Esperienza sul campo come docente è meglio di un concorso. Lettera

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Inviato da Lucia Dongilli – Sono una docente in pensione da due anni e, in questo periodo di concorsi, leggendo qua e là commenti, dubbi, esternazioni più o meno fondati, ho pensato di scrivere un pensiero a riguardo.

Ho amato il mio lavoro che trovo meraviglioso, sempre diverso, ricco di stimoli e di sfide; un lavoro motivante che permette a chi lo fa di formare e costruire, menti, relazioni, conoscenze. Ho creduto e credo nell’importanza e nell’incisività del mestiere di docente e mi dispiace constatare come, in questa occasione, la scuola non riesca a inseguire qualità e professionalità.

Chi intende intraprendere il lavoro di insegnante, una volta conseguito il titolo universitario, dovrebbe poter accedere a un percorso di ”praticantato” durante il quale essere valutato sul campo (la valutazione formativa, a differenza di quella valutativa, promuove motivazione, apprendimento e consapevolezza). Superato con successo tale periodo si dovrebbe venire inseriti in una graduatoria che consenta l’immissione in ruolo di diritto, mano a mano che si creano dei posti vacanti. Questa modalità sarebbe un’abilitazione di qualità a tutti gli effetti poiché ogni candidato avrebbe l’opportunità di dimostrare la propria attitudine, le proprie conoscenze e le proprie capacità. Affiancare un professionista nell’insegnamento, come osservatore, come mediatore e come educatore, con la possibilità di misurarsi in maniera protetta, permette di imparare in cosa consiste il lavoro di docente, come “tenere” la classe, come condurre una lezione, come costruire il sapere. Senza pensare alle opportunità che comporterebbe la presenza di aspiranti docenti nei gruppi classe, nelle cosiddette classi pollaio, dove gli alunni senza certificazione ma con qualche difficoltà sono a volte in balia di tempi, ritmi e quant’altro. La consapevolezza nello svolgere il lavoro di insegnante, volto a formare persone, è di importanza basilare, molti docenti ricordano con una punta di apprensione e di smarrimento le prime esperienze in classe affrontate senza un minimo di preparazione sul campo.

Complimenti quindi alla ministra LUCIA AZZOLINA, e non solo, che ha voluto a tutti i costi questo concorso di scarsa qualità e in un momento “straordinario” (mi sia consentito il gioco di parole) come quello della pandemia Covid. Un concorso che ha voluto a tutti i costi e che ora è stato bloccato. Eppure era così prevedibile! Grazie Ministra da parte dei docenti e da coloro che aspirano a diventarlo, una categoria fondamentale in ogni Paese civile, anche se a volte bistrattata perfino da chi, come Lei, dovrebbe garantirne la qualità e la dignità professionale. Certo è che in questa occasione i candidati sono stati sottoposti a condizioni di stress non indifferenti oltre che a dover cimentarsi in una prova poco significativa. E non è finita, ora li aspetta il concorso ordinario.

È triste constatare come la scuola faccia fatica a mettere in atto scelte e procedure incisive e di qualità.

Ai docenti che aspirano al ruolo auguro buona fortuna e un pensiero positivo

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