Eurydice pubblica “I sistemi scolastici europei al traguardo del 2020”

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Pubblicato da INDIRE, l’Unità italiana di Eurydice, sul crinale conclusivo della pandemia che ha colpito il mondo e l’Italia, il volume “I sistemi scolastici europei al traguardo del 2020”.

Si tratta di un “Quaderno” in grado di offrire un panorama sulle principali caratteristiche e sull’organizzazione strutturale dei sistemi scolastici degli Stati membri, preceduta da una breve analisi sui progressi fatti dai singoli paesi in vista del raggiungimento degli obiettivi fissati dall’UE per il 2020 nel settore dell’istruzione e della formazione. Il volume è stato realizzato da Simona Baggiani e Alessandra Mochi dell’Unità italiana di Eurydice. Il volume, al suo interno, presenta delle schede riassuntive di tipo nazionale che narrano alcuni aspetti poi considerati per la valutazione dei sistemi stessi. Il riferimento va alla governance, alla struttura generale, percorrendo, dettagliatamente, i livelli dell’istruzione scolastica, dal pre-primario (quello che in Italia chiamiamo “Infanzia”) a quello secondario superiore e di tipo professionale. Le schede, inoltre, propongono anche, per ciascuno degli stati dell’Unione Europei considerati, gli ultimi risultati rilevati rispetto ai target previsti dal Quadro strategico per la cooperazione europea nell’istruzione e nella formazione ET 2020.

Per ciascuno Stato viene, difatti, narrato il sistema scolastico in una scheda nazionale basata, come effettivamente è giusto che sia, su di un indice condiviso tra tutti gli stati considerati e frazionata esattamente in due parti:

1. la prima di queste parti provvede ad esaminare quelle che sono le principali caratteristiche del sistema, ossia, tra queste, la governance, l’organizzazione e la struttura generale, passando in rassegna tutti i livelli scolastici, dalla scuola dell’infanzia fino alla scuola secondaria di II grado di tipo generale e professionale;

2. la seconda parte, invece, mostra gli ultimi risultati relativamente allo Stato in questione riguardo ai target fissati dall’Unione europea nell’ambito del quadro strategico per la cooperazione europea nell’istruzione e formazione e vicinissimi alla scadenza prevista per dicembre del 2020.

Le informazioni e le schede nazionali

I dati presentati nella prima parte di ogni scheda nazionale sono stati primariamente desunti dalla fonte primaria della rete Eurydice, ossia dalle rappresentazioni nazionali dei sistemi educativi europei, utilizzabili online nella sezione National Education Systems del sito della rete.

Si tratta di un rilevante servizio offerto dalla rete, che va ad unirsi alla divulgazione di studi comparativi su temi individuati dalla Commissione europea e connessi alle politiche e strategie sovranazionali. Siffatte rappresentazioni dei singoli sistemi di istruzione sono tenute aggiornate in modo ininterrotto dalle rispettive unità nazionali. L’unità centrale dà gli strumenti tecnici e redazionali per far sì che le descrizioni siano effettivamente comparabili, mentre le unità nazionali sono imputabili dei contenuti, offerti sempre in inglese e, nella maggioranza dei casi, anche nella lingua del rispettivo Stato.

Progressi dell’Italia in rapporto ai target UE per il settore Istruzione e formazione

I dati relativi ai progressi del nostro paese in rapporto ai target UE comparati relativamente a quelli del 2009, primo anno di rilevazione, e alla media europea per i due anni di riferimento (il 2009 e il 2018). Se si analizza più da vicino il target relativo alla riduzione dell’allontanamento precoce dai percorsi di istruzione e formazione, viene fuori che, dopo un decennio di decrescita costante, il tasso di abbandono nel 2018 (14,5%) è lievemente aumentato riguardo al 2017 (14%).

La percentuale italiana è minore al target nazionale 2020 fissato al 16%, ma è maggiore alla media UE (10,6%) e ancor più all’obiettivo del 10% richiesto agli Stati membri.

Anche in Italia, similmente alla propensione europea, il tasso di abbandono degli uomini è risolutamente più elevato (16,5%) con attenzione a quello delle donne (12,3%).

Il tasso di abbandono scolastico

Sebbene il tasso di abbandono scolastico degli adolescenti e dei ragazzi (18-24enni) venuti al mondo in Italia sia rimasto identico con riguardo all’anno precedente (12%), il tasso di abbandono scolastico dei giovani nati all’estero è salito dal 30% nel 2017 al 35,2% nel 2018, ben al di sopra della media UE del 20,2%. Ciò è dovuto alla crescita degli studenti nati all’estero iscritti al sistema scolastico italiano (+1,9 %), che bilancia il calo degli alunni nati in Italia (-1,2 %).

Pure le diversità regionali nella percentuale di abbandoni sono più marcate. Difatti, il tasso di abbandono scolastico al Sud e nelle isole, al 19%, è più elevato rispetto a quello del Nord (11%). Un dislivello simile si considera anche per quanto riguarda i risultati dei quindicenni relativamente alle competenze di base (quali, ad esempio, lettura, matematica, scienze) valutati, a livello internazionale, dall’indagine OCSE/PISA del 2015 e dai test annuali uniformati dell’Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione (INVALSI), dato che il Nord oltrepassa continuamente e in modo decisamente significativo il Sud del Paese Italia. Molti fattori contribuiscono a tali divari, tra cui le differenze del contesto socioeconomico degli studenti.

