Esempio di viaggio d’istruzione avventuroso, per costruire la resilienza negli studenti dopo il COVID-19

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Insegniamo, quotidianamente, talvolta con ossessione benevole, ai nostri studenti che di fronte a una sfida, anche la più complessa (e diciamo che questi due anni e mezzo non hanno mancato di offrircene occasione), è la modalità con la quale rispondono ad essa che conta; “hai una scelta – mostraci cosa hai imparato”. Questo è un consiglio fondamentale, soprattutto in risposta agli eventi accaduti a causa del COVID-19.

Molti insegnanti esprimono nella giornaliera attività, la loro preoccupazione per come gli studenti hanno reagito (o stanno reagendo, specie in questo incipit di nuovo anno, con la variante omicron dilagante e preoccupante) alla pandemia: sembrano mancare di resilienza e indipendenza. Hanno trovato molto difficile la mancanza di una struttura e di una routine (tediosa ma rassicurante per i più) e questo ha influito sulla loro autostima e sulla loro mentalità.

Le competenze che serviranno agli studenti per affrontare le sfide

Come insegnanti, ci si rende conto che è necessario, oggi più di prima, chiedersi come è possibile cambiare ciò che si sta facendo nell’ambiente educativo per fornire loro le competenze di cui potrebbero aver bisogno, di nuovo, in un futuro sempre più incerto e, al contempo, sempre più imminente. I docenti sfidano, in una sorta di complicità formativa, i loro studenti sul campo delle novità spesso imprevedibili, permettono loro di affrontare avversità e situazioni un po’ diverse dalla norma (quella a cui si erano, meglio, tutti ci eravamo abituati) e si permette loro di rischiare con coraggio, intelligenza, programmazione e lungimiranza.

I nostri studenti imparano meglio quando stanno facendo

Ma come è possibile farlo? Sappiamo che i nostri studenti imparano meglio quando stanno facendo, nell’agire, quando il pensiero si fa azione e costruisce. Quindi, il docente incomincia a creare, con responsabile accortezza, opportunità per consentire agli studenti di essere non sorpresi, di fare le cose in modo un po’ diverso da come la routine ci aveva abituati e consentire loro di prendere il comando in ogni situazione, anche nella più avversa e pericolosa. Soprattutto, consentire loro di commettere errori e sugli errori costruire percorsi vieppiù perfetti.

Karen Corfield parla degli studenti paragonandoli, con simpatica benevolenza, ai polpi nel loro percorso educativo. “Hanno un sacco di braccia e gambe: dovrebbero allungare la mano e afferrare ogni opportunità offerta loro. Dovrebbero divertirsi, correre rischi, sorridere e ridere, ma quell’imbracatura di sicurezza, la scuola e gli insegnanti, è sempre lì, a trattenerli “al sicuro” e rimetterli su quella teleferica – direzione futuro – se ogni tanto cadono”.

La resilienza è un’abilità di vita

Continua dicendo che “La resilienza è un’abilità di vita. Un ragazzo di 13 anni trascorre 200 giorni circa all’anno a scuola. Le scuole forniscono l’ambiente perfetto per costruire la resilienza nei nostri studenti. Ho scoperto che durante la mia carriera di insegnante se ne parla spesso nei primi anni, ma con la pressione degli esami, dei risultati e delle problematiche adolescenziali generali, gli studenti più grandi scopriranno che spesso viene lasciato fuori dal dialogo in classe. La resilienza non si materializza sempre organicamente per ogni studente – abbiamo bisogno di creare situazioni, all’interno un ambiente sicuro e confortevole che consenta agli studenti di rispondere a sfide e battute d’arresto”.

L’apertura all’apprendimento perché credono di poter imparare

Quando gli studenti hanno resilienza, sono aperti all’apprendimento perché credono di poter imparare; sono ricettivi all’assistenza perché non è una critica delle loro capacità; e si sentono a loro agio nel non comprendere immediatamente i concetti perché vedono l’apprendimento come una ricerca della conoscenza e sanno che la motivazione e lo sforzo sono importanti tanto quanto sapere come fare qualcosa. Quando gli studenti non hanno questi atteggiamenti nei confronti dell’apprendimento, non dobbiamo solo incoraggiarli ad essere fiduciosi e “continuare a provare”, ma dovremmo anche insegnare loro la resilienza e la perseveranza. In definitiva, dovremmo fornire ai nostri studenti gli strumenti per avere successo nel mondo reale, dove l’imbracatura di sicurezza viene tolta, ma continuano a correre dei rischi, divertirsi, sorridere, ridere e realizzare.

