Esenzione dal vaccino e tampone rapido salivare, Cub scuola: “Urgente intervenire su questi due aspetti”

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Comunicato Cub Scuola – Talvolta la volontà di far propaganda fa perdere di vista l’obiettivo che si vuole perseguire. A noi risulta che il fine del Green Pass sia quello di garantire la sicurezza sanitaria dei cittadini; la logica è quella di limitare al massimo il contagio, soprattutto nei locali chiusi o nei luoghi in cui si radunano molte persone.

Se entriamo in un ristorante, ad esempio, ci sentiamo più protetti sapendo che tutti i presenti sono stati vaccinati e che i tavoli sono distanziati. Insomma, speriamo che la nostra cena, se non del tutto sicura, non sarà verosimilmente un’occasione di contagio. Cambiamo luogo: siamo in un’aula di una seconda media. Tutti gli studenti presenti, come tutti i bambini della fascia 0-12 anni, non sono vaccinati; essendo giovanissimi, non patiranno troppo da un’eventuale contagio e, anche se infettati, non avranno sintomi o ne avranno di trascurabili. Però saranno ugualmente veicolo di contagio e potranno infettare gli adulti con cui vengono in contatto.

Su questo pensiamo che nessuno abbia da obiettare, visto che si sprecano i casi di infezioni passate dai giovanissimi agli adulti. Dunque, nella seconda media di cui sopra, entra l’insegnante non vaccinato. Ha la mascherina Ffp2, la sua cattedra è posta a due metri dalla prima fila di banchi e sulla cattedra troneggia un flacone di gel disinfettante cui attingere ogni volta che ce n’è bisogno. L’insegnante costituisce pericolo per gli studenti? No, visto che tutti si trovano nella stessa condizione di non vaccinati, identica a quella in cui hanno lavorato nello scorso anno scolastico.

E se al ministro Bianchi e prima alla ministra Azzolina andava bene predicare che le scuole erano luoghi sicuri, non si capisce perché quest’anno improvvisamente l’untore divenga l’insegnante non vaccinato. Perché quello che andava bene lo scorso anno quest’anno non è più accettabile? Visto che il Green Pass è volto a tutelare la sicurezza sanitaria, a cosa serve in un luogo in cui l’assembramento è istituzionale e santificato da un Comitato tecnico scientifico che non si vergogna di affermare che, laddove il distanziamento di un metro non sia possibile bisogna aprire finestre e porte per far corrente?

Vogliamo concentrare la nostra attenzione su quei lavoratori le cui condizioni di salute siano tali da non permettere la vaccinazione antiCovid: non dimentichiamo che una parte dei non vaccinati ha evitato l’immunizzazione poiché temeva per la propria salute.

Non tutti sono ipocondriaci o fanatici novax: siamo convinti che in molti abbiano buone ragioni per rifiutare una profilassi che, invece, in un ambiente promiscuo e frequentato da giovanissimi non vaccinati, sarebbe importante. La nostra preoccupazione deriva all’aver letto la circolare del ministero della Salute (‘Certificazioni di esenzione alla vaccinazione anti-COVID’ del 4 agosto scorso).In pratica, il certificato di esenzione dal vaccino lo otterranno in pochissimi.

Per il resto, ogni ragionevole dubbio viene ritenuto risibile: né l’allattamento, né la gravidanza, né le malattie oncologiche o autoimmuni vengono considerate controindicazioni. Addirittura “una reazione allergica grave dopo una dose di vaccino o a qualsiasi componente del vaccino costituisce una controindicazione alla somministrazione di ulteriori dosi dello stesso vaccino o di prodotti che contengano gli stessi componenti”, ma si può ovviare cambiando vaccino per la seconda dose. Immaginiamo con quale animo sereno si avvii alla “vaccinazione eterologa” chi abbia avuto una grave reazione allergica dopo la prima. Ogni eventuale interpretazione o deroga dalle rigide linee guida viene rimandata al medico vaccinatore che dovrà emettere il certificato di esenzione. Visto com’era andata alla tornata precedente per l’individuazione dei soggetti fragili esclusi dal lavoro in presenza, non ci illudiamo che il singolo medico vaccinatore si assuma la responsabilità di dichiarare la controindicazione.

E, in qualche modo, lo comprendiamo: se poi quel soggetto si ammalasse, chi dovrebbe rispondere per il fatto di aver sconsigliato il vaccino? Ma per rimediare a questo aspetto basterebbe che la responsabilità del non vaccinarsi ricadesse su chi la richiede motivatamente. Non si fa forse lo stesso quando ci si vaccina e ci si dichiara consapevoli dei possibili rischi? Appurato che un 10% di non vaccinati a scuola non ha nulla a che fare con la sicurezza o l’insicurezza dell’ambiente, anche il legislatore dovrebbe occuparsi del fattore umano: tra i non vaccinati la gran parte è seriamente preoccupata per l’eventualità che il vaccino comprometta la loro salute.

Vogliamo vaccinarli a forza e, se non cedono, lasciarli senza stipendio? Non c’è una evidente sproporzione tra il danno sociale che i refrattari al vaccino farebbero a scuola e la punizione che si infligge loro? Se, come dice il Ministro Bianchi, bisogna pensare ad una “scuola affettuosa” che razza di dimostrazione di affetto è questa nei confronti di una minoranza innocua e preoccupata? Ed ancora, si rifletta sui tamponi rapidi. Più d’uno ha problemi alle prime vie respiratorie. Alla nostra organizzazione sindacale, ad esempio, si è presentato un lavoratore affetto da polipi nasali: di certo non sarà in grado di sopportare un tampone naso-faringeo ogni due-tre giorni.

Queste dunque, le nostre richieste: si provveda ad esentare dal vaccino tutti coloro le cui condizioni di salute raccomandino, in via precauzionale, di non vaccinarsi. Si introducano i tamponi salivari, la cui sensibilità è analoga a quella del tampone rapido oro-faringeo e soprattutto la si smetta di vessare una categoria di lavoratori che ha risposto in massa alla campagna vaccinale e che adesso viene presentata come la causa principale dell’insicurezza a scuola.

Chiediamo urgentemente al Ministro di provvedere a sanare le attuali storture: i lavoratori non vanno puniti, ma rispettati nella loro dignità, soprattutto quando questa ha a che fare con il corpo stesso del lavoratore.

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