Evviva i tour didattici, ma in classe chi ci resta? Lettera

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Inviata da Mario Bocola – Ormai ogni giorno si vedono scolaresche in giro per la città a visitare una mostra, un
monumento, un luogo caratteristico per cui spesso i docenti che restano a scuola devono fare i “tappabuchi” alle classi che sono assenti.

Si pensa che questo ormai sia un nuovo modo di fare didattica, o meglio una “didattica in movimento”, come la si potrebbe chiamare. Insomma sembra che negli ultimi tempi nella scuola i docenti non vogliano più fare la didattica frontale e, quindi, stare in classe per cui si va sempre più diffondendo il “turismo didattico”, tanto che gli alunni trascorrano molto più tempo fuori dalle aule che dentro le stesse aule. Sono, infatti, molte e diverse le attività fatte fuori dalle aule, accompagnati dai docenti a visitare luoghi ameni e bellezze del territorio.

Forse si ci rende conto il lavoro svolto all’interno delle classi è veramente “usurante” per cui è meglio accompagnare gli alunni in uscite, masserie didattiche, visite sul territorio, competizioni tra scuole per fare in modo che possano esprimere al meglio le loro potenzialità, quasi all’aria aperta liberare quella potente forza di energia che diversamente non potrebbero sprigionare stando “ingabbiati” nelle aule Siamo di fronte, purtroppo, ad alunni che hanno serie difficoltà a stare seduti nel banco, ma gli stessi sono sempre in continuo movimento, una sorta di ipercinetismo esasperante che non favorisce il buon clima di lavoro in classe, ma lo rende quasi sempre teso e snervante. Ecco che l’idea del “tour” itinerante degli alunni fuori dalle classi sia un’idea per rendere meno “usurante” il lavoro degli insegnanti.

Ma c’è anche il risvolto della medaglia rappresentata dalla forte dose di
responsabilità che i docenti devono accollarsi quando portano gli alunni durante le visite guidate, una responsabilità dettata dalla vigilanza assidua. Fatto sta che la didattica tradizionale oggi non è più possibile perché le nuove generazioni non sono più abituate all’ascolto e i livelli di attenzione si sono sempre di più abbassati tanto, in certi casi, annullati completamente.

Allora si cerca di compensare il lavoro svolto dentro le aule con attività extra che prevedono uscite didattiche al fine di interessare e suscitare al meglio la curiosità degli alunni, anche perché i nostri alunni stanno perdendo, con l’ossessionante uso degli smartphone, la curiosità di scoprire e imparare cose nuove. Sembrano essere diventati apatici e disinteressanti, da una parte gli alunni; stanchi e demotivati alla professione dall’altra parte i docenti.

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