Essere nativi digitali e apprendere nella società complessa

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Che la società in cui viviamo sia diventata sempre più veloce, scomponibile, instabile, flessibile e quindi modificabile a tutti i livelli è ormai un fatto noto a chiunque viva con lo sguardo aperto sul mondo.

La società dell’informazione e della comunicazione che ci avvolge con le sue infinite connessioni si definisce sempre più come una “società complessa”, in cui ogni realtà viene continuamente scomposta per facilitare una ricombinazione e riconnessione delle parti in maniera flessibile e nel modo più funzionale. Tutto assume una forma mobile, variabile, modificabile. Tutto diventa più frammentato e ulteriormente frammentabile per poter essere riconnesso in forme rapide, sottili, flessibili e fluide.

Ma se la realtà deve continuamente scomporsi in pezzi da riassociarsi nel maggior numero di combinazioni possibile, allora tutti i limiti, le distinzioni e le incompatibilità devono indebolirsi per poter, all’occorrenza, cadere. L’effetto che ne deriva è una generale perdita di strutture, regole e differenze.

Impossibile credere che noi abitanti di un mondo in tale continuo cambiamento possiamo rimanerne esclusi: l’interiorizzazione di questa velocizzazione, frammentazione e modificabilità è inevitabile. E se per noi adulti si verifica in maniera inarrestabile e con una certa consapevolezza, per i nostri bambini e ragazzi prende la forma di un vero e proprio mutamento antropologico, indispensabile per farli navigare con agio in una vita di certo più instabile, ma caratterizzata in positivo da una propensione alla relazione comunicativa che, se realizzata in una forma “vera” (seppur non escludendo i mezzi virtuali), può avere come principale e benefico effetto lo sviluppo di una capacità collaborativa non a caso individuata come uno dei principali obiettivi formativi a livello internazionale.

Il professore Giovanni Campana, forte della sua ventennale esperienza di insegnante nella scuola media, seguita da quella di Preside e, più tardi, di formatore di docenti per conto dell’Associazione docenti italiani, nel suo ultimo articolo pubblicato per Edises blog, ci spiega cosa vuol dire Essere nativi digitali e apprendere nella società complessa.

E ci racconta una storia fatta di processi mentali nuovi, nati dalla combinazione dell’approccio intuitivo-globale associato all’intelligenza visiva, molto attiva nella fruizione di tutto ciò che è digitale, con l’approccio logico-sequenziale associato invece all’intelligenza linguistica, cioè quella preminente nello studio tradizionale, in cui tutto parte dalla parola scritta del libro.

Ne emerge un percorso che, partendo dal primato iniziale di attività materiali, come la scrittura con carta e penna, il disegno, la lettura dal libro di pagine e inchiostro – che presuppongono un processo mentale di tipo logico-sequenziale – si dispiega nel passaggio attraverso le nuove tecnologie – il cui uso è favorito da un approccio globale-intuitivo – per poi ribadire il ruolo primario del libro. Poiché anche i processi intuitivo-globali sono più efficaci in chi è culturalmente formato secondo l’approccio logico-sequenziale.

Ciò si traduce, a livello pratico, in un fatto che sembra abbastanza chiaro a tutti anche solo intuitivamente: l’uso delle nuove tecnologie diventa più appropriato, critico, costruttivo e pienamente funzionale per chi ha una buona formazione culturale di base.

Da tutta la velocità che ci travolge, allora, emerge secondo Campana, la necessità di un “rallentamento riflessivo” in grado di garantire all’intelligenza analitico-sequenziale costruita sul linguaggio – da sempre più faticosa – di mantenersi in allenamento e conservare la propria centralità nell’apprendimento e nella formazione delle strutture mentali di ciascuno di noi. Allo stesso tempo, non possiamo evitare di operare anche sul fronte dell’“adattamento”: alla velocizzazione, all’eccesso di informazione, alla rapida e continua connessione. Rallentamento e adattamento dunque, insieme per un comune obiettivo educativo.

Un compito non facile è riservato a coloro sui quali ricade la responsabilità dell’insegnamento e dell’educazione! È doveroso però provare a svolgerlo al meglio, magari ricercando nel mondo in movimento la stabilità di un libro.

Per approfondire altri argomenti relativi all’apprendimento a scuola, vai su Edises blog.

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