In Italia, la compartecipazione ai servizi di educazione e cura della prima infanzia (ECEC) è pressoché generale per quanto riguarda i bambini dai 4 ai 6 anni, ma l’accessibilità ai servizi educativi dei bambini più piccoli è troppo basso e talvolta molto disomogeneo all’interno del nostro Paese. Nel 2018 l’adesione all’ECEC dei bambini tra i 4 e i 6 anni, era pari al 95,1%, oltrepassando in questa maniera, anche davvero di poco, la misura di riferimento UE del 95%. Per i bambini al di sotto dei tre anni, piuttosto, l’offerta di servizi copriva solo il 24% dei bambini da 0 a 3 anni, molto al di sotto di quello che l’obiettivo UE di copertura almeno del 33%. L’offerta e la spesa media dei comuni per i servizi ECEC si modificano considerevolmente all’interno del territorio italiano. La copertura si modifica passando dal 7,6% dei bambini in Campania al 44,7% in Valle d’Aosta. La spesa per bambino/a varia dagli 88 euro, per anno, in Calabria a 2.209 euro per anno nella provincia autonoma di Trento.

Il tasso dei diplomati

Sebbene il progresso censito negli ultimi anni, il tasso di diplomati dell’istruzione terziaria del nostro paese prosegue nella sua inclinazione al ribasso rispetto a quello del resto dell’Unione Europea. Nel 2018, la percentuale di 30-34enni con un livello di istruzione terziaria era la seconda più bassa dell’UE (27,8%), molto, forse troppo, al di sotto della media europea del 40,7%. È molto più bassa, ad esempio, nella popolazione nata all’estero, 14% rispetto alla media europea del 37,8%. La famiglia è un fattore decisivo nel conseguimento di questa fascia di mercato: il 30% dei laureati nel 2018 ha almeno un genitore con un livello di istruzione terziaria, un tasso che sale al 43% per i laureati dei corsi di laurea quinquennale (come nell’esempio delle facoltà di medicina, di ingegneria e di giurisprudenza). Gli tassi decisamente elevati di abbandono scolastico e una durata moderatamente lunga degli studi universitari collaborano a queste basse percentuali di diplomati dell’istruzione terziaria, unitamente al costo moderatamente elevato degli studi universitari. Le tasse universitarie in Italia sono difatti abbastanza alte con riguardo agli standard dell’Unione europea e il sostegno finanziario agli studenti è scarso. Circa il 90% degli studenti paga in media 1.345 euro all’anno per gli studi di primo ciclo e 1.520 euro per gli studi di secondo ciclo. Nell’anno accademico 2016/2017, la percentuale di studenti che sono stati destinatari di borse di studio in base al reddito e al merito accademico è risultata pari all’11,6% del totale considerato.

Il lavoro, le persone altamente qualificate e i “cervelli in fuga”

Per le persone grandemente qualificate è difficoltoso trovare lavoro, il che è all’origine dell’emigrazione di un numero vieppiù in aumento di laureati. Il tasso di occupazione dei neodiplomati dell’istruzione terziaria ha ricevuto una forte diminuzione durante la crisi economica. In realtà è in lenta ripresa, ma resta uno dei più bassi dell’Unione europea (al 62,8% nel 2018, ben inferiori della media europea che fissa il tasso all’85,5%). I laureati italiani inseguono in siffatto modo continuamente sovente lavoro all’estero: nel 2017 si sono trasferiti all’estero 28.000 laureati, con un aumento del 3,9% dal 2016 (e del 41,8% dal 2013). La curva di incremento, per il primo trimestre del 2020, secondo i dati Istat è in ulteriore aumento, comunque.

Gli adulti senza titoli di studio

Per finire questa breve analisi dei risultati italiani relativamente agli obiettivi che l’Unione europea, analizzati nel volume, si è data attenzione anche, nel settore Istruzione e formazione, alla percentuale di adulti senza un titolo di istruzione secondaria di secondo grado che è elevata; mentre la partecipazione degli adulti ad attività di apprendimento permanente è troppo bassa. Nel 2018, il 38,3% degli adulti italiani fra i 25 e i 64 anni possedeva al massimo un titolo di istruzione secondaria di primo grado, rispetto a quella che era la media europea del 21,9%, e solo l’8,1% degli adulti fra i 25 e i 64 anni aveva avuto un avvicinamento all’apprendimento recente, rispetto alla media europea, poco più alta, dell’11,1%. Il basso tasso di partecipazione degli adulti scarsamente qualificati alla formazione (2%) è preoccupante, data la mancata simmetria tra il numero di posti di lavoro che richiedono basse qualifiche (2,5 milioni nel 2017) e il numero di adulti scarsamente qualificati (oltre 12 milioni).

