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Ester Armanino. “Contare Le sedie”. Einaudi (2021)

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Durante la lettura del romanzo “Contare le sedie” di Ester Armanino (Einaudi), mi è sembrato di immergermi in una tela di Joan Mirò gremita di tondini, linee sinuose, rette, tondi, figure zoomorfe che galleggiano sulla superficie dopo esservi state sospinti dalle correnti fredde e calde dei ricordi.

Non è un romanzo nel senso indicato da Propp, non vi è esordio, sviluppo, climax ed epilogo, semmai è un cantiere illuminato dai raggi opalescenti di una grande luna.

Il filo che tiene assieme ricordi di infanzia, dell’adolescenza e della maturità si chiama cuore, ma non batte nel petto, piuttosto tra le pieghe della mente. Il suo cuore, intendo, non quello altrui, perché, come l’autrice ci ricorda: “[…]la persona con cui avrai la relazione più lunga sei tu”.

È una scrittura capace di emozionare senza sdilinquire, di ricomporre decostruendo e se fosse altra cosa sarebbe per certo poesia, perché della poesia conserva la ricercata sobrietà: “La luce si ritira come se qualcuno la stesse avvolgendo con una lenza e, una volta che si è fatto buio, ammettiamo che è stata una bella fatica ma siamo soddisfatti”. Parla del padre, diffusamente ma con pudore e parla della madre, a lungo, con un filo di voce, lo stesso che hanno i ricordi più intimi, più belli e al contempo dolorosi.

E poi ci sono gli uomini, quelli che vanno, per fare il verso al dipinto di Boccioni. L’unico che resta è il padre. I più escono ammaccati, pochissimi quelli capaci di entrare in una relazione autentica, capace di sottrarsi alle insidie del soliloquio.

Anni fa mi capitò di vedere un cortometraggio il cui titolo è “Emilie Muller” e che si trova agevolmente in rete. Narra di una donna che si reca a un provino priva di borsetta e alla quale il regista chiede di raccontarne il contenuto. Presa alla sprovvista, s’appropria, non vista, di una borsa non sua e soavemente racconta la piccola storia custodita in ogni oggetto in essa riposto.

È la medesima gioia del racconto che anima la scrittura dell’Armanino, la stessa che ho provato leggendo le sue pagine, scritte intingendo il pennino d’oro nell’inchiostro nero.

I testi recensiti sono stati offerti dalla Libreria Cortina di Milano

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