.it.

Si può avviare con i ragazzi lo studio di queste notizie, proponendo  titoli autorevoli, inframmezzati da una o due titoli emotivamente forti.
Essi devono riconoscere quale sentimento amplifica (paura, rabbia…), coglierne gli amplificatori emotivi (maiuscolo, punto interrogativi ed esclamativi,..) e gli errori formali.

Stesso discorso può essere proposto con le testate giornalistiche, accertandosi prima che i ragazzi le conoscano.

Diversamente sarà l’insegnante che proporrà un momento informativo sulle principali testate e poi presentare alcuni esempi di bufale.
Queste attività  euristiche devono precedere  quelle  più informative e gestite  direttamente dall’insegnante. Riguarderanno la presentazione dei trucchi tecnico-formali utilizzati dai creatori di bufale. Essi rimandano all’assenza di link (siti, blog, documenti…) nel testo  e alla natura esclusiva  della notizia, cioè con un bassissimo livello di diffusione. Altri trucchi sono l’assenza della data e la presenza invece della firma dell’autore.

Didatticamente si possono proporre diverse attività per abilitare gli studenti a riconoscere queste peculiarità delle bufale. Si può iniziare con una lettura profonda della notizia, portandoli a riflettere sui motivi per cui la fake news è inaffidabile (inizialmente non sono a conoscenza della bufala). L’attività si concluderà con la creazione di un elenco degli elementi che danno credibilità all’informazione. Tra questi ci saranno sicuramente i richiami.
Un’altra attività è la ricerca mirata attraverso Google, Yahoo, Bing,DuckDuckGo (ottimo in funzione privacy)  di quanto la notizia rimbalzi (=diffusa) su altre testate o siti. In altri termini se è un’esclusiva del sito proponente e la notizia è priva di rimandi (fonti, documentazione integrativa…), allora occorre porre attenzione. Didatticamente si possono proporre notizie esclusive, anche preparate dal docente e inserirle in un gruppo di notizie a media/alta diffusione. Chiedere poi agli studenti di verificarne il grado di diffusione. L’attività porterà facilmente ad individuare le fake news.

Per quanto riguarda la verifica della data di pubblicazione l’operazione si riduce a un semplice controllo. Se è assente, oppure la notizia è datata, allora il contenuto non è affidabile.

Il controllo sull’autorevolezza di chi ha digitato e pubblicato la notizia richiede un’interrogazione, utilizzando un motore di ricerca che ci restituirà eventualmente il CV dell’autore, eventualmente frammentato in siti diversi. In questo modo sarà possibile assemblare le   informazioni più adeguate e coerenti con l’informazione presa in esame.

Un’attività interessante è l’analisi delle immagini o foto a corredo del contributo. Ogni step è uno spunto per una serie di attività didattiche.
L’avvio può riguardare lo studio delle luci che non devono presentarsi sbiadite o discontinue nei riflessi sulle persone. Diversamente ci troviamo di fronte a delle aggiunte.

Inoltre, occorre osservare attentamente le persone ritratte. In altri termini: la loro posizione risulta naturale, oppure guardano nel vuoto?

La procedura più semplice è quella di effettuare il download della foto e inviarla a Tineye.com (servizio predisposto all’analisi di materiale fotografico) che in pochi secondi restituirà una serie di informazioni riguardante eventuali operazioni di fotoritocco, di taglio, presenza di versioni simili nel Web…

A questa aggiungo anche la possibilità di consultare siti dedicati all’analisi delle notizie.

Concludendo, il riconoscimento e lo studio critico delle  bufale contribuisce al raggiungimento della saggezza e consapevolezza digitale (M. Prensky) dello studente che sempre più abiterà l’infosfera (L. Floridi).

Fake news, analisi di un fenomeno con conseguenze anche legali

Preparazione concorsi, TFA e punteggio in graduatoria con CFIScuola!