I modelli organizzativi dell’istruzione primaria e secondaria

Le strutture dei sistemi scolastici europei, semplificate nei diagrammi all’inizio di tutte le schede descrittive nazionali contenute nel volume, presentano l’esistenza di tre principali modelli organizzativi di istruzione primaria e secondaria inferiore (livelli 1 e 2 della Classificazione internazionale standard dell’istruzione – ISCED, che sono parte dell’istruzione obbligatoria in tutti i sistemi educativi europei):

Istruzione a struttura unica: dall’inizio alla fine del percorso di istruzione obbligatoria, tutti gli studenti seguono un curricolo comune, che offre un’istruzione di tipo generale; inoltre, non sono previste transizioni tra l’istruzione primaria e l’istruzione secondaria inferiore.

Offerta di un curricolo comune di base: al completamento con successo dell’istruzione primaria (livello ISCED 1), tutti gli studenti passano al livello secondario inferiore (livello ISCED 2), dove seguono lo stesso curricolo comune di base di tipo generale.

Istruzione secondaria inferiore differenziata: al completamento con successo dell’istruzione primaria, gli studenti seguono percorsi di istruzione distinti o tipologie specifiche di istruzione, che cominciano o all’inizio o durante il percorso di istruzione secondaria inferiore. Al termine dei loro studi, conseguono diversi tipi di certificato.

L’istruzione obbligatoria

Quattro paesi (Repubblica ceca, Lettonia, Ungheria e Slovacchia) mostrano due modelli di tipo organizzatio: l’istruzione obbligatoria è difatti regolata in una struttura unica fino ai 14-15 e 16 anni di età, a seconda dello Stato considerato. Tuttavia, da 10, 11 e 13 anni di età (a seconda dello Stato), gli studenti possono iscriversi in istituti separati di istruzione che concedono l’istruzione secondaria sia di livello inferiore che superiore.

Nella più grande parte dei sistemi educativi europei, l’istruzione obbligatoria prende il via all’inizio dell’istruzione primaria (ISCED 1), normalmente all’età di 6 anni.

In sedici di questi sistemi educativi, già l’ultimo anno di istruzione pre-primaria (quella che in Italia definiamo dell’Infanzia), che viene frequentato da bambini di 5 anni, è obbligatorio. Francia e Ungheria fanno perfino cominciare l’istruzione obbligatoria a 3 anni. Di contro, in Estonia, l’istruzione obbligatoria inizia all’età di 7 anni. In poco più della metà dei sistemi di istruzione europei, la scuola obbligatoria a tempo pieno dura 10-11 anni e termina all’età di 15-16 anni, tranne in Romania dove l’età di fine obbligo è fissata 17 anni.

Nel testo si legge che “Nei Paesi Bassi, gli studenti di 16 anni che non hanno ottenuto una qualifica di base (Startkwalificatie) devono proseguire la loro istruzione/formazione fino a quando non compiono 18 anni o non ottengono un diploma secondario generale superiore (HAVO) o pre-universitario (VWO) o relativo a un percorso di istruzione e formazione professionale (almeno MBO 2). In otto sistemi di istruzione (Estonia, Polonia, Slovenia, Albania, Bosnia ed Erzegovina, Liechtenstein, Montenegro e Serbia), la durata dell’istruzione/formazione obbligatoria a tempo pieno è di nove anni. L’istruzione/formazione obbligatoria dura più di 11 anni in 11 sistemi di istruzione. In Belgio, Lussemburgo, Portogallo, Irlanda del Nord e Turchia, la durata dell’istruzione/formazione obbligatoria a tempo pieno è di 12 anni, mentre in Francia e Ungheria la frequenza di 13 anni è obbligatoria per tutti gli studenti. In Francia, a partire da settembre 2020, l’istruzione e la formazione obbligatoria dureranno 15 anni. In Germania, la durata varia tra i Länder: sono rispettivamente 12 e 13 anni in 11 e cinque Länder. Nella Macedonia del Nord, la durata varia dagli 11 ai 13 anni a seconda del programma seguito durante l’istruzione secondaria superiore. In tutti i paesi, il periodo di istruzione/formazione obbligatoria a tempo pieno comprende almeno i livelli di istruzione primaria e secondaria inferiore (livelli ISCED 1 e 2). In alcuni paesi, comprende anche uno o più anni di istruzione secondaria superiore (livello ISCED 3). In quattro sistemi di istruzione (Paesi Bassi, Austria, Polonia e Inghilterra), l’istruzione e la formazione obbligatoria a tempo pieno è seguita da un’ulteriore istruzione/formazione a tempo parziale obbligatoria. In Inghilterra, ad esempio, dopo la fine dell’istruzione obbligatoria a tempo pieno (16 anni di età), i giovani devono continuare a frequentare percorsi di istruzione o formazione fino al compimento dei 18 anni”.

Ciò nonostante, la frequenza a tempo pieno a scuola o in un college non è obbligatoria. I giovani possono anche adempiere l’obbligo aderendo all’istruzione o formazione part-time abbinata ad un lavoro a tempo pieno o operosità volontaria o con percorsi di studio fondati sul lavoro.

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