“Facciamo ruotare i Dirigenti ogni 3 anni”, “no, eleggiamoli e in carica solo 4 anni”, “ … e le competenze?”: esplode il dibattito

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Per l’ANAC causa rischio corruzione i dirigenti scolastici dovrebbero stare in carica nella stessa scuola al massimo sei anni, quindi dovrebbero essere spostati nel raggio di 50 chilometri presso un’altra scuola. A prevederlo (senza i 50 km di raggio dal punto di spostamento) in realtà è la riforma “La Buona scuola” e adesso i nodi iniziano a venire al pettine.

L’argomentazione dell’ANAC

L’Autorità Nazionale Anticorruzione raccomanda questa procedura, perché gli istituti scolastici sono chiamati a gestire ingenti risorse economiche, soprattutto per l’affidamento dei contratti pubblici. La rotazione, però, non va intesa, tiene a precisare l’ente, come una forma di sfiducia o punizione nei confronti del dirigente scolastico ma come uno strumento di prevenzione.

Il Ministro non è d’accordo

Per Valditara, infatti, sei anni di permanenza in una scuola sono pochi “per avere una continuità gestionale“. Ciò non significa eliminare la rotazione dei dirigenti scolastici, ma puntare ad una efficienza amministrativa che guardi anche alle specificità dei singoli territori. Scopriremo, si spera a breve, come sarà declinata questa linea di principio, anche perché i primi incarichi interessati scadranno ad Agosto.

Il nostro sondaggio

Gli utenti della nostra testata vogliono che i dirigenti ruotino. La percentuale dei favorevoli vince di scarto, però, con un 56%, il resto invece ritiene che la stabilità della direzione di una scuola sia importante negli anni e che, evidentemente, non ritiene un rischio la corruttibilità del dirigente.

I social si scatenano

L’argomento ha surriscaldato anche gli animi social. Il commento prude e il T9 incalza.

Chiara incarna, con molta probabilità, l’argomentazione di quel 44% favorevole al mantenimento del Dirigente anche oltre i 6 anni, “Se un preside -scrive – funziona, perché cambiarlo? Penso alla nostra dirigente, donna super in gamba, che ha tirato fuori il meglio di tutti, e ha creato una rete e dei servizi per le famiglie che altrove non ci sono. Perché cambiare?” La risposta potrebbe essere che una tale capacità sarebbe bene metterla a disposizione anche di altre realtà.

Anche perché, altrove si hanno esperienze diverse (opposte, verrebbe da dire). Vedi il caso di Sabrina che vorrebbe una rotazione triennale, altro che di sei anni, “così da poter recuperare i danni che può fare!”. Anche Concetta concorda, “considerando le competenze (scarse) e gli atteggiamenti pseudo autoritari dei d.s. attuali.

Favorevole alla rotazione anche Domenico che ricorda come sia presente “in tutti gli uffici pubblici di amministrazioni centrali e periferiche. È operazione eticamente e pragmaticamente condivisibile – afferma – poiché evita la creazione di “feudi” intoccabili e permette di evitare perenni “disservizi” nello stesso ufficio nel caso di dirigenti “non molto capaci” (usando un eufemismo) ed allo stesso modo permettendo all’ottimo dirigente di dispensare la sua alta professionalità non in un solo “luogo””. Occhio, però, che il principio è valevole anche per i docenti, il principio evoca la chiamata diretta del Dirigente, che spesso docenti e rappresentanti sindacali hanno bocciato nell’impianto. A ciò si aggiunge che alcuni commenti evidenziavano la necessità di una rotazione dovrebbe essere imposta anche per i collaboratori del Dirigente (che ricordiamo sono di sua scelta).

Giampiero suggerisce, invece, di fare come in Germania, dove “il collegio docenti elegge il proprio preside che resta in carica 4 anni ed è rieleggibile sono una volta”, sarà vero? Resta comunque una idea che ha avuto qualche seguito social, così come qualche critica. Infatti, Alessandro evidenzia la necessità di competenza di gestione amministrativa, del personale, finanziaria. “I dirigenti scolastici – scrive – sono ex docenti che hanno superato un altro concorso molto difficile e hanno competenze specifiche”. Insomma, non ci si improvvisa. Forse l’idea di due figure distinte tra preside e dirigente con il primo che si occupa di didattica e l’altro di amministrazione metterebbe tutti d’accordo, tranne, con molta probabilità, il Ministero dell’economia.

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