Viaggiare: il modo migliore per costruire la resilienza

Viaggiare offre una serie di opportunità per gli studenti dal punto di vista educativo. Dopo aver trascorso ormai da due anni in isolamento (o quasi), una gita scolastica potrebbe sviluppare abilità fondamentali come la valutazione del rischio, il lavoro di squadra e la leadership e aiutare a coltivare una mentalità positiva, l’autostima e la fiducia in se stessi. Ancora più importante, aiuterà a costruire quella resilienza così importante.

Aiutare gli studenti a raggiungere il loro pieno potenziale

È necessario progettare viaggi, itinerari realizzati e attività selezionate, con l’obiettivo di aiutare gli studenti a raggiungere il loro pieno potenziale, mettendo alla prova la loro resilienza e, infine, mettendo loro un sorriso sul volto. Sia che il tuo gruppo stia navigando lungo il fiume Alcantara in Sicilia, facendo zip line attraverso la foresta pluviale in Costa Rica, facendo kayak attraverso paesaggi epici in Norvegia o letteralmente facendo snorkeling tra due continenti in Islanda, sci a Madonna di Campiglio o sci nautico in Sardegna bisogna pensare ad una serie di attività che hanno un impatto positivo garantito sugli studenti e lasciare loro ricordi, abilità e un atteggiamento positivo che durino tutta la vita.

Riflettori puntati sull’avventura

All’interno dell’itinerario avventuroso accuratamente realizzato da un attento corpo docente, pandemia permettendo e normativa adeguatamente strutturata per garantire la salute e rispondere alle inderogabili esigenze dei nostri giovani, gli studenti abbracceranno l’ambiente maestoso con una serie di attività esilaranti. Verranno incoraggiati a lavorare in squadra, a godersi i grandi spazi aperti e a uscire dalle loro zone di comfort.

Quali attività proporre

Queste attività potrebbero includere escursionismo, arrampicata, canoa, orienteering e teleferica! Oltre a partecipare ad attività divertenti, gli studenti dovrebbero imparare molto sulla splendida natura che li circonda, inclusi fiumi, ghiacciai, spiagge, montagne e cascate; paesaggi ideali in cui scorrazzare liberi, dopo tanto tempo trascorso in lockdown. Gli studenti dovrebbero praticare anche l’indipendenza e l’autosufficienza assemblando la propria colazione e il pranzo ed essendo responsabili di mantenere il proprio alloggio pulito e ordinato.

Progetti di viaggi e d’avventura

In allegato alcuni progetti di viaggi e di avventura, sotto forma di campi scuola, che potrebbero rappresentare la novità in questo secondo scorcio di anno scolastico. Sulla base delle esperienze maturate è necessario garantire il rispetto rigoroso di tutte le normative anti-Covid in vigore al momento dello svolgimento del campo per quanto riguarda gestione delle attività e del gruppo e aspetti logistici, senza compromettere la validità del programma e la soddisfazione dei partecipanti.
Le proposte, eccellenti, sono quelle progettate da “Campi avventura”. Campi Avventura e Vacanze Natura è una rete d’imprese ai sensi del DM 122/2014 del Ministero della Giustizia (www campiavventura it). Come scrivono gli stessi ideatori del grande progetto innovativo “quando abbiamo organizzato i primi Campi Avventura, nel 1976, l’educazione ambientale era una materia giovane giovane e, intorno a quello che si sarebbe rivelato un progetto di lunga vita, si radunò immediatamente un gruppo di persone provenienti da diverse esperienze educative e dal movimento ambientalista: chi collaborava con il settore educazione del WWF, chi organizzava attività di volontariato, chi insegnava nelle scuole, chi era un appassionato naturalista… un po’ come accade in natura, questa nostra diversità è stata la chiave che ci ha fatto crescere e migliorare di anno in anno”.

La tutela della natura

Continua e ribadisce “Campi avventura” che “abbiamo scelto di rivolgerci ai giovani per dare respiro e concretezza alle nostre idee sulla tutela della natura, sullo sviluppo sostenibile, su una maggiore giustizia sociale. Alcune cose ci sono state chiare da subito: che conoscenze e informazioni sull’ambiente sarebbero risultate sterili senza l’immersione nella natura, lo stimolo della curiosità, il coinvolgimento diretto, il divertimento e l’educazione alla bellezza; che non può esserci un futuro per il nostro ambiente e per la nostra società, se non si lavora contemporaneamente sul senso di responsabilità, il rispetto dell’altro, la solidarietà. I Campi Avventura sono il terreno dove tutto questo viene messo in pratica. Abbiamo fatto ricorso alla nostra esperienza per cercare gli ambienti naturali più interessanti e per mettere a punto strumenti, metodi e attività che nel corso degli anni si sono perfezionati, arricchiti e modernizzati e che ancora si Progetti di viaggi e di avventura

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